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Gigliola Cinquetti

07.04.2009

«Non ho l'età da gare sui prati»

La Cinquetti corre sui prati di Cerro
La Cinquetti corre sui prati di Cerro

È stata cittadina di Cerro Gigliola Cinquetti, prima di trasferirsi stabilmente a Roma, ma l'amore della cantante veronese per la Lessinia non ha età, perché comincia nella sua famiglia quando già i nonni paterni Giovanna e Giuseppe e quelli materni Linda e Achille Torti frequentavano d'estate Roverè e Boscochiesanuova. I genitori di Gigliola, Sara e Luigi, si erano sposati nel 1941 e fu naturale per loro trasferirsi in montagna quando i bombardamenti cominciarono a colpire la città. Abitavano vicino a piazza Isolo, proprio dove quattro bombe d'aereo, l'8 febbraio 1944, verso le 13, centrarono il seminario vescovile causando la morte del rettore e di due inservienti. «I miei erano venuti via da tre giorni», rivela Gigliola, «sfollati provvidenzialmente a Cerro. Anche la nostra casa fu colpita dalle bombe. Restarono solo macerie e una sveglia raccolta fra le travi che conservo ancora oggi, funzionante».
Il primo alloggio dei Cinquetti a Cerro fu una stanza con uso cucina sopra l'osteria Al Pugno, oggi albergo Belvedere. Passarono l'inverno lì, poi si trasferirono a casa di Giulia e Giacomo Zanella, calzolaio «abilissimo a cucire scarponi e a modellare zoccoli in legno, le sgalmare che ho portato anch'io», racconta Gigliola con l'orgoglio di chi conosce le cose semplici, patrimonio dei poveri.
NEL 1946 nacque Rosabianca, la primogenita dei Cinquetti, pittrice e gallerista di fama, e l'anno successivo Gigliola: Cerro, cosi vicino alla città e nello stesso tempo immerso nel verde della Lessinia, che era stato rifugio sicuro negli anni della guerra, diventò la seconda casa dei Cinquetti. Con la costruzione della nuova strada Stallavena-Boscochiesanuova, a cui papà Luigi aveva contribuito come disegnatore della Provincia e direttore tecnico dei lavori, si rinsaldarono i legami con il paese. «Papà conosceva tutti gli operai del cantiere e restando più tempo in Lessinia che nel suo ufficio a Verona acquisì un patrimonio di amicizie e conoscenze». Quando il sindaco Ferdinando Chiampan decise la lottizzazione del Dosso del Bertin, il primo sviluppo edile di Cerro nel dopoguerra, una delle case in vendita nei primi anni Sessanta diventò dei Cinquetti. «Da allora abbiamo smesso di andare in affitto dagli Zanella e poi da Carmela Conti», spiega Gigliola.
I Cinquetti passavano a Cerro i mesi estivi. «Papà», ricotrda Gigliola, «lavorava in città e saliva la sera a dormire al fresco: ricordo che pranzavamo all'aperto con la graspia sul tavolo. Di quelle estati ho ricordi bellissimi, di scorribande infinite nei boschi con Graziella, la figlia di Carmela che ci ospitava: con i cestini e la merenda ci facevamo a piedi fino a Lughezzano per trovare sua sorella maggiore sposata là: l'aiutavamo a rastrellare il fieno e a costruire i pagliai sul prato. Non mi annoiavo per niente perché andavo perfino a scuola di cucito dalla postina del paese. Era una vita libera, con la possibilità di uscire di casa la mattina, tornare per pranzo e poi sparire di nuovo fino a ora di cena: per noi che arrivavamo dalla città era l'idea di libertà che sognavamo. Mi piaceva tanto anche l'inverno. Prima di avere la nostra casa, alloggiavamo all'albergo Croce di Boscochiesanuova, luogo di una civiltà, di una pulizia, di una cucina divine: sento ancora il profumo di quel pollo ai ferri, del camino sempre acceso, della stufa in terracotta che ci preparavano accesa in camera, dopo che tornavamo bagnate dalle sciate. Salivamo per i sentieri a piedi fino a contrada Scala, dove ci battevamo la pista io e mia sorella da sole: tratti brevi ma che a noi sembravano infiniti.
LA VITA DI PAESE era ancora quella contadina degli anni Sessanta con le stalle tra le case in mezzo al paese: «Andavo a prendere il latte appena munto ai Gonzi e lo bevevo dalla casseruola. Ho avuto un'infanzia felice e libera».
Dopo i primi successi canori della giovanissima Gigliola, papà Luigi investì i guadagni in un terreno. Lo tenne un anno, poi pensò di costruirvi l'abitazione per la famiglia, che vi si trasferì stabilmente dal 1969, fino alla morte di Luigi nel 1975, data che segnò il ritorno in città durante l'inverno. «A Cerro stavo bene perché non era cambiato nulla anche dopo il mio successo: ero sempre la figlia dei Cinquetti e a me non badavano più di tanto, anche se eravamo ben visti e rispettati proprio per i rapporti che già in precedenza mio papà aveva con i residenti. Lì ero me stessa, a Verona mi soffocavano: dovevo mandare qualcuno a comprarmi un paio di calze perché ogni volta che mi incontravano per strada si bloccava il traffico. Davvero mi sentivo a casa mia più in Lessinia che a Verona».
Anche ora che ha venduto la casa di Cerro, Gigliola non ha mai smesso frequentare la Lessinia. Quando arriva da Roma va ad alloggiare all'albergo Leso di Valdiporro: «Anche i miei figli ci vengono volentieri; dicono che è il posto più bello al mondo e sono affezionatissimi a queste montagne e ai lunghi trekking a cavallo: vi scoprono una parte di sé e le proprie radici, tanto da volerci tornare ogni estate. Siamo di casa, non siamo turisti e il fatto che questi paesi non siano di moda nel grande giro è per noi un valore aggiunto».

Vittorio Zambaldo

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