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16 novembre 2018

Cultura

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11.07.2018

A San Giorgio la Storia che parla con i segni delle fucilate francesi

San Giorgio, sull’intonaco dell’edificio ancora visibili i fori delle fucilate delle truppe francesi MARCHIORI
San Giorgio, sull’intonaco dell’edificio ancora visibili i fori delle fucilate delle truppe francesi MARCHIORI

È inevitabile, quest’estate, passando davanti alla chiesa di San Giorgio, guardare in alto, alla splendida cupola, progettata da Michele Sanmicheli, nel Cinquecento, ma certamente potrebbe incuriosire la casa a fianco della chiesa. Costruito nel 1791, l’edificio che ospita la canonica, ha la facciata restaurata e dipinta con intonaco bianco, ma è stata lasciata piena di buchi e scrostata. Anzi, i fori, invece di essere sistemati, sono stati messi ancora di più in risalto, da un restauro intelligente attento alla storia. Infatti, si è voluta ricordare una delle pagine di storia fra le più drammatiche di Verona dei primi anni dell’Ottocento, menzionata, proprio su questa facciata, da una lapide che dice: «Questa casa e la vicina chiesa di San Giorgio conservano le tracce degli assalti che i francesi, nell’ottobre 1805, mossero contro gli austriaci, ancora padroni della sinistra d’Adige». I fori sull’intonaco sono, dunque, il segno delle pallottole, sparate dai fucili dei francesi; sono le tracce di una battaglia che si è combattuta proprio in questo angolo della città. Era il 18 ottobre 1805, quando i soldati napoleonici vennero da Castelvecchio per assalire la Verona austriaca. Ma per capire questa battaglia fra francesi e austriaci, dentro la città, occorre fare un passo indietro e ricordare il trattato di Campoformio del 17 ottobre 1797, firmato dall’ultimo doge Daniele Manin e da Napoleone. Di fatto si concludeva la prima campagna d’Italia di Napoleone e prevedeva la cessione di Venezia all’Austria: finisce la Repubblica Veneta e l’Adige diventa il confine fra la Repubblica Cisalpina, retta dai francesi, a occidente, con capitale Milano, e l’Austria, che si insedia nella parte orientale. In un primo momento, questo accordo non divise Verona: la città, sebbene il fiume, diventato confine, la tagliasse in due parti, passò interamente agli austriaci. Il 21 gennaio 1798, si formò il Governo aulico provvisorio imperiale retto dal proconsole imperiale Kerpen in modo dispotico. Questa situazione durò poco: già il 26 marzo, ripresero le battaglie tra austriaci e francesi in territorio veronese. La nostra città rappresentava una "testa di ponte", che servì come punto di partenza per l’offensiva austro-russa di un anno dopo, nel marzo del 1799. Inizialmente, gli austriaci ripresero i territori perduti, poi, quando Napoleone concluse la campagna d’Egitto e ritornò in Europa, in breve tempo, ripristinò i possessi francesi: già il 14 giugno 1800, a Marengo, vinse l’esercito austriaco. Così, il 9 febbraio 1801, fu firmato con l’Austria il trattato di Lunéville, che confermò il trattato di Campoformio, ma con l’aggiunta di una terribile novità per Verona. La città doveva essere divisa: la riva destra dell’Adige passò alla Repubblica Cisalpina, mentre la parte sinistra, cioè Veronetta, rimase all’Austria. Questa divisione si protrasse fino al 18 ottobre 1805, quando i francesi tentarono la conquista di Veronetta. Iniziò una battaglia tra le due parti di Verona: i soldati napoleonici, guidati dal grande generale Andrea Messena, riuscirono prima a respingere un attacco austriaco presso il ponte di Castelvecchio e poi passarono al contrattacco da San Giorgio. A guidare gli austriaci vi era l’arciduca Carlo d’Asburgo. Quei fori sulla canonica di San Giorgio furono fatti dai soldati francesi di Messena. Gli austriaci si arresero il 29 ottobre. Con la pace di Presburgo del 2 dicembre 1805, tutto il Veneto entrava a far parte del Regno d’Italia. Ma il dominio francese non durò a lungo: solo 17 anni. Infatti, i francesi lasceranno Verona il 4 febbraio 1814; nello stesso giorno, gli austriaci entrarono in città e vi rimasero fino al 1866. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Emma Cerpelloni
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