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13 novembre 2018

Cultura

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08.05.2018

Dodicimila tra arte e fede «Risultato oltre le attese»

L’Arco dei Gavi illuminato con giochi di luce durante uno degli eventi del Festival Biblico 2018
L’Arco dei Gavi illuminato con giochi di luce durante uno degli eventi del Festival Biblico 2018

Soddisfatto, certo. «Di più, direi anche commosso»: don Martino Signoretto, vicario per la cultura della Diocesi, legge nei numeri della settima edizione del Festival Biblico, circa 12mila spettatori, il raddoppio rispetto agli anni precedenti. «Ma soprattutto la conferma di un’attesa da parte delle persone che avevamo percepito e ha trovato piena conferma». A fare la differenza «la scelta di porre Verona come crocevia di idee e persone, un ruolo che manterremo anche nel futuro». «Certo, l’intuizione di portare la Bibbia “in piazza“ non è nuova», osserva don Signoretto: «Lo stesso Gesù aveva una predilezione per la diffusione del Verbo in situazioni e luoghi insoliti». Nulla di strano dunque se il Festival è stato costellato di passeggiate e degustazioni «dei frutti della terra». E prosegue: «Il volto culturale della fede è inclusivo, non confessionale e la Bibbia per propria natura è un crocevia di idee, per noi un terreno di dialogo, anche nei momenti dedicati alla gastronomia, perché no, dal momento che ha un proprio richiamo? Mai comunque con iniziative collocate a caso: l’atmosfera di festa fa da sfondo al confronto anche sui temi più seri dell’oggi. Alla fine anche l’intercettare le persone nei loro interessi reali è una scommessa». Cui i numeri del Festival Biblico 2018 sembrano dare ragione Anche i percorsi tra cultura e fede della Verona Minor Hierusalem, che all’inizio apparivano come una scommessa dall’esito incerto, sono divenuti, chiosa don Signoretto, il distintivo «di una città di pace». La prova sta nelle centinaia di pellegrini che hanno preso parte all’anteprima del nuovo itinerario «Rinascere dalla Terra, Verona crocevia di civiltà, storia e cultura», lungo la via Postumia con tappe in cinque chiese-gioiello e la coreografica scenografia di giochi di illuminazione che, per una sera, ha trasformato l’Arco dei Gavi, con l’evidente simbologia della lotta tra la luce e le tenebre. «In fondo Verona, per ciò che è, può permettersi di lasciare parlare il genius loci». Lo spirito del luogo, che non è dato a qualsiasi città. «Fondamentale è stato», commenta don Martino Signoretto, anche l’esserci aperti al territorio della provincia, valga per tutti la serata davvero eccezionale a Cavaion con ospite l’alpinista Simone Moro». L’altra carta vincente è stata anche «spiazzare» sugli argomenti, com’è stato nel dibattito tra scienza e teologia sulla vita aliena che ha visto protagonisti il cosmologo Yves Gaspar e il gesuita Andrea Vicini, arrivato per l’occasione da Boston. Nuova evangelizzazione in stile contemporaneo? «Perché no», ribatte il vicario diocesano per la Cultura. «La formula del Festival non è costrittiva ma un invito al dialogo e al “contagio“». Tra le persone e le idee. A muovere la macchina, sul terreno, sono state le decine di giovani in alternanza «scuola lavoro», senza i quali, precisa don Signoretto, «anche le migliori iniziative sarebbero state impossibili da realizzare. Del resto non è un mistero», osserva, «come il proprio il volontariato sia “la forza“ che muove le energie migliori. E Verona, su questo, non teme confronti». Il Festival Biblico continua il suo viaggio e tocca ora le province di Rovigo, Padova e Vicenza. Ed è già tempo di pensare all’ottava edizione. «Il cantiere è ancora aperto e alcune idee stanno prendendo forma», non si sbilancia don Martino. «A manifestazione conclusa avremo probabilmente la traccia anche per il 2019». Con l’obbligo scritto nei numeri: costretti a migliorare. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Mozzo
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