Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
21 luglio 2018

Cultura

Chiudi

23.12.2017

San Zeno, quartiere della doppia Natività Grazie a Lucillini che riproduce Giotto

La “Natività“ di Giotto
La “Natività“ di Giotto

Gianni Villani San Zeno, proclamato il quartiere della Natività 2017, lo è ora a maggiore ragione. Lo delinea una doppia presenza del presepio, sia all’esterno della basilica del patrono, che al suo interno. Il primo, già apparso nel 2014 in piazza San Pietro a Roma, è collocato nel giardino dell’abazia e visibile dalla piazza. Il secondo è una perfetta riproduzione della Natività di Giotto, scattata appositamente nella chiesa inferiore di San Francesco ad Assisi, dal fotografo veronese Franco Lucillini, in dimensione identica all’originale, ora giacente nella parte superiore della basilica, tra l’abside e la statua di san Zeno. Una doppia Natività dunque, che i veronesi potranno ammirare per tutta la durata di queste festività natalizie. L’autore della riproduzione giottesca, Franco Lucillini, ex mondadoriano, imprenditore e dirigente d’azienda, è presidente onorario di uno dei maggiori gruppi internazionali del mondo della grafica veronese: la CLX Europe spa. Da sempre appassionato di disegno e creatività artistica, predilige il colore nelle sue forme e considera la fotografia come arte, grazie al potenziale espressivo e interpretativo del colore nelle sue molteplici varianti. Esperto di riproduzioni grafiche, forte conoscitore della fotografia come impressione di luce, considera il colore come l’anima “pennellante” dell’immagine. Ed è grazie al sodalizio tra fotografia digitale e pittura che egli ha dato inizio ad un lungo processo di ricerca dell’armonia cromatica e delle sensibilità, espresse dagli autori dei dipinti, tale da far diventare le proprie interpretazioni nuove opere di foto-espressionismo. Il suo motto: aiutare a comprendere, recuperare le radici, riscoprire le fonti. Tutti intenti che dovrebbero muovere lo studio su chi, davanti all’opera d’arte, non si accontenta d’indagare -e poi spiegare- le vicende storiche artistiche e lo studio formale, ma vuole veramente far scoprire quello che i quadri raccontano. Già con l’esposizione di due anni, nel chiostro della basilica di san Zeno, si riproponeva di rinnovare ed arricchire quella precedente svoltasi a santa Maria delle Grazie a Milano, con l’Ultima Cena di Leonardo ed altre famosissime tele. “Non si tratta di illustrare semplicemente il testo -raccontava- con una immagine della storia, bensì di riconoscere nel testo sacro la corretta fonte per l’opera d’arte. Esso stesso, a sua volta, diviene così fonte di narrazione prima e di meditazione poi”. La scelta di presentare ogni opera attraverso grandi e accuratissime fotografie d’autore non deve confondere sulla sua indiscutibile originalità. È invece l’impiego di mediazione di un mezzo a noi contemporaneo (il sistema digitale) che punta ad accompagnarci e a farci conoscere la tradizione figurativa che ci ha preceduto, forse anche abbreviando le distanze che ci separano da essa. Franco Lucillini ha sempre obbedito a tendenze personali di visione e di percezione. Si è messo a fotografare spesso al di fuori delle sacre regole accademiche, producendo particolari opere dal sapore forte e reale, quasi assaporando una felicità misteriosa e deliziosa nello scomporre gli impercettibili toni di una pittura e i suoi inafferrabili riflessi. La sua qualità personalissima sta in questa ricerca di un modo nuovo di rendere i soggetti proposti. Lo ha ulteriormente mostrato presentando nella basilica di san Zeno altre due storiche Natività, quella di George de La Tour, il Caravaggio francese, nel Natale del 2015, quella di Raffaello nel 2016. Ora, la terza con Giotto. Tutto questo grazie al sodalizio tra fotografia digitale e pittura, che permette di correggere e di sviluppare la foto secondo una sensibilità propria, modificandone le cromie e le luci. Consente cioè di poter immaginare, secondo lo stadio emozionale del momento, rispettandone i riferimenti del luogo, l’originalità dei contrasti, l’ambiente pittorico, arricchendo però l’immagine di tanti valori qualitativi. «Anche per questa costante ricerca la mia azienda si è ingrandita e sviluppata nel tempo», ci ha raccontato, «raggiungendo livelli di produttività e di interpretazione fotografica, con un successo mondiale: la Color Lux. La felice conclusione del nostro mondo lavorativo è anche quello speciale rapporto umano che è venuto ad instaurarsi all’interno dell’azienda». •

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1