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15 dicembre 2017

Cultura

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21.05.2014

La città romana che rivive in mano a Gianni Ainardi

Ponte Pietra, lo scomparso Ponte Postumio, Teatro Romano, Odeon e porte in un'altra tavola di Ainardi
Ponte Pietra, lo scomparso Ponte Postumio, Teatro Romano, Odeon e porte in un'altra tavola di Ainardi

Diceva a suo figlio: «Alza gli occhi, guardati intorno! La gente passa e ripassa dagli stessi luoghi senza mai vederli». Oggi che Gianni Ainardi non c'è più — è morto il 10 maggio 2012, a 87 anni — il figlio Fabrizio ricorda l'esortazione. Lo stesso possono fare ora i veronesi, i più sensibili, nei confronti di questo disegnatore della città perduta, che forse non ha avuto in vita tutta la considerazione meritata. Da domani e fino al 7 giugno, una mostra nella protomoteca della Biblioteca civica lo ricorda, attraverso 16 tavole autentiche, nelle quali Ainardi reinventò con china e pastelli la Verona romana. Mappe a volo d'uccello e scorci: il monumentale Arco dei Gavi, nella sua collocazione originaria sul decumano massimo (corso Cavour), il colle con il santuario, l'imponente teatro, il ponte Pietra e il ponte Postumio… Le tavole sono accompagnate dalle didascalie di Marcello Peres, presidente del Centro studi archeologici.
Ogni disegno di Ainardi era preceduto da mesi, talvolta anni di studio. In seguito, gli archeologi hanno potuto constatare che le sue intuizioni trovavano conferma qualche metro sotto terra. Per la prima volta dalla scomparsa dell'autore, le opere originali tornano alla vista del pubblico: è merito dell'Ordine degli ingegneri, che hanno ideato l'iniziativa insieme alla famiglia Ainardi, con l'aiuto del Centro studi archeologici, dell'Associazione archeologica Isola della Scala e in collaborazione con il Centro turistico giovanile e il ristorante 12 Apostoli, che nel suo sottosuolo ha i resti del Campidoglio «ricostruito» da Ainardi. Ma c'è di più: due visite guidate, domenica 25 maggio, con partenza alle 10 da Porta Leoni, e sabato 31, iniziando dalla Biblioteca Civica alle 9,30. Le visite termineranno nella cantina romana del 12 Apostoli, in compagnia dell'oste Antonio Gioco. Inoltre, il 7 giugno, alle 10, nella Sala Farinati della Biblioteca, il convegno «Vita e luoghi di Verona romana».
Gianni Ainardi, el Nane per gli amici, nacque in Alto Adige, a Egna, dove suo padre era militare. Ma presto, nel 1938, la famiglia si trasferì a Verona, e fu questa la città in cui lui trascorse il resto della vita e che amò. Estro artistico fin dall'infanzia: già le suore dell'asilo allestirono una mostra del bambino talentuoso. Cresciuto, avrebbe desiderato studiare arte, magari a Brera. Ma la famiglia gli impose il diploma di geometra. Poi naja negli Alpini e nel 1943 finisce nella Wehrmacht, in quanto nato a Bolzano. Infine, nel 1951 l'impiego nel comando Nato di via Carmelitani Scalzi. Ma Ainardi non perse mai di vista la sua passione, anzi la focalizzò sulla storia veronese. Dopo il lavoro, nello studio della sua casa in quartiere Catena, alla scrivania cosparsa di pennelli, matite, compassi, righelli e goniometri (alcuni in mostra alla Civica), «si immergeva completamente nei suoi studi e nei suoi disegni»,, come racconta la moglie Luciana Stanghellini. «L'opera definitiva era preceduta da molti schizzi, più volte riveduti e corretti. Non era mai sazio di allargare le proprie conoscenze sulla città del passato».
Dagli anni Settanta fino alla morte, Ainardi produsse centinaia di illustrazioni: non solo sull'epoca romana, ma anche scaligera, veneziana, austriaca, con particolare attenzione allo sviluppo delle fortificazioni e alla loro stratificazione nel tempo (la caratteristica che è valsa a Verona il titolo Unesco di «patrimonio dell'umanità»). «Ciò che contraddistingue le opere di Ainardi è il colore, la vitalità, l'atmosfera quasi fiabesca», spiega Alfredo Buonopane, docente di storia romana ed epigrafia latina all'Università di Verona. «Vi si perdevano, incantati, gli alunni che su quelle mappe hanno imparato la geografia della città antica, per merito di qualche insegnante illuminato. Posso testimoniarlo, perché fui uno di quegli studenti». Ma se tanto conosciute sono le opere — i turisti esteri acquistano nelle edicole del centro caterve di riproduzioni non autorizzate dalla famiglia, in barba al diritto d'autore — «l'autore è ancora sconosciuto ai più», sottolinea Filippo Toso dell'Ordine degli ingegneri. «Attraverso la mostra, intendiamo rendergli merito».

Lorenza Costantino
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