15 febbraio 2019

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12.01.2019

Con «L’amore materno» la Gam decolla

Capolavori di Previati in mostra alla GAM fino al 10 marzo
Capolavori di Previati in mostra alla GAM fino al 10 marzo

«L’amore materno – Alle origini della pittura moderna da Previati a Boccioni» alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, fino al 10 marzo, a cura di Francesca Rossi e Aurora Scotti (catalogo Franco Cosmi Panini). Ho avuto il privilegio di vistare la mostra in anteprima, accompagnato da Aurora Scotti e da Patrizia Nuzzo. Perché ricordo questo particolare? Perché questa mostra, a mio avviso, dovrebbe segnare l’inizio di una nuova vita per la GAM Achille Forti, che è certamente una ricca Galleria d’arte Moderna, ma, a mio avviso, ancora più ricca di Arte Contemporanea, (però è depositata nei magazzini, ricca di 1. 600 opere) e mi è venuta costantemente alla mente proprio percorrendo, passo dietro passo, adagio, ascoltando le osservazioni di Aurora Scotti, aggiungendo le mie osservazioni sulle opere esposte, iniziando con Amanti di Gaetano Previati (del 1885) per giungere davanti alla grande Maternità di Previati (un olio su tela di 175,5 x 412 cm, prestato dalla ricca collezione della BPM): fra le grandi ali di angeli fanciulle una madre, la Vergine Maria, tiene al seno il suo piccolino e tu avverti tutt’intorno, in questo telero del 1890/91, il sussurrare di un brezza dolce che non fa cadere i petali del grande rosaio, appena muove i fili d’erba e i fiori ai piedi della madre. I colori sono un concento armonico, vibrato delicatamente su tinte beige. Perché ho appena scritto di arte contemporanea? Perché proprio studiando più attentamente questa tela, il tracciato morbido e pastoso delle pennellate, il disegno avvolgente e sinuoso delle ali, delle braccia, dei volti, constato che Previati anticipa tanta, tantissima pittura contemporanea, quella che ha ritrovato nella materia cromatica il sangue della vita e lo ha liberato dalle strettoie della narrazione, per scoprire lo stupore dell’apparizione di una creatura nuova: il quadro. Allora sono tornato all’inizio dell’esposizione che è giustamente arginata in venti opere, fra le cere di Medardo Rosso, Ecce Puer (1906) e Aetas aurea (del 1886): il segno del pollice che plasma ha la stessa temperatura della pennellata di Previati che ho appena ammirato in apertura della mostra negli Amanti e che ancora ammiro nella più piccola Maternità (50x100), tutta giocata sul mormorio del vento mosso dalle grandi ali dell’angelo. Quasi un tema le ali: le rivedo negli studi di Previati preparatori alla grande Maternità: e ancora nel piccolo olio di Giovanni Segantini del 1896 L’amore alla fonte della vita. Quel pennelleggiare libero da ingombri narrativi continua nel disegno, come nel classicissimo di Segantini Ave Maria a trasbordo (gessi su carta, studio per il grande olio Ave Maria a Trasbordo) e, soprattutto nel Nudo di spalle (controluce) una piccola tela intensissima di Umberto Boccioni del 1909: è sua madre. Un’altra madre. Un’altra grande madre come nella dolcezza del disegno di Segantini L’Angelo della vita, matita nera e carboncino: non è il tema-titolo della mostra? Mi sono sembrate tutte opere proiettate in avanti e non al ricordo di una pittura ottocentesca tutta italiana (vi ricordate i macchiaioli, gli scapigliati?), già toccata da quel respiro decadente che sarà l’origine e il tralcio lungo di tutta la nostra cultura, in pittura, scultura, musica, poesia e narrativa, fino alle riprese figurative della così detta Transavanguardia. Queste le mie impressioni, le mie riflessioni e questa la mia speranza: che anche la Galleria Achille Forti possa diventare Galleria d’arte moderna e contemporanea e trovare gli spazi idonei (ci sono a poche centinaia di metri), per produrre rassegne e mostre di arte moderna e di arte contemporanea. Verona ne ha bisogno, quanto ne hanno bisogno e lo soddisfano Trento e Rovereto con la loro GAMC. •

Francesco Butturini
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