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19 gennaio 2018

Cultura

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12.07.2017

LA GUERRA RIPRESA
DA VICINO

Robert Capa, uno dei più grandi fotografi di guerra della Magnum
Robert Capa, uno dei più grandi fotografi di guerra della Magnum

Bisogna arrivare vicino. Così vicino da sentire la terra tremare. Robert Capa si faceva guidare dalle emozioni, perchè le provava lui stesso. È così che nel 1938 viene definito dalla rivista Picture Post «il più grande fotografo di guerra al mondo». Aveva solo 25 anni. Un anno prima aveva perso la compagna Gerta Taro Pohorylle, tedesca, fotoreporter come lui, morta in guerra. Era lei che gli aveva trovato quel nome d’arte così americano al posto di Endre Friedman. Ebreo ungherese, Capa ha lasciato la sua impronta nella storia con la foto del miliziano ucciso sul Cerro Muriano, 1936. La paternità di questo celeberrimo scatto venne messa in dubbio nel 2009 dal novantenne Ara Guler, fotografo dell’agenzia Magnum di cui Capa fu cofondatore: Guler sostenne che non era stata scatta con la Leica, ma da una Rolleiflex che era la macchina della Taro. Prima ancora si discusse se fosse stata una foto costruita o casuale. Di fatto è una foto incredibile dal fronte della Guerra civile spagnola, primo di un serie di conflitti in cui Capa si butterà a capofitto.

Il 2009 è stato un anno importante per ricostruire la vicenda di Capa: è arrivata in mostra prima in Ungheria e poi ha girato in Europa la serie di Capa Master Selection III, acquistata dal Museo Nazionale Ungherese: 937 fotografie in bianconero scattate in 23 paesi, una delle tre selezioni realizzate da Cornell, fratello di Capa, e dal suo biografo Richard Whelan, conservate la prima copia a New York, la seconda a Tokyo e la terza a Budapest. L’anno prima poi erano state ritrovate delle valige a Città del Messico, in un casa di un diplomatico, con migliaia di negativi della guerra civile spagnola prodotti da Capa, Taro e David Seymour, che erano finiti all’esame dell’International Center of Photography di New York, fondato nel 1974 da Cornell Capa. Tra questi c’era il negativo del miliziano spagnolo ucciso, di cui si erano perse le tracce.

Nel 2009 l’Ungheria organizzò più mostre per il suo concittadino, al Magyar Nemzeti Mùzeum e al Ludwig Museum non solo usando le oltre 900 foto ma anche 48 positivi originali ingranditi, 20 foto artistiche e 5 ritratti di Capa donati dalla Fondazione. E ne emerse un repertorio vasto, allargato dal D-Day a Israele, dal Nordafrica ai viaggi privati, alla contiguità con l’arte e il cinema (fu amico di scrittori e registi, fu autore di riprese, ebbe una rovente storia con Ingrid Bergman), ai ritratti.

Da allora le retrospettive si sono moltiplicate. Pablo Picasso con Françoise Gilot in Costa Azzurra è tra le cento immagini che saranno esposte dal 16 settembre 2017 al 22 gennaio 2018 al Museo civico di Bassano nella mostra «Robert Capa. Retrospective», con la cura di Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci di Venezia e Chiara Casarin, direttrice del Museo bassanese.

La rassegna, organizzata in collaborazione con Magnum Photos, la Casa dei Tre Oci e l’azienda Manfrotto, sarà quest’anno il fiore all’occhiello della quinta edizione della biennale «Bassano Fotografia 2017. Oltre l’immagine» (16 settembre-5 novembre) e celebra anche il 70° della Magnum. Presentata ieri a Venezia con gli interventi di Casarin, Curti e dell’assessore bassanese Giovanni Cunico, la mostra sarà l’evento di punta dell’autunno vicentino e veneto, articolata in 10 sezioni (Copenaghen 1932, Francia 1935-1939, Spagna 1936-1939, Cina 1938, Seconda guerra mondiale 1939-1945, Francia 1944, Germania 1945, Unione sovietica 1947, Israele 1948-1950, Indocina 1954, dove Capa è morto), più una preziosa serie di ritratti. Tra cui il suo, un seducente e ironico Capa che guarda l’obiettivo del collega Ruth Orkin. Bello e coraggioso: «Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto» scrisse Ernest Hemingway.

Nicoletta Martelletto
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