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26 giugno 2016

Cultura

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20.10.2013

Giulia Schucht, la vestale del mito Antonio Gramsci

Lucia Tancredi riceve il premio da Loredana Lipperini FOTO BRENZONI
Lucia Tancredi riceve il premio da Loredana Lipperini FOTO BRENZONI
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Applausi al Teatro Nuovo per Lucia Tancredi, vincitrice del premio «Scrivere per amore», concorso letterario ideato dal Club di Giulietta e giunto all'edizione numero 18. La giuria tecnica del concorso, presieduta quest'anno dalla giornalista Loredana Lipperini, ha premiato il romanzo storico della scrittrice maceratese, La vita privata di Giulia Schucht (Ev editrice), con cui l'autrice si propone di ripescare dall'oblio una figura femminile affascinante, misteriosa e controversa: la moglie di Antonio Gramsci, fondatore e ideologo del Partito Comunista d'Italia, scomparsa a Mosca ultraottuagenaria, dopo essere stata la vestale della memoria per il compagno, scomparso nel 1937, prostrato dalla lunga detenzione: il regime lo scarcerò solo perché morisse a casa. «Empatica la sensibilità dell'autrice», dice Loredana Lipperini, «che sembra volteggiare sui pensieri e i sentimenti di Giulia, figura affascinante e misteriosa, rimasta in ombra sia in vita che dopo la morte». Julka (Giulia) Schucht (1894-1980) è la giovane donna russa — bella, istruita e d'origine aristocratica — di cui, secondo la leggenda, s'innamora all'istante un Gramsci ancora convalescente, ricoverato in un ospedale per malattie nervose alla periferia di Mosca, dove è giunto pochi mesi dopo il congresso socialista di Livorno, che ha sancito la scissione, per rappresentare il nuovo partito italiano nell'esecutivo dell'Internazionale comunista. È la primavera del 1921. Giulia viene a far visita alla sorella, pure lei degente nel sanatorio di Serebryany Bor, che in russo significa bosco d'argento. Gramsci le rivolge timidamente la parola; lei, colto subito l'accento (ha studiato musica a Roma), gli risponde in italiano. Sembra la storia di Leopardi e Silvia. Anche Gramsci è cagionevole di salute, basso e quasi deforme: da piccolo era stato colpito dalla tubercolosi ossea. Ma qui c'è il lieto fine, anche se illusorio. Giulia lo ricambia. Nel 1923 la coppia si sposerà e avrà due figli, Delio e Giuliano, che però vedranno poco o nulla il padre, destinato di lì a pochi anni a essere incarcerato dal regime fascista, mentre la moglie rientrerà con i figli in Urss. «Ricordi il giorno che sei partita da Bosco d'argento», le scriverà in seguito Gramsci, dal carcere, «e io ti ho accompagnata fino alla strada maestra, e sono rimasto tanto tempo fermo per vederti allontanare tutta sola col tuo carico da viandante, il violino in una mano e nell'altra la tua borsa da viaggio, verso il mondo grande e terribile? Ho molto pensato a te, che sei entrata nella mia vita e mi hai dato l'amore, e mi hai dato ciò che mi era sempre mancato e mi faceva spesso cattivo e torbido». Ma Giulia non è un'Anita Garibaldi. Affianca Gramsci nelle idee comuniste e rivoluzionarie; dopo la morte di lui allestisce una stanza-museo con i suoi oggetti nella casa di Mosca, però sempre restando distante, in ombra. Spiega l'autrice del romanzo-verità, Lucia Tancredi: «C'è chi sostiene che il matrimonio tra Gramsci e Giulia sia stata tutta una messa in scena, e che lei fosse al soldo dei servizi segreti sovietici per tener d'occhio il neonato Partito comunista italiano. Io, però, non lo credo. Questa immagine non è avvalorata da documenti storici, e lo stesso nipote di Gramsci, Antonio junior, che risiede in Russia, si è rammaricato all'uscita di certe biografie in cui si parlava di Giulia come di una spia». PERCHÉ allora tutto questo mistero? «La mia conclusione», risponde la scrittrice, «è che, da una parte, Giulia abbia preferito nascondersi e, dall'altra, che la sua figura sia stata volutamente oscurata e, in seguito alla morte di Gramsci nel 1937, completamente rimossa dai vertici del Pci. Lei, elegante, colta e aristocratica, pur nella sua semplicità, non rispondeva al canone della donna comunista, secondo il quale la femminilità andava sacrificata all'ideologia. Molto più rispondente al canone comunista era, invece, l'altra sorella Schucht, Tatiana, con cui infatti Gramsci mantenne sempre una fitta corrispondenza politica». Il romanzo di Lucia Tancredi, nel ricomporre la storia tra Gramsci e Giulia, attinge ai carteggi tra i due durante la prigionia di lui. «Siamo fortunati, oggi», dice la scrittrice, «a disporre della raccolta integrale delle missive e non solo della versione ridotta curata da Togliatti, che aveva lasciato i testi politici ed escludendo quelli privati». Un altro contributo per tratteggiare la personalità di Giulia arriva dal diario che lei, ancora sedicenne, scrisse durante il suo soggiorno in Italia. «La “mia" Giulia è quindi frutto dell'abbinamento tra vero e verosimile», continua l'autrice premiata dal Club di Giulietta. «La grafia corsiva, nel libro, segna il discrimine tra ciò che è provato quello che la Storia ha omesso. Marguerite Yourcenar, nei suoi appunti sul romanzo su Adriano, dice che a volte l'approssimazione letteraria sa cogliere tratti di realtà molto più vicini al vero di quanto la storiografia non sappia fare».

Lorenza Costantino
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