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19.12.2014

Assunzioni e truffa,
15 gli indagati

Sezione Penale del Tribunale di Verona
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Da una parte le assunzioni dei figli dell'ingegner Luciano Ortolani e dell'avvocato Enrico Toffali a Veronafiere, dall'altra la gestione del personale da parte del dirigente dell'Area Lavori pubblici del Comune di Verona, chiamati a effettuare, durante l'orario di lavoro, alcune prestazioni destinate, per l'accusa, a soddisfare le sue esigenze personali. E pochi giorni prima di Natale i due filoni di inchiesta condotti dal sostituto Valeria Ardito sono giunti al primo stadio, l'avviso di conclusione delle indagini.
Quindici indagati e tre le ipotesi di reato contestate e contenute nell'atto che in questi giorni è in fase di notifica. E si va dall'abuso d'ufficio alla corruzione per atti contrari ai doveri di'ufficio e infine la truffa aggravata ai danni del Comune di Verona.
PARENTOPOLI. Si tratta del filone dell'inchiesta che in febbraio si tradusse per l'ingegner Luciano Ortolani con la sospensione per due mesi dall'incarico. Sotto lente finirono le assunzioni del figlio del dirigente comunale e della figlia dell'assessore Enrico Toffali. Il pm Ardito contesta l'ipotesi di abuso d'ufficio (perchè le società a partecipazione pubblica devono adottare, per le assunzioni, quanto previsto dall'articolo 18 del decreto 112/208 e cioè la massima trasparenza, pubblicità e imparzialità) al dg Giovanni Mantovani, al presidente Ettore Riello e al direttore delle Risorse Umane Diego Valsecchi. Indagati anche l'ingegner Ortolani e il figlio Giorgio (assunto dal 12 aprile 2013) oltre che Enrico Toffali e la figlia Carlotta (per un contratto di sei mesi nel 2013).
LA CORRUZIONE. Rappresenta una costola del capitolo precedente che coinvolge esclusivamente Ortolani e Mantovani. Per l'accusa il dg dell'EnteFiera, in cambio dell'assunzione del figlio del dirigente comunale, avrebbe sollecitato lo svolgimento di una pratica che riguardava l'approvazione di un progetto definitivo di lavori da svolgersi in via Brigata Aosta dove ha una proprietà. Per il pm ciò sarebbe avvenuto dopo l'esproprio e il Comune avrebbe dovuto accollarsi la spesa. Il figlio di Ortolani venne assunto ma gli interventi non furono eseguiti.
FAVORI E INCARICHI. L'ipotesi contestata sempre al dirigente e ad altre 8 persone è la truffa aggravata, ovvero una cinquantina di incarichi affidati ai dipendenti per fare attività che con il loro lavoro non avevano molto a che fare. Così per l'accusa Ortolani tra il marzo e il giugno 2013 chiese ai suoi collaboratori di effettuare, durante l'orario di lavoro, altre prestazioni che però non rientravano tra gli incarichi d'ufficio. Si va dal trasporto di quadri e cavalletti per le mostre dell'ingegnere all'apposizione delle etichette dietro ai dipinti, dalle assenze per andare a ritirare il materiale fotografico alla creazione di dvd e filmati. Poi le trasferte dal concessionario per consegnare la macchina di Ortolani al recupero di materiali dai parenti ai «lavoretti» e alla realizzazione delle locandine della mostra. Tutto in orario di lavoro, attività che per il pm Ardito il dirigente ha richiesto e avallato. Facendo risultare che i dipendenti erano in servizio. A questo si aggiungono le assenze dal posto di lavoro. Mentre figuravano in ufficio.F.M.

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