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18 settembre 2018

Cultura

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11.09.2018

Scianna racconta con le immagini cos’è l’Alzheimer

Affrontare visivamente tematiche e problematiche come quelle legate alla sofferenza e alla malattia, è cosa complessa e delicata, che richiede una profonda sensibilità, uno sguardo rivolto direttamente alla persona - alle sue angosce e sofferenze - e, soprattutto, alla possibilità di creare con la stessa persona una dimensione empatica dentro cui condividere l’esperienza interpersonale e la relazione visuale. È questo uno degli aspetti primari in cui si muove chi intende rappresentare e interpretare la sofferenza o meglio le sofferenze e le identità altrui. Ed è quanto su cui si è cimentato nel suo ultimo lavoro Ferdinando Scianna (Bagheria, 1943) - tra i più importanti fotografi internazionali, primo fotografo italiano a far parte dell’Agenzia fotografica Magnum Photos - in una sorta di «reportage» con i malati di Alzheimer. Scianna come ebbe a scrivere alcuni anni fa in «Etica e fotogiornalismo» (Electa) ritiene «che l’aspirazione di un fotogiornalista e di chi usa fotografie nel giornalismo sia di essere credibile. Ma la credibilità, più che la verità, è frutto dell’autorevolezza di chi comunica. E l’autorevolezza si costruisce, si legittima nel tempo con il lavoro scrupoloso, con gli strumenti che si usano per comunicare, con l’onesta sincerità delle intenzioni e del linguaggio». Ed è così che Scianna entra in mondi e situazioni di dolore che coinvolgono famiglie, persone e i propri cari, ed è un’empatia viva e diretta quella che costruisce per cogliere l’aspetto autentico della persona ritratta. Scianna ne è ben consapevole, in quanto come egli stesso ricorda «le fotografie mostrano, non dimostrano. Le fotografie possono mentire o dire la verità. E la credibilità risiede nell’autorevolezza dell’autore». Una posizione che ha molto a che vedere con la sfera della coscienza etica e personale, sociale e culturale, fonte di riflessioni e di esperienze sul campo, ma anche quale condivisione delle fonti di un dolore, di una fiducia e una discrezione, della delicatezza con cui ci si rivolge alla persona ritratta. Così Scianna, da grande fotografo e narratore, racconta le persone ritratte nella loro condizione, tra speranza e serenità, espressività e dignità. E i suoi ritratti in mostra all’«Alzheimer Fest», la rassegna ideata dal giornalista Michele Farina, in programma a Levico Terme (Trento) dal 14 al 16 settembre, sono la rappresentazione non solo di persone affette dalla malattia, ma anche, la testimonianza di una loro ripresa, una partecipazione e una vitalità a cui il fotografo ha dato visibilità nel corso della loro quotidianità. Armando – già minatore in Sardegna -, Simona, Odilde e Franco nella loro casa a Milano, Caterina, Lucia e Antonella, che Scianna ha ripreso nei diversi momenti della giornata, sono i protagonisti di una realtà spesso invisibile, su cui Scianna ha focalizzato il proprio sguardo con una visione nuova e dignitosa, tesa a indagare le vite e le dinamiche di una drammatica realtà: l’Alzheimer. Una malattia che in Italia colpisce 1,2 milioni di persone, che nel 2030 saranno 1,6 milioni e nel 2050 2,3 milioni. Le cause e la progressione di questa malattia non sono ancora ben compresi, e nessuno dei trattamenti farmacologici a disposizione rallenta o interrompe il danno e la distruzione dei neuroni che rendono la malattia fatale. •

Enrico Gusella
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