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21 ottobre 2017

Cultura

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28.08.2015

Leonardo e quel disegno del Teatro Romano

Una veduta dall'alto del Teatro Romano. Altri disegni del monumento sono stati realizzati nel Cinquecento da Giovanbattista Sangallo e da Giovanni Caroto
Una veduta dall'alto del Teatro Romano. Altri disegni del monumento sono stati realizzati nel Cinquecento da Giovanbattista Sangallo e da Giovanni Caroto

Sono forse in pochi a sapere che, il grande genio Leonardo Da Vinci, s'interessò a Verona lasciandoci un prezioso schizzo a pagina 669r del Codice Atlantico. Tra i 1750 disegni della più ampia raccolta di scritti di ogni genere, studi di meccanica e geometria, elaborati di macchine e note spese di Leonardo, comprendente 1119 fogli raccolti in 12 volumi e conservati alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, c'è anche quello del teatro di Verona, che tutti noi conosciamo come Teatro Romano.L'importanza di questo disegno, oltre al fatto di essere stato realizzato da Leonardo, documenta l'interesse inaspettato dell'artista per un famoso monumento veronese e di fatto rappresenta la prima raffigurazione singola del nostro teatro. Il genio del Rinascimento, verso la fine del Quattrocento, forse mentre lavorava nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano, gettava sulla carta, con la tipica scrittura a rovescio, alcune note per delle commissioni da eseguire durante il suo breve ritorno a Firenze. Questo «scritto, elaborato con un fraseggio conciso e fatto di periodi brevissimi e costellato di anagrammi» è stato analizzato con dovizia di particolari dalla studiosa veronese, Nelly Zanolli Geny, sul periodico Civiltà veronese.Le ventidue righe di note del manoscritto delimitano su due lati e in parte coprono uno schizzo scenografico composto da tre «nicchioni» del teatro di Verona. Di questi solo quello centrale è stato disegnato con sufficiente cura dove sono ben visibili due serie di anelli, destinati probabilmente a reggere dei tendaggi. Nella parte bassa del disegno, è analizzato uno degli elementi semicircolari posti in una delle cavità della scena con l'indicazione «questa sia vestita di tela / e poi inchio data». E, se le annotazioni potrebbero interessare solo gli esperti di manoscritti vinciani la frase inserita nel foglio «To' da Giovan Lombardo il teatro di Verona» ha risvegliato l'attenzione di chi da sempre s'interessa di studi d'arte e di storia veronese.Anche se la grafia e le abbreviazioni del manoscritto sono di difficile comprensione, la studiosa veronese nella sua puntuale analisi riesce a provare come quel foglio disegnato nel 1495 testimoni l'esistenza di un'immagine singola del Teatro veronese realizzato prima della fine del quindicesimo secolo.È noto a tutti che i disegni più antichi del Teatro romano giunti fino a noi, sono tutti posteriori. Infatti agli Uffizi è depositato un disegno, databile dopo il 1519, in cui Giovanbattista da Sangallo, tenta una ricostruzione della pianta del teatro, mentre disegni di Giovanni Caroto sul teatro romano furono pubblicati dopo il 1540. Sono successivi anche quelli di Andrea Palladio conservati a Londra. La datazione leonardesca ci permette di sapere, che un singolo disegno del teatro veronese, di un certo Giovan Lombardo, alla fine del Quattrocento era diffuso e conosciuto.La difficile lettura del testo ha sempre celato il segreto sulle reali intenzioni di Leonardo Da Vinci che dovevano essere nascoste proprio Ludovico il Moro. Infatti un'eventuale incontro con il Luigi di Lussemburgo duca Ligny non era certo gradito allo Sforza, presso cui lavorava Leonardo.La studiosa si dilunga nel descrivere come il foglio fu scritto da Leonardo in occasione del breve ritorno a Firenze nel 1495, qualche tempo prima del 15 luglio, in occasione della sua partecipazione alla consulta per la costruzione in palazzo Vecchio della nuova Sala del Consiglio.Anche il disegno scenografico è un buon motivo per attribuirne la datazione. Infatti, proprio in quel periodo si presume che a Leonardo fosse affidata la messinscena della Danae di Baldassare Taccone, rappresentata a Milano in casa del conte di Cajazzo. E se il genio del rinascimento, nel progettare lo spettacolo pensò ad una «frons sceanae» in chiave classica, proprio per quella ragione volle esaminare questo introvabile disegno di Giovan Lombardo. All'epoca si sa che l'area del nostro teatro era quasi completamente nascosta e occultata da edifici. Purtroppo il disegno di Giovan Lombardo, è andato perduto e non sappiamo che cosa avesse visto e studiato Leonardo. Sappiamo che nella sua scenografia previde i tre nicchioni semicentrali come nell'edificio scenico di un altro teatro romano, quello Berga di Vicenza, a dimostrazione di come fosse molto attento ai modelli antichi per il teatro.Da ultimo nel saggio pubblicato su Civiltà veronese, c'è l'affascinante analisi della studiosa, su come Giovann Lombardo potrebbe essere il pittore e architetto veronese Giovan Maria Falconetto, così citato dal Vasari: «Si diede a osservare e ritrarre con molta diligenza tutte le antichità di Verona sua patria... E fu questi il primo che disegnasse teatri et anfiteatri e trovasse le piante loro». Il Falconetto che nella sua opera fu sempre attratto dagli antichi, si recò anche a Roma e a Pola per disegnare i monumenti romani di quei luoghi. E il fatto che Leonardo aveva l'abitudine di citare i personaggi anche illustri in maniera alquanto personale ci aprirebbe un'altra pagina di sicuro interesse veronese.o COPYRIGHT

Mauro Bonato
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