Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
22 gennaio 2018

Cultura

Chiudi

29.12.2017

ATMOSFERA SURREALE

I sacchi di carbone di DuchampMezza bambola di Hans BellmerRené Magritte: «Il castello dei Pirenei»
I sacchi di carbone di DuchampMezza bambola di Hans BellmerRené Magritte: «Il castello dei Pirenei»

Andrea Sambugaro La ruota di bicicletta montata su uno sgabello, ideata da Marcel Duchamp, nella prima sala, dà un senso di leggerezza. All’opposto dei sacchi che gravano dal soffitto sul tunnel che invece conduce all’uscita e conclude la mostra. Anch’essi di Duchamp. Poi si riscende a pianterreno dallo scalone ma non si torna propriamente con i piedi per terra: nella mente, oltre alle opere citate, restano l’ampolla con i 55 cc di aria di Parigi e la Gioconda coi baffi, sempre di Duchamp, la mezza bambola di Hans Bellmer, il fotogramma dell’occhio reciso da Un chien andalou («Un cane andaluso») di Luis Buñuel (e Salvador Dalí). E, forse come sintesi, «Le Chateau des Pyrennees», il castello dei Pirenei di René Magritte sulla sommità di quell’enorme masso sospeso sulla distesa d’acqua con un cielo chiaro abitato da bianche nuvole e, in basso, il mare tempestoso. Compresenze impossibili, se non in una visione. ACCOSTAMENTI meravigliosi, metamorfosi, paesaggi onirici (e ironici, che è giusto l’anagramma) sono alcuni dei temi esplorati da «Duchamp, Magritte, Dalí. I rivoluzionari del ’900», in corso fino all’11 febbraio a Palazzo Albergati a Bologna, dedicata agli intrecci, alla rottura e alle influenze di Dada – il movimento nato a Zurigo, in piena Guerra mondiale, considerata con le sue devastazioni la prova finale del fallimento del razionalismo e della cultura borghese di fine Ottocento – e Surrealismo, sorto pochi anni dopo a Parigi, mirante a una rivoluzione dello spirito e alla ricerca di una nuova realtà, intenti messi nero su bianco nel Manifesto del 1924: la scoperta dell’inconscio e la psicoanalisi freudiana portano alla proclamazione dell’importanza di dare spazio alle forze irrazionali e creative della psiche. Spazio anche al desiderio e alle pulsioni: «Il sogno di Venere» è la stampa di Salvador Dalí e Horst P. Horst in cui la donna seminuda è bendata, con un astice a chele spalancate sulle cosce; «Il teschio di Dalí» è invece la stampa di Philipp Halsman che coglie l’artista spagnolo accanto a un teschio formato dai corpi nudi di sette donne. Dalla volontà di far emergere l’inconscio, a cascata, ecco l’uso del caso, dell’automatismo, del biomorfismo, dell’ immaginario onirico e la manipolazione di oggetti della vita quotidiana, sottratti alla loro funzione originaria. Il cerchione e le forcelle della bicicletta di Duchamp ne sono l’esempio. «IO CREDO NELLA FUTURA risoluzione di questi due stati, sogno è realtà, all’apparenza così contraddittori, in una specie di realtà assoluta, di surrealità, se così si può dire», scrive André Breton nel Manifesto del Surrealismo. Logica, estetica e morale sono un limite alla fantasia e alla creatività: si deve riconquistare quella libertà di immaginazione dell’infanzia, dei sogni, forse della follia. Alla ragione, semmai, spetta il ruolo di riconoscere e registrare i fenomeni prodotti dall’inconscio. Ma come liberarsi, nell’arte, dal pensiero cosciente? Con i disegni automatici di Jean Arp e André Masson, per esempio, i lavori semi automatici di Joan Mirò, gli sfregamenti («frattages») o i raschiamenti («grottages») di Max Ernst, la solarizzazione nella fotografia, il collage, l’assemblaggio. O con il «ready-made» di Duchamp: sottratto dal contesto dell’ambiente consueto, un oggetto viene presentato senza modificazioni in un ambiente che diventa alienante. Il superamento degli schemi consolidati dell’arte, dei suoi canoni, delle regole del colore è totale. Rivoluzionario, appunto. Più che il procedimento, conta l’idea. Fino a spingere la scrittrice surrealista Joyce Mansour ad affermare: «Non è la tecnica pittorica a essere surrealista, bensì il pittore e la sua visione della vita». •

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1