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Verona Virtuale

06.07.2017

Rassegna teatrale
a Villa Scopoli:
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GUARDA A SCHERMO INTERO

 

Villa Scopoli si trova a Avesa, in piazza Plebiscito. Oggi è di proprietà della Pia Società don Nicola Mazza e nel passato dei Del Bene, Nogarola, Calabi, Zeiner e Scopoli. In origine era proprietà dei frati camaldolesi e tra i frequentatori della villa c’è il poeta Ippolito Pindemonte che qui scrisse «Le prose e poesie campestri». Uno degli ambienti più singolari della tenuta è, senza dubbio, la peschiera. Superato un portale di ordine tuscanico, incorniciato da due semicolonne che sorreggono un timpano, si entra nella peschiera: un ovoide con una circonferenza di 80 metri. La costruzione della peschiera fu eseguita da Giovanni Del Bene, erede del primo proprietario della villa dopo i camaldolesi: Agostino Del Bene. I lavori sono documentati nel periodo compreso tra il 1629 ed il 1633. Di fronte all’ingresso, sul lato opposto, si trova un complesso di grotte: una grande e due più piccole a pianta circolare. Nell’ambiente più ampio si conserva una conchiglia aperta con due gigli incrociati. È lo stemma fiorentino della famiglia Del Bene, che fu proprietaria della tenuta dal 1598 al 1647. Le acque sfruttate all’interno della villa e, quindi, anche nella peschiera sono prelevate dal torrente Lorì. La collina, invece, era irrigata con l’acqua piovana attraverso un sistema di vasche pensili. Nella tenuta c’è anche un’area dedicata agli orti e forse risalente ai camaldolesi che con molta probabilità avevano organizzato un hortus salutis, dove erano coltivate piante officinali. Sulla collina si trova un belvedere a cui si giunge percorrendo un viale di cipressi.

 

Gli eventi della rassegna:

 

 7/7 Roberto Vandelli  - Rosso profondo di L. Lunari

 

Un uomo politico, nel giorno del suo insediamento, riceve la notizia che gli resta poco da vivere. Decide di dedicarsi all’utopistico ideale del socialismo in cui credeva da ragazzo; il suo “semplice” progetto si scontra con le esigenze di tutti i partiti che, considerandolo un pericolo, decidono di ostacolare a tutti i costi il suo piano…

 

8-9/7 Massimo Totola - Don Giovanni e il dissoluto assoluto di Josè Saramago

 

L’adultero Don Giovanni si libera dal peso delle colpe che una morale perbenista lo voleva veder “ardere fra le pene dell’inferno”. Il suo spirito innocente è circondato da personaggi guitti e squinternati che sembrano di un altro pianeta

 

14/7 Solimano Pontarollo - Enrico V. Conquisterò la Francia! da W. Shakespeare

 

Un tavolo, una sedia, una valigia, lo smartphone. Un uomo, solo, in una stanza, vuota, forse affittata per un giorno: l’ultimo giorno. Vive un senso di inferiorità, inadeguatezza, incapacità. Questa versione ci racconta della decisione di un gesto estremo che trova forza nelle straordinarie parole di Shakespeare e pone un inquietante interrogativo: quanto è davvero possibile combattere la capacità distruttiva di un suicida?

 

15-16/7 G.T.V. Niù - La leggenda di Dino Degani e Rita Rosani  - racconti popolari

 

Il 17 settembre 1944 a Monte Comun, durante una rappresaglia, vengono uccisi i partigiani Rita Rosani, 23 anni, di Trieste, maestra elementare ed ebrea, e Dino Degani, 18 anni, di Negrar. Vengono trovati morti abbracciati e da qui ne nacque la leggenda del loro amore.

 

21/7 Teatro Scientifico Laboratorio - Storie de ‘na ‘olta da un’idea di G. Gianesin

 

Lo spettacolo, liberamente tratto da racconti e ricordi, alterna momenti poetici a musiche e canzoni dal “vivo”. Storie e racconti del passato s’intrecciano in lingua dialettale al vissuto quotidiano offrendo uno spaccato della vita e della campagna veronese degli ultimi settanta/ottant’anni.

 

28/7 Matteo Montaperto - La vecchia patente di mio padre di M. Montaperto

 

Un bambino di sette anni scopre che il padre tiene, nella sua vecchia patente rosa, una fototessera misteriosa. La miniatura ritrae un giovane che apparentemente nulla ha a che fare con lui e la sua famiglia. Fattosi coraggio interpella il padre chiedendogli spiegazioni. Tra battute esilaranti e momenti “seri” rivivrà la storia di uno dei più grandi eroi del Novecento.

 

11/8 Walter Peraro - Amletico barbone da W. Shakespeare

 

Prendere un classico di Shakespeare come “La tragedia di Amleto”, farlo a pezzi, buttare via la storia e poi ricomporlo mettendo le battute in bocca a un barbone, che riflette sulla vita, sulla fatica di esistere e sulla morte. L’uomo da noi rappresentato è un vecchio attore che conosce a tal punto “L’Amleto”, da parlare solo con battute di questo dramma.

 

17/8 Andrea de Manincor - Jago e il suo Re da W. Shakespeare

Due attori, o due chiusi in un sanatorio, ripercorrono alcuni dei testi più famosi della produzione shakespeariana, da Otello a Macbeth, da Riccardo III a Re Lear, in un folle passaggio dall’uno all’altro senza soluzioni di continuità, da cui si trae quasi la certezza che Shakespeare abbia scritto un unico grande ipertesto, in cui Iago è l’emblema della violenza e il Re la vittima predestinata per ragioni di potere.

Marco Cerpelloni
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