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21 ottobre 2018

Cultura

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27.10.2017

C’è l’arte da indossare
con «Energia positiva»

È un fluire di sensazioni gioiose, liete e felici nella mostra «Energia positiva» che Arvedo Arvedi propone fino a domenica alla Fonderia Aperta Teatro di via del Pontiere, 40/a. Colori, segni, oggetti vari come reti, pesciolini, tubicini, glitter popolano le tele in un dialogo ininterrotto con il pubblico che assorbe la positività di un fare arte per la delizia degli occhi e dello spirito, in un momento particolarmente buio della nostra storia. La mostra comprende il lavoro di un anno che si sviluppa in modalità di esecuzione diverse suscitando emozioni di forte intensità o particolarmente lievi.

Ma i soggetti dei quadri, sempre coloratissimi, armonizzati fra figurativo e astratto, evadono dal perimetro della tela e con «Arte da vestire» imprimono stoffe per abiti (realizzati da Laboratorio Capri) e scarpe (create da Mauro Sforzi). Per cui si può indossare un piccolo brano di felicità. L’artista ha cercato di lavorare con le energie sottili che tessono l’universo per conferire quella positività che si propaga oltre lo spazio espositivo ed esce all’aperto con il cuore dei visitatori.

In mostra, per la prima volta, anche i nuovi gioielli di Alberto Zucchetta. Nelle catenine, oltre ai pesciolini, le staffe delle imbarcazioni veneziane. Infatti, l’artista è originario della città lagunare. Significativi i pendenti come «Trilogy» che racchiude il senso sacro e simbolico più antico della filosofia e della matematica dei Classici e più tardi dei cristiani della prima chiesa. Presente, in varie versioni, anche la scultura-gioiello di un pesce. Il famoso ichthys, segno di riconoscimento dei primi seguaci di Cristo.

Abitano la città di Soave, fino al 31 ottobre, le sculture in bronzo, in terracotta e in legno di Alfonso Fortuna. Con il titolo «In cammino» (il catalogo è a cura di Philippe Daverio), trovano collocazione nel cortile del Palazzo del Capitano e nella chiesa dei Padri Domenicani. Sono bambini intenti nei loro giochi, mai sguaiati, fissati in una magica immobilità o colti in un dinamismo leggero.

I volti hanno espressioni di grande spontaneità. Fra le guance paffute, si aprono accenni di sorrisi, oppure le labbra sono sigillate in un insondabile mistero. Perché il silenzio e lo stato più adatto a riflettere sulla nostra condizione umana e sul dopo.

Gli occhi si aprono al futuro ma guardano anche al passato, perché il bambino ha la capacità di vivere in qualsiasi tempo.

Con questi lavori noi torniamo all’infanzia, o meglio ritroviamo quel «fanciullino» pascoliano che ci è necessario per affrontare con fresca responsabilità i problemi della vita.

La mostra è stata realizzata grazie all’associazione «Le Botteghe di Soave» e concorre a rendere ancora più interessante il centro storico nell’Anno dei Borghi, che è stato promosso dal Ministero dei Beni Culturali.

Vera Meneguzzo
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