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23 settembre 2018

Cultura

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07.05.2010

Mostra di Capellini all'ex chiesa salvata da un filantropo geniale

Una Maternità di Sergio Capellini in mostra a Castel d’Azzano DIENNE
Una Maternità di Sergio Capellini in mostra a Castel d’Azzano DIENNE

Nella sala polifunzionale Santa Maria Annunciata di Castel d'Azzano (già parrocchiale restaurata dopo due anni di lavori a cura dell'architetto Alfonsino Dolci e inaugurata il 26 gennaio 2003), lo scultore veronese Sergio Capellini espone una trentina di opere nella mostra «Sculture di Sergio Capellini - Marmi - Legni - Bronzi - Gessi» sul tema Nascita, Vita, Morte.
ANTOLOGIA SIGNIFICATIVA. La mostra raccoglie negli spazi armoniosi del salone le sue più significative sculture, quelle morbidissime sculture che si aprono nello spazio con la delicatezza di un gesto dolce e docile, apparentemente fragile in realtà robusto, che lo hanno reso famoso a livello nazionale ed internazionale.
E sono le sue classiche Maternità nella sezione Nascita; e nella sezione Vita, quei bronzi che lo identificano a livello internazionale: Sara in posa sulla sedia (1995-199) e Asanthi in posa sulla sedia (1999) e, ancora Gabriella gioca con i capelli - studio n.2 (1988-89).
Sculture sciolte nel gesto e sicuramente figurative.
Ma non passate.
I MAESTRI DI RIFERIMENTO. In realtà assai vicine alle esperienze più importanti e significative del XX secolo, vicine quindi a quanto hanno plasmato a Verona Novello Finotti e fuori Verona i maestri ideali di Capellini: Francesco Messina, Giacomo Manzù, Pericle Fazzini e, prima di tutti e fra tutti, Medardo Rosso. Per dire, insomma che la ricerca quasi cinquantennale di Capellini si colloca in ambito riconosciuto come fondamentale per la storia della scultura italiana ed europea.
L'OPERA PER LA SINDONE. Inquietante la sezione Morte, non solo per il soggetto, ma e soprattutto per come questi bronzi sono stati plasmati e fusi: grumi potenti, masse contorte, movimenti spasmodici: Non lasciate che sia inutile (2009-10), La strage degli innocenti (1985) e immaginiamo di poter ammirare (è stato più volte riprodotto ed è in catalogo a pag. 69) il Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato (2010) in mostra a Torino in occasione della esposizione della Sindone.
Ecco perché questa mostra è importante ed è un appuntamento da non perdere.
SPLENDIDO CATALOGO. Infine, mi sembra utile riprendere una più generale suddivisione tematica che accompagna da sempre lo scultore, che la ripropone nel catalogo (Isolart edizioni, splendidamente stampato dalle Grafiche Aurora) come accompagnamento e riflessione sulla sua ricerca e sulla sua storia: sei sezioni, o sei raggruppamenti che corrispondono, come dicevo più sopra, ai tempi della sua attiva ricerca: Prigionieri, Fucilazioni, Maternità,Ritratto tra realtà e sogno, Figure femminili sulle sedie, Marmi femminili.
RICERCA SULLE DONNE. Anche questa suddivisione servirà a correggere la fama popolare che circonda la produzione di Capellini che appare limitata alle sue donne.
In effetto le sue donne potrebbero apparire come la migliore espressione della sua ricerca.
Questa, tuttavia, sarebbe una grave limitazione per un artista che spazia, invece, su campi molto più complessi e ricchi di significato e lo pone a livello internazionale, confermato dalla nomina pontifica del 2009 in forza della quale Capellini è membro dell'Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon.

Francesco Butturini
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