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18 giugno 2018

Cultura

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01.08.2009

«L'Arena è unica Finalmente canto a casa »

Marco Vinco è Don Basilio nel «Barbiere», stasera in Arena FOTO BRENZONI
Marco Vinco è Don Basilio nel «Barbiere», stasera in Arena FOTO BRENZONI

Il basso veronese Marco Vinco approda nella "sua Verona" (dovremmo dire, finalmente in Arena) con l'accattivante ruolo di don Basilio ne Il Barbiere di Siviglia di cui stasera (alle 21) è prevista la quarta recita. Artista ormai di spicco nel panorama internazionale della lirica, Vinco si è messo subito in luce per le doti teatrali, oltre che vocali, con cui porta in scena il suo personaggio.
A quali progetti ha rinunciato pur di essere in Arena ?
Al Rossini Opera Festival di Pesaro, per esempio.
Perché ha accettato l'offerta veronese?
Perché Rossini è il mio territorio e poi l'Arena è l'Arena. E' casa mia, il più importante teatro al mondo.
Cosa ha trovato di interessante in questa produzione di de Ana?
La direzione del maestro Antonio Pirolli, una bacchetta autorevole, ma non autoritaria, che non impone, ma che convince; davvero un signor musicista. Per me è stata una grande sorpresa. Ne è uscito un Rossini pulito e allo stesso tempo non insopportabile e noioso, tenuto bene, con la giusta misura.
Perché la sua parte di don Basilio richiede sempre un basso profondo?
Per tradizione. Don Basilio è un ruolo aperto, a 360 gradi, scritto per una voce di bass-baritono. Che poi lo abbiano cantato anche famosi bassi profondi fa parte del gioco. E', semmai, difficile interpretarlo teatralmente come personaggio serio ma buffo, che gioca su quello che dice, sull'autoconvinzione. È un tipo fuori dalle righe, fuori dagli steorotipi di una tradizione della commedia dell'arte; un personaggio di pura astrazione, assurdo, che vive nel suo mondo. Non c'entra con la vicenda: è come fosse disceso dalle nuvole.
Basilio è rappresentato con una strana parrucca, con un fazzoletto rosso al collo. Chi l'ha voluto così? de Ana?
Non è stata una proposta del regista, è uscito così dal serrato dialogo con lui. Si è proposto e discusso a lungo durante la preparazione, in cui è uscita anche la personalità di ogni interprete e de Ana ne ha sempre tenuto conto.
Come è andata la preparazione de «Il Barbiere»?
Il dialogo è sempre stato ottimo, apertissimo. De Ana è un genio: capisce fin dove può arrivare l'attore e quello che può dare. E vedendo quanto, gli piace spesso rincarare anche la dose.
Il suo repertorio si va ampliando...
Ho una voce grave che però svetta nella zona acuta. Quindi una certa facilità per quei ruoli che sono stati dei Van Dam, Raimondi, Pertusi, D'Arcangelo e per il repertorio francese.

Gianni Villani
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