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19 aprile 2018

Cultura

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04.11.2017

Calzi e l’arte della ceramica
tra Simbolismo e Liberty

Il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza ospita da domani al 18 febbraio la mostra «Tra Simbolismo e Liberty: Achille Calzi», a conclusione di un lungo lavoro di ricerca che la curatrice Ilaria Piazza ha avviato su un artista cardine della storia culturale e della produzione simbolista e liberty in Italia. Achille Calzi (1873-1919) fu portavoce delle nuove istanze della modernità e figura importante non solo per la vita culturale di Faenza e del Liberty italiano, ma artista attivo nella produzione e innovazione della ceramica applicata all’architettura e all’industria ceramica in Italia.

Discendente da generazioni di artisti e maiolicari, fu pittore, disegnatore, direttore della Pinacoteca, del Museo Civico e della Scuola di Disegno e Plastica di Faenza, storico dell’arte e docente, collaborò con la manifattura faentina Fratelli Minardi nel 1903 e fu direttore per le fabbriche Riunite Ceramiche (1905-1909) dove progettò, oltre a ceramiche d’uso, anche ceramiche per l’architettura, camini, piastrelle divenuti simbolo di un cambiamento linguistico e artigianale. Aggiornato sulla vita culturale del suo tempo, grazie anche ai viaggi all’estero, ebbe molteplici rapporti con artisti r letterati come Pellizza da Volpedo, Arturo Martini, Giosuè Carducci, Alfredo Oriani, Gabriele D’Annunzio, Riccardo Zandonai.

«Calzi incarna la moderna figura dell’artista progettista, facendosi interprete del principio modernista dell’arte in tutto, attraverso collaborazioni con le principali manifatture faentine e nell’impegno profuso nel campo della grafica», spiega Piazza. «A questo si aggiunge la multiforme ricerca nelle arti figurative, dove recepisce alcune delle più avanzate tendenze artistiche nazionali e internazionali».

La mostra è la prima di un percorso che il Museo ha intrapreso per attribuire il giusto riconoscimento a maestri, tutti di nascita faentina, come Giovanni Guerrini, Pietro Melandri, Anselmo Bucci, Domenico Rambelli.

Antonio Giovannini
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