21 febbraio 2019

Cultura

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15.12.2018

Tra acquerelli e matite si svela l’altro volto del Signore degli Anelli

Klee e Klimt, Constable e Sassetta, Andrea Veronese e i Preraffaelliti. Ci sono tutti questi e altri maestri nell’arte di J.R.R. Tolkien. Creatore di mondi con la penna, ma anche con la matita, i pastelli, gli acquerelli. Anzi, senza gli uni non sarebbe esistita l’altra, e viceversa: il continuo interscambio tra scrivere parole e disegnare immagini fu fondamentale per la sua sterminata produzione. Lo spiega con la precisione della studiosa e la gradevolezza della divulgatrice la veronese Roberta Tosi, tra le massime esperte dell’autore de Il signore degli anelli, nel libro L’arte di Tolkien - colori visioni suggestioni (Alcatraz editore). A Verona il libro sarà presentato domani, domenica 16, alla libreria Quiedit in via San Francesco. Un saggio prezioso perché per la prima volta in Italia indaga organicamente l’ispirazione visiva tolkeniana e ne svela aspetti meno conosciuti non soltanto della poetica, ma anche della vita. Dipingere era per lui «continuare ad accendere lo sguardo sulla meraviglia», una magia che rende l’uomo, pur nella sua imperfezione, un “subcreatore”: illuminanti le citazioni sull’uso dei colori e i brani in cui la descrizione di terre e paesaggi assume toni pittorici, quasi impressionistici. Tolkien, perfezionista com’era, non si trovava altrettanto a suo agio nel disegnare i personaggi: a parte il drago Smaug e minuscole eccezioni, nelle sue illustrazioni del ciclo più famoso non si trova traccia di umani, orchi, elfi. Ci sono invece vedute fantastiche, città, simbologie, mappe, utilizzate per le copertine di molte edizioni (splendida quella del 1937 per l’originale de “Lo hobbit”) e a cui le Poste inglesi dedicarono dieci francobolli, riportati nella ricca sezione figurativa del volume. Che offre autentiche chicche come la cartolina con l’immagine di un anziano in un bosco che ispirò le fattezze di Gandalf: Tolkien la acquistò in Svizzera, da ragazzo, alla fine di un soggiorno nella valle di Lauterbrunner che poi divenne il Gran Burrone della trilogia. Lo scrittore non concepiva le sue opere, anche le minori, senza accompagnarle con dipinti. E disegnava a profusione per i suoi bambini, con i quali intrattenne una lunga corrispondenza fingendosi Babbo Natale. Il gusto per le mappe gli fu utile in guerra, quando riprodusse nei dettagli la sua trincea. D’altronde aveva antenati incisori, così come, con le dovute proporzioni, il padre di Roberta Tosi è Alberto, noto illustratore e fumettista. «Sono cresciuta tra matite e colori - spiega l’autrice, laureata in Estetica e critica d’arte -. A 17 anni mamma mi regalò Il signore degli anelli e me ne innamorai, ma la passione totale scattò con gli studi universitari, quando mi resi conto che lo stile di Tolkien è immediatamente figurativo. Il suo valore come artista non è stato capito». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Comin
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