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20 giugno 2018

Cultura

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12.12.2017

Un giorno di incantesimo omaggio a Lonardi

Il professor Gilberto Lonardi
Il professor Gilberto Lonardi

Andrea Lugoboni Quarant’anni di insegnamento all’università di Verona, fama europea per gli studi leopardiani: Gilberto Lonardi, docente di lettere ora in pensione, riceve dagli allievi di tre generazioni omaggio affettuoso e gratitudine con due giornate a lui dedicate. «Un giorno di incantesimo» è il nome del seminario di studi che si terrà domani e giovedì 14 dicembre a palazzo Giuliari in via dell’Artigliere. Spiega Massimo Natale, docente dell’università di Verona, e organizzatore del convegno: «L’ottantesimo compleanno e l’uscita del volume L’Achille dei Canti. Leopardi, L’infinito, Il poema del ritorno a casa sono stati l’occasione per invitare a Verona colleghi, allievi e studiosi da università italiane e europee, che hanno conosciuto Lonardi o si sono formati su suoi testi». Anche quest’ultimo volume, pubblicato nel 2017 da Le Lettere, riprende il filo rosso delle sue ricerche: la presenza dei poemi omerici nelle opere del poeta recanatese. Soprattutto di Achille, l’eroe tragico che Leopardi amava (più di Ulisse) fino a immedesimarsi con lui. «Il successo di Lonardi è legato ad un uso suggestivo e originale dell’intertestualità. Non solo una ricerca dotta e filologica dei rimandi del testo, ma anche una ricognizione di quei personaggi che in Leopardi avevano una risonanza emotiva e psicologica e non solo culturale. Il suo metodo era leggere un poeta per come si ricorda di altri di poeti. Per come altre voci risuonano nella sua poesia». Un esempio: Achille seduto in contemplazione di fronte al mare nel primo canto dell’Iliade è forse un’immagine malinconica ripresa nella poesia L’infinito. Altri saggi come Leopardismo o L’oro di Omero sono testi importanti che hanno ricostruito la presenza, forte, del poeta di Recanati nella letteratura novecentesca. «Ma celebri sono stati anche gli studi su Eugenio Montale: Lonardi ha colto in lui l’influenza del libretto d’opera (Giuseppe Verdi soprattutto) e di Leopardi stesso (cosa che Montale tendeva a non ammettere esplicitamente). Infine tra i più importanti in Italia sono i saggi sulle tragedie di Alessandro Manzoni, L’Adelchi, Il Conte di Carmagnola, che Lonardi metteva in relazione con altri scrittori europei come Johann Wolfgang Goethe». Infine una curiosità: l’esperienza di Lonardi come cronista sportivo per l’Arena. Michelangelo Bellinetti, responsabile delle pagine culturali de L’Arena nei primi anni Ottanta, lanciò una sfida provocatoria (allora frequente) al professore accademico: perché non scrivi di calcio? Lonardi accettò, tanto più che il calcio gli piaceva (era stato persino allenatore di una squadra di giovani). «La sua prosa era molto bella, anche nelle recensioni degli spettacoli di musica classica», spiega Natale e conclude: «Teneva inoltre in modo particolare al legame tra l’università e il resto della città». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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