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24 gennaio 2018

Cultura

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31.12.2017

San Fermo aprirà alle visite della «pinacoteca» tra le travi

I dipinti conservati nel soffitto ligneo della chiesa di San Fermo
I dipinti conservati nel soffitto ligneo della chiesa di San Fermo

Marco Cerpelloni San Fermo, svelati gli eccezionali dipinti tra le travi: tre giorni per visitare la straordinaria «pinacoteca» in quota. Si potrà accedere ai ponteggi necessari per i restauri. Le prenotazioni a partire da martedì 2 gennaio, dalle 9 alle 13, allo 045.592813. Le visite alla galleria di dipinti del Trecento sono previste su tre giorni: domenica 7, 14 e 21 gennaio, dalle 14.20 alle 17. Si accederà all’impalcatura a gruppi di dieci persone ogni venti minuti. È consigliato un abbigliamento adeguato e scarpe con suole in gomma. È vietato l’ingresso ai minori di 14 anni e si sconsiglia a chi soffre di vertigini. L’accesso al complesso è dal chiostro. La visita è introdotta dalla storica dell’arte Erika Prandi. Le giornate sono organizzate dalla parrocchia di San Fermo con l’Associazione Chiese Vive. Sarà un’opportunità irripetibile, almeno per i prossimi decenni. La visita in quota attraverso le piattaforme per i restauri permetterà di vedere da vicino alcune delle 416 immagini di santi dipinte su tavola ed inserite dentro agli archi con una sorprendente tecnica costruttiva del XIV secolo. «Nessuna chiesa al mondo ha una copertura uguale», commenta il parroco di San Fermo e direttore del Museo diocesano, che qui ha sede, don Maurizio Viviani. Sedici capriate in larice rosso per una lunghezza di 54 metri accolgono 416 figure di santi, dipinti su tavola ed inseriti in archi trilobi interamente scolpiti. Il collegamento al soffitto è con tiranti in ferro. È la sorprendente «carena di nave» in legno voluta dai frati Francescani sotto la guida del priore Daniele Gusmari. Il mecenate fu Guglielmo da Castelbarco, ritratto con il priore sull’arco trionfale. L’attuale intervento di restauro è commissionato alla ditta Cristani Pierpaolo e a un team di professionisti con finanziamenti dalla Conferenza episcopale italiana, della Diocesi di Verona e della Regione Veneto. Proprio la struttura creata per l’intervento conservativo permette di salire sino a circa 25 metri di altezza e raggiungere le quattro gallerie di santi. La costruzione di questo capolavoro impegnò un cantiere di artisti per diversi anni, sino al 1314 o al più tardi il 1350. Sono state trovate anche scritte con diverse date, oltre a chiodi per fissare il tetto. Tra questi artisti, spiega don Viviani, «c’erano sapienti architetti e decine di artigiani esperti nel taglio del legno, nel montaggio delle parti, nella movimentazione dei carichi, nella forgiatura della parti metalliche. Non mancò neppure una bottega di pittori su legno. Il risultato appare oggi ancora più spettacolare, grazie ad un intervento di consolidamento di alcune parti ammalorate, all’attenta pulizia e all’accurato restauro dell’intero manufatto in fase di ultimazione». Quei capolavori ritrovati e l’intera opera lignea a forma di carena di nave rovesciata porta con sé un preciso riferimento simbolico. Già parte dell’iconografia cristiana delle origini. Un insieme di immagini che si sviluppò nei primi secoli dopo Cristo soprattutto a Roma, «centro di un impero i cui commerci avvenivano in buona misura per mare», chiarisce don Viviani. «Fu naturale per la religione cristiana “appropriarsi” di alcuni oggetti della navigazione, dando loro un significato spirituale. L’ancora è Gesù Cristo, il faro che illumina la vita del credente. La nave è il simbolo della Chiesa, sospinta nel mare dal vento dello Spirito Santo, il simbolo principale che propone il soffitto di San Fermo: rimanda alla nave della Chiesa, in perenne viaggio nel mare del mondo verso l’approdo, che è Gesù Cristo. In San Fermo, il cristiano scorge nel soffitto il volto di 416 santi, quanti dal Cielo pregano per i cristiani che stanno quaggiù e vivono come naviganti nelle acque del tempo e della storia». •

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