18 gennaio 2019

Cultura

Chiudi

20.12.2015

L’arte di Renzo Sommaruga
poetico «stampittore» del ’900

Un disegno di Renzo Sommaruga alla libreria antiquaria Perini FOTO BRENZONI
Un disegno di Renzo Sommaruga alla libreria antiquaria Perini FOTO BRENZONI

Un'opera d'arte nasce all'interno del cuore. Ed è un po' come cercare l'anima nella carne, è come la pittura di un affamato che ricerca la verità viva di quel che dipinge. È un'immagine che si addice a tanti artisti, ma che mi sembra più che mai calzante per un uomo quale Renzo Sommaruga (Milano, 1917 – Verona, 2012), che ha dedicato la sua vita all'arte, a sperimentarla, ricercarla, amarla. Per vivere, e pure divertirsi compiendo gesti di assoluta coerenza e libertà, spesso fin troppo originali, come quello di non volere mercanti in nome di un'assoluta libertà espressiva e d'azione, che oggi però non giova al lavoro minuzioso e prezioso che la sua amatissima erede, Giovanna Sommaruga, porta avanti con infinita cura e pazienza.

Il caso Sommaruga è unico, parola di Vanni Scheiwiller, il grande critico d'arte, editore e giornalista italiano. «Nel 1908 Venezia per il giovane poeta americano Ezra Pound era “the city af Aldus” (Aldo Manuzio, tipografo e umanista), mentre Verona, per il mondo dei bibliofili è diventata la città di Giovanni Mardersteig e della sua ideale scuola tipografica. Fu proprio il “principe degli stampatori” del nostro secolo, a segnalarmi il non ancora quarantenne e validissimo Enzo Sommaruga».

Perfetto connubio tra artista-illustratore e stampatore per il quale è stato ideato l'originale neologismo «stampittore». Ma accanto al disegnatore, incisore e illustratore notissimo, dal segno fluido, pulito, sintetico mai acalligrafico, accanto al pittore che iniziò negli anni Trenta, non immemore dell'avventura del Futurismo, c'è anche lo scultore d'avanguardia, presentato a Parigi nel 1957 nientemeno che da Eugenio Montale.

Questo breve ritratto di Sommaruga basta per darci un'idea della qualità del suo lavoro, degli ambienti che allora frequentava, della stima che lo circondava. La sua opera, come quella di tanti, troppi artisti di cui la città non sa onorare la memoria, è per fortuna sempre visibile, a chi lo desidera, nella sua bella casa-atelier di Cancello alle porte del Val Squaranto, dimora che Giovanna custodisce come un museo e dove tutto parla della travolgente avventura creativa del marito Renzo. In attesa che Verona finalmente gli dedichi una grande retrospettiva, alcune opere vengono esposte in luoghi d'arte cittadini. Come in questi giorni natalizi, che ad accoglierle e a farne bella mostra di sé è la nota e stimata Libreria Antiquaria Perini di via Amatore Sciesa 11.

Ci sono quei libri, che hanno un «senso musicale» nelle sue composizioni topografiche, «l'orchestrazione dei bianchi e dei neri, giusta collocazione dei testi sulla pagina, le marginature, la scelta quasi sensuale, tattile, della carta, ...una musica tipografica». Ritmo che Sommaruga aveva nelle vene: non a caso in gioventù aveva studiato violino e composizione.

Alla Libreria Perini, si trovano esposti Il povero Turati di Piero Chiara, con due acqueforti di Renato Guttuso, La terra e il contadino. Trentacinque proverbi veneti, testo nei dialetti d'origine con una puntasecca di Antonio Ligabue, Figure, con 12 acqueforti di Renzo Sommaruga (1946/1951) e una nota; Magnifica Verona, con tre acqueforti di Renzo Sommaruga, e Dodici Artisti uno Zodiaco, con 12 acqueforti di artisti diversi, uscita nelle Edizioni del Torchio d'amore. Presentazione di Renzo Margonari con acquesforti di Abacuc, Antonio Atza, Luca Crippa, Silvano Girardello, Renzo Margonari, Lodovico Mosconi, Massimo Radicioni, Renzo Sommaruga, Eugenio Tomiolo, Enrico Treccani, Maekus Vallazza e Ada Zanon.

Una piccola, preziosa selezione di libri di Sommaruga, summa di musica, pittura grafica, scultura: tipografia. Imperterrito, li ha costruiti giorno per giorno con le proprie mani, con amore e maestria: libri eccezionali, come li definiva nel 1978 Scheiwiller, perle sempre più rare oggi nell'era del ebook.

Alla Galleria Perini non mancano anche alcune sue famosissime incisioni, le sue classiche Verona: la xilografia Verona verso la collina, 1952 e le acquaforti Romeo, Giulietta e la luna, 1955; Verona verso la pianura, 1976; Cavalli e cavalieri sulla collina veronese, 1990. Opere che abbiamo già ammirato all'interno di tante mostre a lui dedicate, ma anche nel prezioso volume Diario Inciso 1937-1993, voluto e promosso dalla Biblioteca Civica e dalla Banca Popolare di Verona.

Erano altri tempi quelli: un grande uomo, l'allora presidente Giorgio Zanotto, sapeva davvero valorizzare gli artisti e le loro opere. Si era appassionato sinceramente al lavoro di Sommaruga, testimonianza ed espressione di un amore per Verona che sarebbe rimasto nel tempo.

Maria Teresa Ferrari
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1