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15 novembre 2018

Cultura

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06.08.2009

Antonio Pirolli, una bacchetta a tutto tondo

Il direttore Antonio Pirolli
Il direttore Antonio Pirolli

Agita la bacchetta con gesto sicuro, elegante, signorile, di chi ha un reverenziale rispetto per la musica.
Antonio Pirolli è sul podio areniano per la quinta volta, ma sembra aver già la consumata esperienza di uno che lo pratica da anni.
Il direttore romano è alla seconda prova con l'orchestra della Fondazione Arena dopo averla diretta a gennaio nella «Turandot» andata in scena al Teatro Filarmonico.
«Il Barbiere di Siviglia (stasera la sesta rappresentazione) - ci racconta Pirolli - è l'opera che ho diretto più volte nella mia carriera. Almeno in nove produzioni diverse e in tutte le salse, con gli interpreti più sconosciuti e con i più grandi, in tutte le parti del mondo: Italia, Europa, Giappone. Sono stato l'ultimo direttore a dirigere quel grande tenore rossiniano che era l'americano Rockwell Blake».
[FIRMA]Ha trovato qualche difficoltà nei grandi spazi dell'Arena? No. Devo riconoscere che aver alzato di 40 centimetri la buca orchestrale ha migliorato la qualità acustica del suono. Un'orchestra troppo sonora corre però il rischio di coprire le voci e tradurne il suono in stile ottocentesco è stato lo sforzo maggiore. Abbiamo lavorato bene, malgrado le prove ristrette, con una compagnia di canto eccellente, in un clima ideale, di serenità e di grande professionalità. Mi sono trovato benissimo con le masse, il coro, ben al di là di tanti altri teatri.
Come giudica lo spettacolo di de Ana?
E' geniale e colpirà il pubblico. Col regista argentino ho avuto uno rapporto idilliaco. Con un solo sguardo ci dicevamo cosa non andava e cosa bisognava mettere a posto.
In che posizione collocherebbe «Il barbiere di Siviglia» raffrontato con la migliore produzione rossiniana, «La Cenerentola» e «Italiana in Algeri»?
Sicuramente al primo posto, per la sua perfezione formale e stilistica. Cenerentola è un'opera interessante che ha un calo di tensione nel secondo tempo, mentre invece il primo è molto serrato. Nel Barbiere tutto questo non succede perchè il testo è ben sorretto drammaturgicamente. L' Italiana è poi un caso a sé proprio per il soggetto teatrale.
Che tipo di direttore si reputa?
Non mi piacciono le etichette. Il repertorio di un direttore deve essere a tutto tondo. Deve avere la capacità di dirigere tutto. Certo le nostre radici culturali ci impongono delle scelte. Se dovessi dirigere quello tedesco mi fermerei un momento a pensarci su bene. Per dirigerlo, sia quello ottocentesco o quello contemporaneo, ci vuole una formazione culturale molto diversa dalla nostra.
Sempre impegnato con il Teatro dell'Opera di Istanbul ?
Si. E' un fatto anche sentimentale: ho una moglie turca. Una specie di cordone ombelicale che mi lega con quella grande città.
Si augura qualche altra chiamata dalla Fondazione Arena ?
La auspico, ma finora non ho ricevuto nessuna proposta. Il teatro deve ancora definire alcuni titoli dei suoi prossimi programmi.

Gianni Villani
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