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24 settembre 2018

Cultura

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22.08.2018

Scatti da maestro Cento suggestioni raccontano l’Italia

Il bacio di «Venezia», di Gianni Berengo Gardin
Il bacio di «Venezia», di Gianni Berengo Gardin

L’Italia come oggetto di analisi e di indagine della rappresentazione visiva, spazio scenico dentro il quale focalizzare una visione della realtà e di un mondo ma, anche, di una quotidianità. È quanto indaga la mostra «Suggestioni d’Italia. Dal Neorealismo al Duemila. Lo sguardo di 14 fotografi», curata da Riccardo Passoni, e in corso alla Galleria d’arte moderna e contemporanea di Torino fino al prossimo 23 settembre. Oltre cento fotografie realizzate dalla fine del secondo dopoguerra ai primi anni Duemila, che raccontano l’Italia per immagini. Paesaggi e città della nostra penisola esplorati da 14 grandi fotografi, tanto nell’architettura quanto in una più circoscritta dimensione umana e sociale. Dall’arco alpino alle grandi città, dalla dorsale emiliana al Sud, toccando la Sicilia. Paesaggi, luoghi e non-luoghi dalla penisola italiana. Dai primi «reportage» del Neorealismo alle documentazioni sociali, fino ai caratteri del paesaggio italiano, tra architetture e ricerche formali. Sguardi su atmosfere e narrazioni antiretoriche per una visione dinamica e complessa della realtà. Così di Nino Migliori sono i luoghi e i segni dell’uomo, attraverso immagini d’impronta neorealista come testimonia la foto di un gruppo di persone ritratte sotto l’arco di un portico dove campeggia la scritta «Parrucchiere per signora». Sulla stessa lunghezza visiva è Gianni Berengo Gardin con fotografie come i due fidanzati che si baciano sotto i nobili portici delle Procuratie Vecchie a Venezia. È invece sulle soglie dell’umiltà Mario Cresci, con un’indagine assai sottile dove il territorio e la memoria diventano gli strumenti della documentazione dell’uomo. Paesaggi ad alta intensità concettuale («Orizzonte», 1971, «Marghera», 1997) per Mimmo Jodice che muove dalla forza del bianco e nero e su raffinate ricerche che da sempre contraddistinguono i suoi lavori. E su un’idea di quotidianità è Mario Giacomelli che guarda alle campagne e ai luoghi del lavoro («La buona terra», 1964-66). Sono così un contadino con la falce in spalla, o donne e bambini al lavoro nei campi. Altro orizzonte paesaggistico è quello di Franco Fontana, la cui ricerca si spinge, tra campiture e striature, sugli effetti di un colore trionfante teso a scandire la naturalità delle forme in una dimensione astratta («Landscape Sicily»). E di diverso segno ancora si tratta nella fotografia a colori di Luigi Ghirri, tra paesaggi «vuoti», non sfiorati dalla presenza umana, ma la cui evocazione è presente in luoghi e paesaggi riconoscibili a «Colorno», «Solara» e nell’apologia del silenzio di Argenta in cui aleggia un sentimento invincibile di mistero e leggerezza. E il ritmo visivo prosegue con le fotografie in bianco e nero di Ugo Mulas, la cui ricerca si spinge alle periferie brumose della città industriale che, via via, assumono un forte e inedito fascino. Ma il bianco e nero è il segno che connota anche le immagini di Uliano Lucas, in una fotografia di reportage degli anni ’70, da piazza Accursio a Milano a Sesto San Giovanni. Sono invece i volumi e le architetture a caratterizzare le fotografie dell’Abbazia di San Galgano di Aurelio Amendola, dove le riprese di esterni, interni e dettagli risaltano con religiosa semplicità. E sulla dimensione urbana e periferica, ma non solo, è la fotografia di Gabriele Basilico, nei cui luoghi regna l’oggettività concettuale di un sublime bianco e nero da cui emergono le architetture e il vuoto. Geometrie perfette che introducono un nuovo ordine compositivo sulla natura dell’architettura e su impronte formali che connotano il paesaggio contemporaneo. E ancora architetture, paesaggi disadorni, luoghi d’acqua, che alludono alla sospensione e al vuoto in Bruna Biamino, mentre di Enzo Obiso è una Sicilia dal volto solare, con luoghi che amplificano il potenziale di mistero e di apparizioni sorprendenti. E, infine, i frammenti di un’antropologia culturale rivivono in Ferdinando Scianna, nelle fotografie dalle feste religiose della sua Sicilia, alla ricerca delle tradizioni, o a «Santelia», sguardo e metafora di una finestra che si apre sul mare. •

Enrico Gusella
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