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14 dicembre 2018

Cultura

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13.03.2016

Arnaldo Fraccaroli, l’inviato che inventò la «dolce vita»

Arnaldo Fraccaroli (foto proprietà GettyImages)
Arnaldo Fraccaroli (foto proprietà GettyImages)

È quasi un bambino quando si presenta a L'Arena. Ha cominciato a mandare articoletti al giornale e riceve l'invito a farsi conoscere. «Così, un giorno di vacanza, intrapresi arditamente in bicicletta l’avventuroso viaggio da Lonigo a Verona: chilometri trenta. Cominciavo in tal modo la mia carriera di viaggiatore per gli itinerari del mondo». Al giornale lo accoglie «un bel giovinottone alto, florido, gagliardo», Renato Simoni, critico teatrale, che racconterà: «Avevo capito che si trattava di un giovinotto, ma mi trovo addirittura dinanzi a un ragazzetto!». Quel ragazzetto è Arnaldo Fraccarollo (poi Fraccaroli) da Villa Bartolomea. Tra i due si instaurerà, parole di Fraccaroli, «un’amicizia profonda, una di quelle amicizie salde e piene che danno gioia alla vita».

Arnaldo Fraccaroli nasce il 26 aprile 1882 da Antonio e Angela Zancopè; resterà sempre legatissimo alla madre, che morirà nel 1911. Il padre fa l'oste ma la vita è grama e decide di spostarsi a Lonigo, dove un suo figlio di primo letto, Gaetano, ha un avviato panificio. A 12 anni Arnaldo si auto nomina corrispondente de L'Arena e comincia a spedire qualche «articolino». Frequenta il ginnasio e intanto scrive, vuole fare il drammaturgo. La morte del padre nel 1998 lo obbliga a interrompere gli studi e trova lavoro in una cartoleria-tipografia di Lonigo, dove stampa la prima commedia, Folletto. Nel 1901 viene assunto alla Provincia di Vicenza, il cui direttore era amico del padre. Passa poi alla Provincia di Padova e al Gazzettino. Continua a scrivere commedie e a collaborare con L'Arena, sempre apprezzato da Renato Simoni che nel 1909 gli apre la strada al mitico Corriere della Sera del direttore Albertini. La gavetta è dura ma fulminea. Nel 1912 Fraccaroli si guadagna i gradi di corrispondente di guerra in Libia, dove affianca e si forma vicino grandi firme come Luigi Barzini e Guelfo Civinini. Allo scoppio della Prima guerra mondiale sarà inviato al fronte. Le sue corrispondenze lucide e precise, proposte con linguaggio discorsivo e vivace, gli procurano stuoli di lettori affezionati.

Negli anni Venti e Trenta, Fraka, così ormai tutti lo chiamano, gira il mondo come inviato speciale nelle maggiori capitali europee, negli Stati Uniti, in particolare a Hollywood e New York, in Argentina e Paraguay, in Estremo Oriente, nel Siam e a Ceylon.

Sarà inviato del Corriere per 40 anni, durante i quali si farà apprezzare non solo per le doti e il talento professionale e per la sua instancabile attività, ma anche per le qualità umane, bontà d'animo e generosità. Ama sommessamente definirsi «commesso viaggiatore della curiosità altrui», anche se la sua sterminata produzione gli darà fama e lauti guadagni.

Come autore di teatro Fraccaroli usa garbo e ironia, come giornalista ha uno stile scorrevole e spontaneo. È lui, nel 1912, a coniare l'espressione «dolce vita» per dare il titolo a una sua commedia; titolo che Fellini riutilizzerà quasi mezzo secolo dopo. Fraccaroli ha lettori-fan che ritagliano e conservano i suoi articoli, lo riconoscono e lo fermano per strada.

Dopo il Fascismo e la liberazione passa per breve tempo al Corriere d'informazione, poi torna al Corriere della sera e viene nominato direttore della Domenica del Corriere, testata con la quale ha sempre continuato a collaborare. I tempi però sono cambiati, sono cambiati anche i gusti dei lettori e il suo linguaggio di colpo pare datato, passato di moda. Se ne rende conto anche lui: «Non siamo più giovani - confida – mi sembra di essere uno che racconta favole».

Arnaldo Fraccaroli muore di tumore a Milano il 16 giugno 1956. Migliaia di persone partecipano al funerale. Il Corriere pubblica i commossi ricordi firmati da Dino Buzzati, Orio Vergani e Indro Montanelli, che scrive: «Io non c’ero. Ma mi hanno detto che i funerali di Arnaldo Fraccaroli sono stati un’apoteosi. A grappoli vennero per scortarne la bara, spontaneamente, fino al Cimitero, uomini e donne di tutti i ceti e condizioni. Dalle portinerie, dalle botteghe di barbiere, dai tassì, dai conventi, dalle scuole, dagli ospedali, dagli ospizi, dai negozi, dagli uffici uscì e si compose in corteo quel “pubblico“ che noialtri giornalisti non conosciamo, ma per il quale scriviamo: quello che ci legge in tram o dietro il banco, quello che si appassiona all’avvenimento e aspetta l’articolo e lo discute. Se l’occasione si prestasse al motto di spirito, diremmo che Fraccaroli è stato, anche da morto, lo scrittore più “seguito“ di questi ultimi tempi. Certo, per queste cose ci vuole Milano, unica fra tutte le città d’Italia in cui un uomo possa guadagnarsi la popolarità senza sentirla condita di livore, gelosia e invidia».

Un’apprezzata biografia di Arnaldo Fraccaroli è opera della bella penna del suo conterraneo e collega Arnaldo Bellini (2004). Un altro ritratto di Fraka è contenuto in Confidenze d'autore dello stesso Bellini.

Il Comune di Villa Bartolomea ha sempre onorato la memoria del suo illustre concittadino attraverso varie iniziative e la dedicazione di una via (Corso Arnaldo Fraccaroli, dove ha sede il municipio) e la biblioteca comunale, mentre una lapide è stata affissa sulla facciata della ricostruita casa natale del giornalista scrittore. A Verona c'è una scuola elementare a lui dedicata, in Valdonega. Pure Lonigo, suo paese di adozione, gli ha intitolato una via, come hanno fatto il Comune di Milano e di di Roma.

Franco Bottacini
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