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28 giugno 2017

Cultura

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22.03.2014

Un santo, un beato e tanti sfratti nella storia dei Frati Cappuccini

Il beato fra' Tommaso Acerbis
Il beato fra' Tommaso Acerbis

Alla chiesa e convento dei «frati del Barana», in Borgo Venezia, una nuova comunità religiosa, maschile e femminile, chiamata Fraternità Francescana di Betania, venuta dal Meridione, continua l'attività liturgica e caritativa dei frati Cappuccini. La storia dei Cappuccini a Verona, dal 1500 a oggi, vanta anche un santo e un beato da poco proclamato — fra' Tommaso Acerbis, a Verona dal 1580 al 1605 — ed è rievocata nel libro di Gianluigi Pasquale Spezzare il pane con Francesco. I Cappuccini a Verona, (Gabrielli editore). L'0rdine dei frati cappuccini nacque nel primo Cinquecento, sulla scia dei francescani detti «osservanti», dopo la bolla Ite vos di papa Leone X (1513-1521), perché decisi a ritornare alle origini del francescanesimo, rinunciando ai beni immobili, rendite, esenzioni... Fu lo stesso ministro generale della riforma Cappuccina, padre Giovanni da Fano (1469- 1539) a portare questo nuovo ordine a Verona, già nella Quaresima del 1527.
Nella città scaligera i Francescani erano già presenti nei grandi conventi di San Fermo e di San Bernardino, sostenuti con vigore da Gian Matteo Giberti, vescovo a Verona dal 1524 al 1543, indicato come singolare esempio di buon pastore impegnato nella riforma dal grande storico Hubert Jedin (Il tipo ideale di vescovo secondo la Riforma cattolica, Morcelliana, Brescia 1950). Verona poteva dirsi allora il centro religioso di Veneto e Lombardia, quasi preannunciando, per certi aspetti — come l'eccezionale fioritura di fondazioni religiose già nell'età napoleonica e nel primo e secondo Ottocento — il Regno Lombardo-Veneto, che sarebbe stato deliberato nell'atto finale del Congresso di Vienna del 9 giugno 1815, nove giorni prima della definitiva sconfitta di Napoleone a Waterloo.
I CAPPUCCINI, sistematisi per qualche anno «sotto certe cave» di Quinzano, passarono in seguito presso la chiesa di San Giovanni e, fra il 1535 e il 1536, a San Bovo e a Santa Maria Vecchia, per trasferirsi, nel 1571, nel monastero di Santa Croce in Cittadella, dove attualmente si trova l'Archivio di Stato e dove avrebbe svolto il suo periodo di noviziato il loro futuro ministro generale, san Lorenzo da Brindisi (1559-1610). Qui sarebbero rimasti a lungo, fino alla soppressione napoleonica del 1810. Solo 23 anni dopo i Cappuccini poterono acquistare e restaurare la chiesa di Santa Marta in via Cantarane, che dovettero però lasciare alle truppe austriache nel 1850. Decisero allora di costruirsi un proprio piccolo convento e una chiesa dedicata al santo di Assisi, ultimata nel 1863. Ben presto però, con il passaggio di Verona al Regno d'Italia, dopo la terza guerra d'Indipendenza del 1866, i Cappuccini dovettero di nuovo lasciare i loro edifici, trasformati oggi in un luogo ben noto, specie per i giovani veronesi, il Teatro Camploy.
Nuovamente esuli dalle loro case, puntarono su una nuova sede, che alla fine fu trovata «nella località detta Barana, sotto il forte Biondella», inaugurata il primo novembre 1894, con successivo avvio del Seminario Serafico e della ricca biblioteca conventuale, nonché di un biennio ginnasiale classico legalmente riconosciuto, che sarebbe durato a lungo, concludendo la propria attività nell'anno scolastico 2001-2002, per divenire casa di riposo per anziani.
Frattanto vi erano stati il restauro del convento e l'apertura di una mensa per i poveri, dedicata al cappuccino san Leopoldo Mandic (1866-1942) e inaugurata il 12 novembre 1999. Tale mensa, articolata in vari «gruppi di servizio» di oltre 200 volontari (elencati, sia pure con il solo nome, senza il cognome, alle pagine 173-175 del testo di Pasquale), è — come ha dichiarato pubblicamente il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, il 30 luglio 2013 — «la più grande mensa dei poveri della città e diocesi di Verona».
Nel libro di Pasquale viene ricordato anche, con parole e foto, il celebre e visitatissimo presepio dei frati del Barana, a cui si è interessata, a più riprese, la stampa nazionale e internazionale, con foto degli artefici fra' Carmelo Brotto, attivo dal 1950 al 1999, e fra' Mario Manfrin, che gli è succeduto fino al 2013.
Da segnalare il notevole arricchimento del volume, dovuto, in particolare, all'opera della curatrice Silvia Rancani, che ha ripreso le meditazioni del professor padre Gianluigi Pasquale, proposte negli anni formativi 2010-2011, 2011-2012 e 2012-2013, rispettivamente titolate Il prossimo come l'altro per me», Cristo nella spiritualità francescana e Il libro dell'Apocalisse: il codice per comprendere il presente». Il servizio religioso e caritativo alla chiesa del Barana continua, anche se alla comunità religiosa dei Cappuccini si è venuta avvicendando una nuova comunità denominata Fraternità Francescana di Betania, fondata nel 1982 da Nicola Gaudioso (in religione padre Pancrazio) a Terlizzi in provincia di Bari e patrocinata dal vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi, il vescovo Tonino Bello (1935-1993), don Tonino, come amava sempre chiamarsi. Già dal 1950 Nicola Gaudioso era divenuto figlio spirituale di san Pio da Pietrelcina, che l'avrebbe ispirato anche per la sua fondazione. Tale comunità, formata da fratelli e sorelle, è stata riconosciuta come istituto religioso nel 1998 e conta oggi 240 membri. Si era rivolto ad essa, già dal 2004, il nostro vescovo francescano Flavio Roberto Carraro, responsabile della diocesi veronese dal 1998 al 2007, con una iniziativa ripresa nel 2012 e portata a termine dal suo successore, il vescovo Giuseppe Zenti, dopo fraterne trattative con il padre provinciale dei Cappuccini e i suoi collaboratori. Lo stesso vescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica di domenica 6 ottobre 2013, per l'avvio della nuova comunità.

Emilio Butturini
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