21 marzo 2019

Speciali

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

Gioventù in corriera

20.01.2009

Autista da battaglia

Giacomino Cajano alla guida di un Fiat Zust nel 1921 per l'impresa di trasporti pubblici Bacca, che serviva la linea Verona-Velo
Giacomino Cajano alla guida di un Fiat Zust nel 1921 per l'impresa di trasporti pubblici Bacca, che serviva la linea Verona-Velo

Giacomino Cajani, prima di essere assunto nel 1921 nell'impresa Bacca di autotrasporti pubblici sulla linea della Valsquaranto, era stato conducente di mezzi militari riservati agli ufficiali superiori che dal comando generale di Schio salivano a ispezionare la prima linea sul Pasubio. Una volta si era salvato per miracolo. Aveva parcheggiato di fronte alla galleria dove era allestita la cucina militare. Una cannonata austriaca lo centrò in pieno: tre ufficiali morirono, altri tre rimasero feriti gravemente. Giacomino, che era già entrato in galleria, se la cavò con una ferita da scheggia a un braccio. Portato all'ospedale di Schio, il medico gli raccontò di aver visitato quello stesso giorno un altro Cajani: era Serafino, suo fratello, pianto per morto perché da sette mesi la famiglia non riceva notizie di lui dal Carso. «Mio padre corse a cercarlo. Lo trovò con entrambe le gambe ferite ma in piedi», racconta oggi il figlio Enzo, «e telegrafò immediatamente a sua mamma Benedetta».
Passò un ventennio e di nuovo Giacomino si trovò a fronteggiare una guerra. Questa volta, nel 1943, tutti i mezzi dell'impresa Bacca vennero requisiti dai tedeschi per il trasporto viveri verso Roma. Giacomino Cajani fu precettato come autista con il titolare Guasco Bacca. Lavoro pericoloso perché costantemente sotto il tiro dell'aviazione alleata. Una volta, sulla strada del ritorno a Roma, ci fu un macello. Giacomino, pur sollecitato dagli amici a lasciar tutto, non volle ascoltare: «Il pullman è la mia vita, non lo lascio». Così, con quell'Isotta Fraschini mitragliata, tornò verso Verona per trovare i pezzi di ricambio. Viaggiò con le taniche di nafta sul tetto, perché era l'unico sistema per garantirsi carburante fino a casa, pur viaggiando sotto una bomba. Durante il viaggio caricò decine di persone e arrivò intero a casa. Quella stessa Isotta Fraschini, riparata, tornò in attività a fine guerra collegando nuovamente Verona con Velo.
La Lancia Artena a sei posti, macchina di lusso con interni in pelle, fece servizio anche a Velo guidata da Giacomino Cajani: portò santi come don Giovanni Calabria, che a Camposilvano aveva la casa estiva per i suoi ragazzi, e il capo partigiano Marozin, condannato a morte dai comandi Cnl, quando aveva il suo quartier generale ad Azzarino. Viaggiava seduto dietro, con due guardie del corpo armate di mitra in piedi sui predellini all'esterno. Chiamò l'autista un paio di volte per i suoi spostamenti, pagando regolarmente. V.Z.

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1