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16 ottobre 2018

Cultura

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21.10.2017

GRANDE NORD
AMERICANO

Andrew Kiss, «Three sisters», olio su tela del 2015
Andrew Kiss, «Three sisters», olio su tela del 2015

Un mosaico visuale per un territorio multiforme, in una sorta di melting pot da cui sortiscono esperienze culturali, estetiche e artistiche di raro fascino e poliedricità: è «Great and North», la singolare mostra di «Imago Mundi» a cura di Francesca Valente e Jennifer Karch Verzè, dedicata al Nord del continente americano con 759 artisti che, attraverso quattro diverse collezioni, danno forma alla creatività contemporanea di Canada centro-orientale, Canada occidentale e delle comunità Inuit e degli indigeni nordamericani.

Un progetto non profit di arte contemporanea promosso da Luciano Benetton, in corso a Venezia fino al 29 ottobre, a Palazzo Loredan, sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. «Imago Mundi» non è solo un’idea di arte senza confini ma, soprattutto, una mappa in divenire, collettiva, delle culture umane, dove sono coinvolti più di 20mila artisti da oltre 140 Paesi, regioni e popoli, che diventeranno 26mila entro la fine del 2017.

In questo contesto si traccia il profilo dell’arte contemporanea, lungo un esteso territorio dell’America settentrionale che, partendo dall’estremo Nord coperto di ghiacci, percorre le praterie del Mid West, dove dai picchi sublimi delle Montagne Rocciose arriva fino alle coste frastagliate del Pacifico e, in mezzo, sono laghi, fiumi, tundra, foreste e metropoli. Così i 759 artisti, tra cui pittori, scultori, designer, architetti, fotografi, scrittori, scelgono non solo colori ad olio, acrilici, pastelli, ma anche pelle di foca, pietra saponaria, alabastro, e perfino chiodi e petali di rosa per rappresentare sulla tela in un unico formato - 10x12 cm - l’essenza di una identità e della propria anima.

Leit motiv di questi suggestivi lavori è riconoscersi in una unità geografica su cui si dipanano esperienze culturali multiformi e stratificate, frutto di un incontro che dura da secoli tra cultura indigena e importata. Ne risulta un affresco colorato di questo pezzo di mondo, in cui, oltre all’incanto di fronte alla varietà di temi, materiali, tecniche, c’è anche spazio per la riflessione. Un mosaico di storie e azioni dove ogni opera costituisce il tassello di un immaginario globale.

Sono così i lavori di Sam English con «Him», o di Siassie Kenneally che ci introduce all'Inukshuk, una costruzione antropomorfa usata come punto di riferimento; Mary Yuusipik Singaqti che si ispira alle storie raccontate dalla nonna, mentre Victoria Mamnguqsualuk Kayuryuk narra coi suoi disegni miti e leggende inuit. Ancora Paul High Horse con figure astratte racconta la realtà della comunità Lakota, Keesic Douglas concentra la prospettiva del suo patrimonio aborigeno in foto e video, e Shuvinai Ashoona indaga l'intreccio tra vita moderna e vita tradizionale nel Nunavut, nel solco di una realtà in continuo movimento.

Enrico Gusella
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