17 gennaio 2019

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31.05.2014

IMPREVEDIBILE CAMPIELLO

1°Michele Mari
1°Michele Mari

Nicoletta Martelletto
PADOVA
Imprevedibile Campiello. Il quinto finalista della 52a edizione esce alla sesta votazione. E quello che sembrava vincitore dell'Opera Prima si trova poi candidato alla cinquina. E se ancora non bastasse una casa editrice, la Einaudi, si scopre finalista con due autori. Niente manuale Cencelli nè intrallazzi quando si parla di libri al premio di Confindustria Veneto, che ieri mattina al Palazzo del Bo di Padova ha rinnovato il dibattito in diretta sulle candidature tra i dieci membri della giuria tecnica.
In breve: i cinque titoli dell'estate sottoposti ora alla giuria dei trecento lettori sono nell'ordine delle preferenze ricevute Roderick Duddle di Michele Mari (Einaudi), La voce degli uomini freddi di Mauro Corona (Mondadori), Morte di un uomo felice di Giorgio Fontana (Sellerio), Le vite di Monsù Desiderio di Fausta Garavini (Bompiani) e La gemella H di Giorgio Falco (Einaudi).
I FILONI sono molto diversificati, a riprova di com'è composito il panorama letterario contemporaneo: Mari - figlio del designer Enzo, docente di letteratura alla Statale di Milano - ha firmato un romanzo d'avventura alla Dickens, il cui protagonista è un ragazzo che cresce nel mondo marginale dei balordi tra mille avventure. Scrittura alta e potenza narrativa hanno convinto otto giurati su dieci. Corona lo si conosce: dal mondo circoscritto di Erto e Casso - «è un microcosmo ma potenzialmente infinito», come dice il professore Silvio Ramat - si eleva un romanzo ammantato di neve sui valori della gente di montagna, di cui Mauro, già premiato dalle vendite, è cantore da quasi vent'anni. E anche qui grande convergenza.
PER GIORGIO FONTANA si sono spesi i docenti Luigi Matt, Salvatore Nigro, Ermanno Paccagnini, Ramat stesso e Patrizia Sandretto Re Rebaudengo (che ha letto i libri con occhi d'artista, catturando sopratutto quelli pieni di colore e di immagini): l'autore, trentatreenne al quarto romanzo, si immerge sulle vicende del terrorismo anni Ottanta con gli occhi di un giovane magistrato.
Quindi Fausta Garavini emersa alla terza votazione col sostegno di Paola Italia, Nicoletta Maraschio, Patrizia Sandretto, Ramat e alla anche di Philippe Daverio che ha rivelato un debole per i minibook «che non rubano tanta esistenza»: è la storia di un pittore nato in Lorena sullo sfondo della Napoli del Seicento, che ha convinto per l'incalzante mistero che popola il racconto. Quinto è Giorgio Falco, scrittore sulla piazza da una decina d'anni, qui votato in extremis per la vicenda psicologica delle gemelle Hilde e Helga sullo sfondo della Germania nazista.
Sono state due ore appassionanti, a tratti sorprendenti nell'aula Galileo Galilei. La giuria sembrava arrivata all'appuntamento in ordine sparso, poi si è ricomposta su tre nomi, quindi ridivisa sugli ultimi due. Ed infine è stato un ping pong sui libri di Falco, Luciana Capretti (Tevere, Marsilio) e soprattutto Giuseppe Sgarbi, novantreenne padre di Vittorio ed Elisabetta, lodatissimo col suo Lungo l'argine del tempo. Memoria di un farmacista, Skira editore, 150 pagine. Un esordio benedetto dai giurati Renato Calimani, Daverio, Nigro, Ramat, Paccagnini ma che non è bastato ad inserirlo in cinquina.
Giovedì sera discutendo dell'Opera Prima, rivela la presidente della giuria, l'attrice Monica Guerritore, proprio di Sgarbi senior si era parlato a lungo: alla fine invece l'assegnazione del riconoscimento è toccata a Stefano Valenti con La fabbrica del panico (Feltrinelli). «Ero convinta di una proposta forte come l'opera di Davide Brullo, Rinuncio (Guaraldi), e della Capretti, Tevere, ma non sono passati. Il premio è fatto così», dichiara la presidente. Del libro di Brullo sulla vicenda di Benedetto XVI che ha lasciato il soglio pontificio, l'attrice ha letto un lungo passo per convincere i colleghi.
SOSPIRO DI SOLLIEVO alla sesta votazione, non più a maggioranza. La cinquina è fatta, la cinquina esclude però ottimi libri più volte nominati: Sandra Petrignani con Marguerite della Neri Pozza, Il sale rosa dell'Himalaya di Camilla Baresani (Bompiani), Correva l'anno del nostro amore di Caterina Bonvicini (Garzanti), Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella (Feltrinelli); la pluricitata Antonella Cilento con Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori). E voti anche per Aurelio Pica autore di Un giorno di gioia (Bompiani), Stati di grazie di Davide Orecchio (Il saggiatore) e Piersandro Pallavicini con Una commedia italiana (Feltrinelli).
Nel commentare il livello della scrittura e dell'intreccio, tutti positivi i docenti in giuria a partire da Luigi Matt che ha tracciato un affresco della produzione degli ultimi anni: una offerta «esplosa in tanti rivoli» con filoni storici, interni psicologici, percorsi ironici, letteratura del dolore, romanzi di atmosfera. Il presidente della Fondazione Campiello, Roberto Zuccato, anche in veste di presidente di Confindustria Veneto, ha ricordato come «la cultura indichi vie di Rinascimento per la società che nascerà dopo questa crisi, una società che ancora non riusciamo ad immaginare». Ma che questi libri forse aiuteranno a decifrarla. La finale del Campiello 2014 sarà il 13 settembre a Venezia.
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