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20 novembre 2018

Cultura

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08.06.2018

Cacciari: «Da Beethoven a Kant così nacque la rivoluzione»

Massimo Cacciari al Festival della bellezza FOTO MARCHIORI
Massimo Cacciari al Festival della bellezza FOTO MARCHIORI

«Evviva, filosofia e musica!» scriveva Beethoven, intorno al 1820, in uno dei quaderni di conversazione (i celebri Konversationshefte) a cui era solito affidare pensieri e domande per i suoi interlocutori, da quando era diventato quasi completamente sordo. Un’esclamazione in qualche modo riassuntiva del rapporto che si stabilì durante quell’epoca romantica fra le due forme del pensare. Al Filarmonico sono le note sturm und drang della «Tempesta», la sonata in re minore numero 17 eseguita al pianoforte da Ilaria Loatelli, ad accompagnare l’entrata in scena di Massimo Cacciari. Docente universitario, ex parlamentare europeo e italiano, già sindaco di Venezia e oggi fra i protagonisti più incisivi del nostro dibattito pubblico, è ospite al Festival della Bellezza con l’inedita lezione «Romantik: filosofia e musica». Evento culturale della rassegna estiva di Idem co-organizzato dall’Accademia filarmonica di Verona per introdurre il «Settembre» che quest’anno – 475esimo dalla fondazione – si aprirà il 27 agosto con la prima esecuzione assoluta della «Corale» del compositore tedesco. Cedendo il passo ora Beethoven ora a Chopin, il professore spiega e approfondisce la relazione fra musica e filosofia lungo gli anni del Romanticismo. «Essenziale» così la definisce «e al tempo stesso portante. Perché la riflessione sulle espressioni musicali influenza la stessa espressione filosofica, e viceversa. Un pensiero che diventerà dominante nella nostra cultura del Novecento in cui molti ripeteranno che la filosofia non può in alcun modo fare a meno della musica e illuminante per comprendere la musica contemporanea». Il tempo in cui Cacciari trasporta il pubblico, numerosissimo, del teatro è quello del Romanticismo «compreso fra Beethoven e alcuni dei massimi idealisti tedeschi come Goethe e Schelling, che nel suo periodo più fecondo coinciderà con le idee repubblicane e rivoluzionarie propagate lungo tutta l’intellighenzia tedesca del periodo, a partire da Kant». E prende il «la» proprio dalla kantiana «Critica del Giudizio» e dalla sua emergente prospettiva in campo estetico «del bello che esprime una conciliazione fra il sentimento e la natura, e del sublime che oltrepassa il limite del bello», per motivare le origini e lo sviluppo di quel rapporto, e del perché la poetica romantica ne sia l’origine fondamentale. «Se mancano le parole per esprimere il sublime c’è la musica. Ecco da dove emerge in campo filosofico la relazione rivoluzionaria da cui traggono ispirazione tutti, da Kant in poi» spiega. Il resto è un viaggio fra l’immaginazione, la fantasia, la fenomenologia dello spirito, le teorizzazioni filosofiche che hanno l’artista modello di umanità. Fra la musica che è stata espressione ineffabile del pensiero di quell’epoca di sommovimenti creativi che hanno costituito il presupposto spirituale della modernità. Fra Beethoven, con la mente immersa nei temporali romantici, inquieto e solitario, e Chopin, anima esule e vibrante, esploratore di armonie visionarie. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

L.Per.
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