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22 gennaio 2018

Cultura

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15.12.2017

Crepe sui muri di San Giorgetto A rischio l’affresco di Falconetto

L’affresco di Falconetto a San Giorgetto minato dalla crepa verticale FOTO MARCHIORIIl muro esterno di San Giorgetto con le arche medievali
L’affresco di Falconetto a San Giorgetto minato dalla crepa verticale FOTO MARCHIORIIl muro esterno di San Giorgetto con le arche medievali

Elena Cardinali Una crepa che corre dalla sommità della lunetta fino in fondo all’affresco del XVI secolo. La si può «ammirare» nella chiesa di San Giorgetto, a fianco di Sant’Anastasia, insieme alla pregevole pittura realizzata agli inizi del ’500 da Giovanni Maria Falconetto, pittore e architetto veronese che lavorò per una committenza di rappresentanti tedeschi del potere imperiale appena insediatosi a Verona, in occasione dell’installazione «L’Annunciazione, la caccia all’unicorno» organizzata da Legambiente e aperta fino al 22 dicembre, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18 (chiuso il lunedì mattina). Inoltre domenica 17 dicembre, alle 10, il dottor Ettore Napione terrà una visita guidata sull’affresco e sulla chiesa. La partecipazione è libera. La mostra è l’occasione per far conoscere nei dettagli l’intrigante affresco del Falconetto ma anche di puntare i riflettori sulle condizioni dell’antica chiesetta, risalente al Medio Evo, che presenta una preoccupante crepa, visibile giusto a metà della lunetta con l’affresco, e anche sulla parete esterna. Servono cure urgenti, a partire dal tetto, su cui cresce l’erba. «Il rischio è che freddo e infiltrazioni d’acqua allarghino ulteriormente la fessura», spiega Chiara Martinelli, presidente di Legambiente Verona. «Inoltre abbiamo notato altre infiltrazioni d’acqua sul tetto e ulteriori piccole crepe sulla parte opposta all’affresco. Tutto ciò mette a rischio l’integrità degli storici affreschi. In questi giorni con l’allestimento proponiamo una riflessione, una richiesta di intervento rivolta agli amministratori e a qualche potenziale mecenate nascosto tra le migliaia di visitatori che ogni mese passano, entrano e se ne innamorano». L’installazione, con le foto di Giorgio Sartor, descrive la ricchezza di dettagli che costellano l’affresco, abbozzando il contesto ed approfondendo le curiose e a tratti divertenti allegorie contenute nella lunetta che si trova nella parte più alta della parete. La mostra, come spiega Riccardo Zanotti di Legambiente, è stata realizzata grazie alla collaborazione con Ettore Napione, medievista, tra i massimi esperti di Trecento veronese e curatore delle collezioni d’arte medievale e moderna dei Musei Civici veronesi, che ha realizzato i testi che spiegano le immagini con particolari difficilmente immaginabili dal basso. La chiesa di San Pietro Martire, chiamata dai veronesi San Giorgetto, è uno scrigno in cui la cultura locale incontra il mondo nordico per oltre 200 anni. I legami con il mondo germanico, leggibili nei trecenteschi cicli di affreschi dei cavalieri tedeschi che, di San Giorgetto, durante il periodo di dominazione di Cangrande II della Scala, avevano fatto il loro luogo sacro di riferimento. Legami ancora più marcati nella lunetta affrescata sul lato orientale della chiesa, che raffigura un’annunciazione insolitamente rappresentata in sovrapposizione al tema della caccia all’unicorno, un’opera in cui convivono riferimenti ai bestiari medioevali con architetture dipinte rinascimentali, ispirate alla classicità romana, e costituisce una testimonianza veronese del passaggio storico tra Medio Evo ed età moderna. •

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