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17 novembre 2017

Cultura

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27.11.2014

«Strapiomba un bolide E il silenzio è sbranato da uno scoppio orrendo»

La scena del bombardamento del 14 novembre 1915
La scena del bombardamento del 14 novembre 1915

Particolarmente efficace è la cronaca che Lionello Fiumi fece del bombardamento di domenica 14 novembre 1915 (Humanitas, anno V, n. 47, 21 novembre 1915): «L'atto più spaventoso si svolge, sciaguratamente, in uno dei più pittoreschi scenari d'Italia. In quella Piazza delle Erbe dove, entro la cornice delle case stupendamente sudice e disformi, una sciamata di farfalloni bianchi — le ombrelle — si posa sulla policroma vivacità degli ortaggi scapigliati, della fruttaglia multicolore, delle carni scarlatte, delle popolane polpacciute».
Mentre l'aereo volteggia sulla piazza, la gente cerca riparo sotto il portico della Camera di Commercio: «La folla crede di essere, così, al riparo, quando un sibilo sfionda nell'aria lamentoso: strapiomba un bolide presso il porticato e uno scoppio orrendo sbrana il silenzio.
Incredibile l'urlo che si alza, il brivido vitreo che frange sull'attimo come un pugno innumerevoli finestre di tutta la piazza.
Poi un attimo di silenzio funebre.
Poi altra folla che accorre piangendo, strozzando, esasperata, una sola maledizione: Vigliacchi!
La scena è infatti raccapricciante.
Una ventina di morti. Altrettanti feriti. Nella mezzombra dei colonnati s'ammonticchia una lugubre marmellata di carne umana: uno strazio sanguinoso di brandelli: ventri dilaniati dall'artigliata della bomba, arti staccati e corpi crivellati dal ventaglio di schegge irradiate dallo scoppio. Una donna ha il bulbo di un occhio uscito dall'orbita e penzolante a qualche centimetro dall'occhiaia, pure attaccato ancora per una sorta di mostruoso cordone ombelicale.
Passato il primo istante di sbigottimento cittadini si precipitano a portare soccorsi, e poco dopo le automobili militari trasportano già le vittime. Fra le quali un vecchio scultore molto noto in città, Attilio Spazzi.
Più tardi le pompe idrauliche schizzano sbarre di acqua sulla melma sanguigna simile a quella di un mattatoio: ed è orribile a vedere il rigagnolo di fanghiglia scarlatta che scorre nelle rotaie del tram per qualche decina di metri, mentre le colonne le muraglie le saracinesche ostentano scorticature come di piccone». G.P.M.

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