Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
20 giugno 2018

Cultura

Chiudi

17.12.2017

SCATTI MONDIALI

«An Assassination in Turkey» del fotografo turco Burhan Ozbilici,
«An Assassination in Turkey» del fotografo turco Burhan Ozbilici,

Enrico Gusella Una narrazione visiva in cui si susseguono le vicende e gli avvenimenti, spesso tragici, che hanno caratterizzato il corso di un anno, il 2016. E' il World Press Photo, il più grande concorso di fotogiornalismo al mondo, nato ad Amsterdam nel 1955 per tutelare la libertà di informazione, d'inchiesta e d'espressione e per promuovere il foto-giornalismo di qualità. Infatti, ogni anno, migliaia di fotoreporter delle maggiori testate editoriali internazionali come National Geographic, Bbc, Cnn, Le Monde, El Pais si contendono il titolo nelle diverse categorie del concorso. Per questa edizione erano in gara 80mila foto scattate da 5.034 fotografi. E nella cornice del Forte di Bard, in Val d’Aosta, ben 140 immagini e 12 video dei vincitori del digital storytelling contest scandiscono il percorso con cui i 45 fotografi selezionati hanno documentato e illustrato gli avvenimenti del nostro tempo sui giornali di tutto il mondo. Scatti sensazionali che raccontano, denunciano, e racchiudono l'attualità. In mostra campeggia la foto dell’anno 2016 «An Assassination in Turkey» del fotografo turco dell’Associated Press Burhan Ozbilici, scattata il 19 dicembre dello scorso anno, che ritrae l’attentatore Mevlüt Mert Altıntaş dopo aver assassinato l’ambasciatore russo in Turchia, Andrey Karlov. Una foto che, nel tempo, continua a tenere alta l'attenzione sulla forza delle immagini, e che è diventata un'icona, la potenza visiva, simbolo di odio e orrore, di spietatezza e lucida follia. Ma altre ancora sono le fotografie che richiamano l'interesse del visitatore: da Jonathan Bachman con «Taking A Stand In Baton Rouge» a Francis Pérez con «Caretta, Caretta, Trapped» che mostra una tartaruga marina intrappolata in una rete al largo delle Isole Canarie; mentre di Amber Bracken è il toccante reportage «Standing Rock». E se Elena Anosova con «Out of the way» racconta la vita nell'estremo nord della Russia, Vadim Ghirda ha invece immortalato alcuni rifugiati in Macedonia che attraversano un fiume. «Pandas Gone Wild» di Ami Vitale è invece la serie fotografica che testimonia la necessità a salvare una specie di animali in via di estinzione. E Valery Melnikov con «Black Days dall'Ucraina» documenta i conflitti in corso nei villaggi con i civili che fuggono dagli attacchi aerei. Intenso anche il lavoro del fotografo brasiliano Lalo de Almeida che in «Victims Of The Zika Virus» racconta il terribile virus Zika in Brasile dove nel 2015 vi furono i primi casi di bambini con microcefalia. Ed ecco Paula Bronstein che racconta come la guerra afghana – ufficialmente conclusasi – prosegua invece con un'ondata di attentati suicidi. Ma sconvolgente è anche la foto di Noel Celis sull'allucinante situazione nel carcere più sovraffollato delle Filippine. Tra i vincitori del World Press Photo anche quattro fotografi italiani tra cui Antonio Gibotta con lo scatto «Infarinati», Francesco Comello con «Isola della salvezza», Alessio Romenzi in «Non prendiamo prigionieri», e Giovanni Capriotti nella sezione «Storie», tutti a testimoniare il valore dell'immagine fotografica, quale contributo alla conoscenza dei fatti. Info: 0125-833811, www.fortedibard.it. •

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1