20 marzo 2019

Cultura

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01.11.2016

Vidotto, l’erede di Mauro Corona
«Scrivo ascoltando le montagne»

Lo scrittore Francesco Vidotto, 40 anniMauro Corona sarà alla Feltrinelli insieme a VidottoLa copertina del libro
Lo scrittore Francesco Vidotto, 40 anniMauro Corona sarà alla Feltrinelli insieme a VidottoLa copertina del libro

Ascoltare la voce della montagna e raccontarne la sua melodia attraverso parole scritte che sappiano conservare, nel loro susseguirsi in pagine che formano un libro, una musica, un ritmo capace di trattenere l’incanto, un accordo che della storia narrata sia la chiave e l’indirizzo. Ha questa specialità la scrittura di Francesco Vidotto, classe 1976, già autore di alcuni romanzi di grande successo, come Oceano e Siro, editi entrambi da Minerva, e ora «approdato» a Mondadori, per la quale è uscito il bellissimo Fabro. Melodia dei Monti Pallidi (pp. 170, euro 17): una storia semplice tanto quanto commovente nella sua verità, ambientata ancora tra quelle Dolomiti che Francesco tanto ama (dopo aver lavorato in azienda ha deciso di dedicarsi solo alla scrittura ed è tornato a vivere a Tai di Cadore). Una storia che, casomai servisse una «garanzia» per la scrittura di Vidotto, ha spinto il poco facilmente «corruttibile» Mauro Corona (i due si sono conosciuti quasi per caso: ma si sa che il caso è più che altro il realizzarsi di incontri predestinati da un destino necessario) a muoversi personalmente perchè Mondadori si rendesse conto del valore del manoscritto (quello appunto di Fabro) che aveva tra le mani. Vidotto, accompagnato da Corona, sarà ospite della libreria Feltrinelli di via Quattro Spade giovedì alle 18 per presentare il suo libro.

Ma torniamo alla musica. Il sottotitolo del romanzo, Melodia dei Monti Pallidi, non è casuale. Il valore della musica, in queste pagine, è infatti una sorta di dichiarazione di poetica. E lo è, in un certo senso, doppiamente: perchè la musica, e il suo potere salvifico (quello della bellezza che redime dal male e dal dolore) sono al centro del romanzo, ma anche perchè nella Prefazione che apre il volume lo stesso autore confessa: «Amo i libri. Leggo fin da bambino. Migliaia di pagine, una dopo l’altra...leggo sempre. Però, ai libri manca qualcosa: la musica. La musica, anche se non comprendi il testo, rapisce le tue emozioni e le consacra all’immortalità...Questo è un libro con una colonna sonora».

A Vidotto, in attesa di ascoltarlo alla Feltrinelli, abbiamo chiesto di raccontarci come nasce questo suo nuovo libro, partendo proprio da questa questione della musica.

«Il libro racconta quello che vivo qui, a Tai di Cadore, alzandomi e trovandomi di fronte la bellezza di queste cime, uscendo ed incontrando una vita per molti aspetti difficile, un mondo che ha ritmi suoi», spiega Vidotto. «Se ti fermi e ascolti, non puoi non sentire che la montagna ha una sua voce, certo bisogna avere un orecchio un po’ allenato. E in questo caso ti accorgi che si tratta di una melodia dolce: non pare, perchè le cose dolci fanno sempre un po’ fatica a rivelarsi. Questa musica, cioè la storia che narro, parla di essenzialità e armonia: la natura, come l’arte, non è altro che un tentativo di assomigliare al divino. È per questo che delle mie montagne non mi sono mai stancato».

La dolcezza della melodia narra però una storia di fatica e di dolore, con un protagonista per il quale l’esistenza è una prova che non fa sconti, anche se è vero che dentro questa asprezza c’è la poesia del bello. Fabro, tanto per intenderci, spiega nel primo capitolo: «A pochi giorni dal Natale mi capitò di venire al mondo, anche io in una mangiatoria», dove il calore era quello del fiato delle bestie. Aggiunge l’autore: «Ci sono cose che, se sei povero, non cambiano mai». Un Gesù bambino del terzo millennio?

«Il fatto è che, in questo come nei miei libri precedenti, ho sempre scritto degli ultimi. Ultimi erano Siro e Oceano, un ultimo è Fabro. Credo che la realtà abbia più fanatsia di me, e le storie che racconto sono storie vere, certo poi romanzate, ma che partono da esistenze realmente vissute, tramandate dalla gente di qui. Voglio salvare queste storie dall’oblio: del resto a questo serve un libro, a sottrarre vite alla dimenticanza. Sono un appassionato delle rughe: sono la calligrafia del tempo (non la grafia, ma la «bella scrittura» proprio) e i miei personaggi hanno volti solcati dalle vicende che hanno attraversato, dalle gioie che hanno increspato con un sorriso il loro volto, dai dolori che hanno inciso solchi sulla loro fronte. Gente abituata a essere sconfitta, ma che ha il coraggio di provare, non teme la paura di sbagliare che inchioda alla rinuncia».

E così è Fabro, un bimbo che si chiama come il mestiere del padre ma con una «b» in meno perchè il genitore maniscalco non aveva abbastanza fantasia per inventarsi qualcosa di meglio. Fabro conosce l’amore ma lo perde, scopre il potere della musica, e con quella riconquista anche l’amore, attraversa i dolori della perdita e del lutto, anche quello indicibile della perdita di una figlia, l’orrore della guerra. Lo seguiamo, incantati e commossi, e quando arriva l’ora che la musica finisca, dopo l’ultima pagina, l’eco di quella melodia ci resta, come una grazia, nell’anima.

Alessandra Galetto
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