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02.01.2013

«Belli con gusto» per il podio
Sono i trasversali De Curtis

I De Curtis: Belli con gusto è il loro secondo album
I De Curtis: Belli con gusto è il loro secondo album

Torna l'ormai consueta carrellata sulle produzioni rock «made in Verona» che vede nel 2012 primeggiare il disco dei De Curtis su altri nove album di band e solisti, elencati a lato in ordine alfabetico e non di merito. Come primo è stato scelto il lavoro del quartetto (ora quintetto) di Belli con gusto perché rappresenta una tendenza ormai dominante nella musica indipendente italiana: l'attenzione per le colonne sonore, specialmente quelle di Ennio Morricone e di altri maestri del cinema di genere anni '60-'70; l'influenza della musica strumentale, anche se nel disco dei De Curtis c'è un brano cantato da una musicista americana, Mae Star, del gruppo di Portland, i Rolleball (vedi intervista a lato); e infine il poco rispetto portato verso i generi. Siamo invece dalle parti del rock anni '90 di Bluvertigo e Subsonica con gli Aperegina che dopo un anno di lavoro sono arrivati infine a L'arte del vuoto, anticipato dal singolo Dormiveglia e contenente il brano L'era degli aquiloni che inizialmente era stato scelto come titolo dell'intero lavoro. Si cambia genere e dal pop elettronico in italiano degli Aperegina si passa al metal degli Arthemis, progetto internazionale del chitarrista veronese Andrea Martongelli, originario della Bassa e conosciuto anche in Giappone. A marzo il gruppo thrash metal sarà infatti all'Hammerfest, rassegna britannica, e porterà una proposta musicale che cerca di uscire dai limiti del «metallo». Ascoltando We fight non si può fare a meno di pensare che la maturazione degli Arthemis li porterà lontani dal metal in senso stretto. Anche Cabeki, cioè Andrea Faccioli (apprezzato come musicista nel gruppo di Cisco, ex Modena City Ramblers) con il suo nuovo disco, Una macchina celibe, cerca di lasciarsi alle spalle il suo disco precedente, influenzato dal folk atmosferico americano per arrivare a una possibile musica da film. Nei bozzetti sonori del suo secondo album si intravedono le ombre dell'onnipresente Morricone western, del Ry Cooder più intimista e di Yann Tiersen, tanto da rendere la sua Macchina uno splendido viaggio nei sogni cinematografici di uno scultore sonoro. Con i Klein Blue, il collettivo della Lessinia «imparentato» con i C+C=Maxigross siamo invece sul lato dell'indie-pop orchestrale. Non è un caso che alle registrazioni di Sono solo note immaginate, l'album d'esordio, abbia partecipato il maestro Andrea Battistoni, arrangiatore ed esecutore, in un quartetto d'archi, di un paio di brani. Sotto questo punto di vista, infatti, le «note immaginate» sono davvero l'esempio di un crossover, un passaggio dall'indie-pop alla musica da camera. Torniamo invece in cantina, nel senso di un luogo claustrofobico, con Le Pistole alla Tempia, il gruppo di base sul lago di Garda che, arrivato al secondo disco con La guerra degli elefanti, evolve dal suono rock alternativo italiano anni '90 - ricordate i primi Marlene Kuntz? - e segue le tracce del Teatro degli Orrori, rendendo sempre più attuali i testi delle canzoni, una specie di diario dei trentenni della iGenerationb invischiati nella crisi (lavorativa, sentimentale, sociale). Se cercate invece la perfetta musica per festeggiare, arriva con tempismo When the groove gets hot, il primo cd di Roberta e i Negroni. Sì, lo sappiamo: è un disco di cover, sulla scia dei tedeschi The Baseballs, e non aggiunge niente di nuovo, tranne una sonora botta di felicità per chi l'ascolta, con reinterpretazioni fulminanti di classici come Rip it up, Rock the casbah, Rock'n' roll all night e Shout. Più difficile il compito dei Sonohra (con la fama, crescono le responsabilità) che però con il loro terzo disco, La storia inizia da qui sembrano aver sterzato dal pop-rock per teenager verso qualcosa di più compiuto e maturo, con l'aiuto di autori quali Eugenio Finardi, Roberta di Lorenzo ed Enrico Ruggeri. Scelta totalmente diversa quella degli Upon This Downing, band composta da ragazzi di Verona e Brescia che, lasciata l'Italia, si sono trasferiti a Huntington, in California, dopo aver firmato un contratto con l'etichetta americana Fearless Records. Il loro disco d'esordio, To keep us safe, mescola ritmiche hardcore e vocalità metal melodico: un impasto di rock estremo che spinge ancora più in là la carica sonora di band come Linkin Park. Sul loro sito scrivono come «hometown» Verona ma sarà difficile vederli da noi. A chiudere i dieci dischi migliori del 2012, Repollution, la prima uscita dei What A Confus!on, tra metal e rap, dalla sponda est del Garda. Un cenno finale ai mini-album che hanno caratterizzato l'anno. Fra tutti (Sick Monkey, Emily Guerra, Mothodica...) scegliamo quello con i più alti margini di miglioramento, l'Ep dei giovani The Shape: cinque brani originali, scritti dal gruppo stesso, tra Doors, The Who, Rolling Stones e Pearl Jam. Una band da tenere d'occhio per il 2013.

Giulio Brusati
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