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Sport e campioni

10.11.2009

Quel Ventimaggiosettantatrè «Ho perso un appartamento»

Lino Golin in maglia del Verona Hellas
Lino Golin in maglia del Verona Hellas

Quei cinque gol fecero perdere un appartamento a Lino Golin, ma addirittura un condominio a Nereo Rocco. Stadio Bentegodi, 20 maggio 1973, ultima di campionato: il Verona, placidamente piazzato a metà classifica, ospita il Milan di Rivera e altri campioni a un punto dallo scudetto. Quattro giorni prima gli uomini di Rocco hanno conquistato la Coppa delle coppe a Salonicco. C'è stanchezza, ma essere in testa alla classifica, ad un punto da Juventus e Lazio, basta a caricare lo spirito.
«Arrivai a Verona da milanista. Avevo esordito con la squadra della città, ma negli occhi avevo solo lo scudetto»: sono passati 36 anni ma Lino Golin vive ancora l'angoscia di quel giorno. Rocco non lo mandò in campo, e forse proprio aver assistito impotente dalla panchina rende più crudele il ricordo. In 23' il Verona fa tre gol. La sfida si chiuse sul 5-3 per gli scaligeri e lo 1-2 in contemporanea tra Roma e Juventus fece conquistare lo scudetto ai bianconeri. Mastica ancora amaro, Golin. «Il premio partita mi avrebbe permesso di comprare un appartamento, mentre Rocco aveva già messo gli occhi su un condominio». Lino Golin, classe 1945, era un ragazzotto alto 1,77 nato dove si fa il vino buono, Soave, ed era passato proprio per le giovanili del Verona. Passione di famiglia, la sua, per il pallone: Lino la convideva col fratello Arnaldo. I primi calci li diedero entrambi nelle Frecce Rosse soavesi. Arnaldo si fermò al paese militando nei dilettanti, Lino, sfidando la contrarietà di mamma Elisa e papà Ferruccio, aveva tentato il salto. «Fu una vittoria, quella, perché i miei mi osteggiarono sempre: il calcio era uno sport che faceva consumare troppe scarpe».
Che soddisfazione fu allora la prima partita: il 13 gennaio 1963 a Como il Verona vinse 1-0. «Il mio primo premio partita fu di 80mila lire. Una volta a casa cominciai a camminare per la cucina seminando le banconote sul pavimento. Restarono tutti a bocca aperta, ma con quei soldi mia madre, la mattina dopo, saldò tutti i debiti e si guadagnò rispetto: tutti la guardavano in maniera diversa». In quella stagione Golin gioca sette partite, ma non segna. L'anno dopo è alla Pistoiese e fa sette gol. Torna al Verona, ininterrottamente, tra 1964 e 1967: scende in campo 105 volte e segna 12 gol, sette nel solo 1966, la sua stagione d'oro. Lo vuole il Milan di Rocco: in rossonero l'ala soavese gioca quattro partite e fa un famosissimo gol-non gol nella celebre Roma-Milan del 5 maggio 1968. Gli annali raccontano di una palla finita sull'esterno della rete che l'arbitro trevigiano Possagno invece vede in gol, regalando ai rossoneri il pareggio. Al Milan rimase per sei campionati, intervallati da un'esperienza nel Varese che gli è rimasta nel cuore: «L'avvio del campionato fu contro il Verona. Al 91' segnai il gol della vittoria, ma passata l'adrenalina mi sentii addolorato: il Verona era ed è rimasto sempre nel cuore». Altra parentesi al Monza e poi ancora Milan, per continuare a vivere la parabola massima dei rossoneri che con Rocco portarono a casa campionato, coppa dei campioni, coppa intercontinentale, coppa delle coppe e due coppe Italia. Il Brasileiro, così lo chiamavano, dopo il Ventimaggiosettantatrè approda al Foggia, che lo manda in campo, fino al 1976, anno del ritiro, per 33 volte. P.D.C.

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