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22.04.2013

Si prepara il Governo del presidente
E potrebbero entrare due veronesi

Alberto Giorgetti, Pdl
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E ora sotto con l'ennesimo tentativo di costruire un governo, che se andrà in porto sarà un Governo del Presidente o di «salvezza nazionale». La rielezione di Napolitano alla Presidenza della Repubblica avendo segnato la sconfitta dei partiti che si sono arresi di fronte alle proprie incapacità, spalanca ora a Napolitano tutte le possibilità per costruire un Governo sul quale i partiti potranno obiettare ben poco e al quale invece dovranno dare collaborazione. Di questo Governo, se come pare ci saranno i contributi del Pdl e del Pd, potrebbero entrare a far parte almeno due veronesi con ruoli di sottosegretario: il coordinatore veneto del Pdl Alberto Giorgetti e il collaboratore di Enrico Letta, Gianni Dal Moro per il Pd. Enrico Letta potrebbe addirittura secondo alcune indiscrezioni essere indicato anche come premier gradito anche al centrodestra per un Governo di larghe intese benedetto da Napolitano. In questo caso l'ingresso nell'esecutivo di Dal Moro che fa parte della sua segreteria per i temi economici sarebbe scontato. Anche nel Pdl circola con forza il nome di un veronese per incarichi di governo: Alberto Giorgetti è stato infatti sottosegretario all'Economia e Finanze dove ha mantenuto ottimi rapporti e significativi legami che possono tornare preziosi in vista di nuovi incarichi. Pd e Pdl, in un Governo del Presidente, potrebbero dividersi i ministeri legati all'economia e allo sviluppo in modo bipartisan. Il tentativo di Napolitano per dare al Paese un Governo che riesca a durare almeno il tempo delle riforme più urgenti potrebbe passare per un incarico ad Amato come premier e garante di quell'equilibrio al quale le diplomazie dei due schieramenti stanno lavorando da 50 giorni: mentre Bersani inseguiva i parlamentari di Grillo, la Real Politik, secondo quanto trapela dalle stanze parlamentari romane, provava a disegnare l'identikit di un Governo di larghe intese assolutamente bipartisan. Ora il Presidente della Repubblica, forte degli oltre 730 voti e del lavoro prodotto dai 10 saggi che potranno far parte del nuovo Governo, ha in mano il pallino del gioco: o i partiti, travolti dalle macerie di se stessi, con senso di responsabilità accettano il varo del Governo del Colle, oppure Napolitano può anche staccare la spina e mandare i partiti in campagna elettorale. Il semestre bianco infatti è finito: è tornato il potere di sciogliere le Camere. E se si torna a votare con queste condizioni, secondo i sondaggi, dopo tutto quello che è successo, il favorito è Berlusconi. Il quale avrebbe interesse ad andare al voto per vincere, ma forse non è il momento giusto neppure per il Cav.

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