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24 settembre 2018

Cultura

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02.10.2010

Chiara Civello tra talento e pop

Chiara Civello durante il set alla Fnac FOTO BRENZONI
Chiara Civello durante il set alla Fnac FOTO BRENZONI

Quello che colpisce ascoltando Chiara Civello è innanzitutto la consistenza e lo spessore della sua voce, capace di coniugare con forza e sicurezza un'altezza equilibrata e un controllo ineccepibile. Invece quello che lascia più perplessi è la virata pop che ha dato alla sua musica: per quanto ben prodotta e curata sia, ha qualcosa di meno originale di un tempo. L'altro pomeriggio è ritornata a tre anni di distanza alla Fnac, dove ha proposto alcuni pezzi del suo terzo e nuovissimo lavoro intitolato 7752 (realizzata nientemeno che per la EmArcy del gruppo Universal), un titolo apparentemente enigmatico, che corrisponde al numero di chilometri che separano New York da Rio De Janeiro: due città molto importanti nella biografia artistica della Civello. Se infatti da anni vive nella metropoli americana, in Brasile sembra aver trovato una nuova patria e un circuito di musicisti ben disposti ad accoglierla. La cantante romana, intervistata dal vivo alla Fnac dal giornalista Marco Sorio, non si è risparmiata nel raccontarsi e nel raccontarci di una vita davvero fuori dal comune: i soggiorni nella casa californiana di Bacharach, le sue amicizie con Jacques Morelenbaum, le sue serate a Rio in compagnia dei grandi poeti della saudade e di Ana Carolina, la star del pop brasiliano. Però quando imbraccia la chitarra Marisa Monte o Elis Regina sembrano lontane anni luce e anche il jazz, che era stato il suo primo amore, è solo una pallidissima traccia. C'è invece molto dell'attualità canzonettistica italiana, soprattutto quando imbraccia la chitarra per farsi ascoltare. Così, per esempio, 8 storie fa venire in mente Carmen Consoli e Dimmi perché Paola Turci. I pezzi più belli sembrano essere allora l'intrigante Un uomo che non sa dire addio del compositore brasiliano Antonio Villeroy, a cui la cantante ha adattato un nuovo testo italiano, e il tono minore e un po' misterioso di Resta che ha cantato accompagnandosi al pianoforte. Alla fine del suo breve set l'impressione è quello di una cantante che ha molti numeri per salire in paradiso: una voce notevole, un carattere e una grinta apparentemente inesauribili, una preparazione musicale che non guasta. Un vero talento, ma per favore, se proprio vogliamo dargli una definizione, non parliamo di jazz.

Luigi Sabelli
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