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29 giugno 2017

Cultura

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19.06.2017

Vita di un critico:
l’arte e le donne
secondo Berenson

Se ci sono biografie più coinvolgenti di un romanzo, tra queste spicca «Bernard Berenson – Da Boston a Firenze» di Rachel Cohen che Adelphi ci propone nella bella traduzione di Mariagrazia Gini (pp. 326, 32 euro).

Il lituano americano Bernard Berenson (1865-1959) già era stato oggetto di pregevoli biografie, del resto la sua bizzarra vita si prestava troppo al fatto che si parlasse di lui, ma la novità della biografia della Cohen sta nel meticoloso modo di presentarci il personaggio, senza nulla tacere: dall’oscura nascita in Lituania, alla formazione americana, dai viaggi di studio, alle pubblicazioni che gli fruttarono ricchi guadagni.

Non ultimo il rapporto che lo studioso intrecciò col mondo femminile. Cominciando dalle sorelle Senda e Bessie, proseguendo con la mecenate Isabella Stewart Gardner, non dimenticando la compagna e moglie Mary Smith Costelloe e l’amante Belle de Costa Greene, proseguendo con Edith Wharton, per giungere a Nicky Mariano. Non certi di averle ricordate proprio tutte, tanta era la vis seduttiva di questo irresistibile studioso.

Anche mistificatore, in un certo senso, il nostro protagonista, capace di tutto per nascondere la sua umile nascita, il suo vero nome Bernard Valvrojenski, di religione ebraica. Sua intenzione, ben determinata, era quella di non languire nella frustrazione del padre, che pur con velleità intellettuali, era finito venditore di pentole porta a porta.

Sul suo futuro era ben determinato, sapeva di avere in sé le stigmate del successo con tre obiettivi irrinunciabili: passare la vita ad osservare l’arte, arricchirsi e diventare scrittore. Dei tre propositi solo l’ultimo non si verificò in pieno. Ma non si può volere troppo dalla vita.

La sua fortuna dipese soprattutto dalle donne: Isabella Stewart Gardner e Mary Smith Costelloe che lo finanziarono senza risparmio, proteggendolo in ogni modo. Visitò tutta l’Europa, divenendo un leader del mercato artistico. Infedele in amore e nel credo religioso (si vergognava di essere ebreo), la Cohen sa presentarcelo in maniera irresistibile, con penna arguta e attenta ai particolari anche minimi e non da tutti conosciuti.

Quasi cinquantenne, il Nostro, conobbe Edith Wharton e con lei intrecciò un profondo legame, eccezionalmente, d’amicizia. Un ultimo amore fu invece con Nicky Mariano che fu il suo angelo custode per gli ultimi quarant’anni di vita. Divenuto il portentoso conoscitore dello stile degli antichi maestri, sopravvissuto alla guerra e all’occupazione tedesca, terminerà i suoi giorni, novantaquattrenne, nella splendida bellezza della sua villa nei colli fiorentini, ma con l’amara consapevolezza di aver messo il suo prestigio al servizio dei grandi mercanti.

Berenson chiuse i suoi giorni il 6 ottobre 1959. Al momento del trapasso gli facevano corona la sorella Bessie, la fedele Nicky Mariano con la sorella Alda. E come avrebbe potuto essere altrimenti? Seduttori si nasce e seduttori si muore.

Rachel Cohen insegna alla University of Chicago e ha scritto, fra l’altro, per il «New Yorker», il «Guardian», la «London Review of Books» e «McSweenery’s». Di lei Adelphi ha pubblicato «Un incontro casuale» (2006). «Bernard Berenson è apparso per la prima volta nel 2013.

Grazia Giordani
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