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V.V.B. PER LA VITA

21.11.2018

Quel camice
pieno di ricordi

I volontari con un piccolo paziente
I volontari con un piccolo paziente

Gloria è volata via nel 2009, a 11 anni, dopo aver lottato per tre anni contro un tumore. «Una prova così ti cambia la vita», dice la mamma, Mida Udali, di Villafranca, che oggi ha 52 anni. Così tanto che lei ha scelto di diventare volontaria di Ops Clown onlus per il Sorriso «per stare vicino a quei genitori e a quei bambini che oggi passano quello che ho vissuto».

 

Mida ha cominciato il percorso formativo nel 2010 e poi ha scelto di operare all’Oncoematologia pediatrica di Borgo Trento. Lei oggi è «Lampadina». «Non l’ho fatto per “reincontrare“ Gloria», spiega Mida, «ma per avvicinare soprattutto i genitori dei piccoli pazienti, che a volte hanno bisogno di parlare, di sfogarsi. E io li posso capire più di altri. So cosa vuol dire stare dall’altra parte. Quando la mia bambina era ricoverata avevo molto apprezzato le visite dei clown in ospedale. Portavano sorrisi e serenità a tutti. In cuor mio sapevo già che anch’io lo avrei fatto, un giorno o l’altro. E dopo che Gloria se n’è andata ho mantenuto l’impegno che mi ero ripromessa. È un dare senza condizioni. E indietro torna un po’ di gioia, un sorriso che illumina la vita».

 

«Marcolino» è un altro volontario di Ops Clown, un veterano, attivo nell’associazione dal 2005. «Bisogna entrare nelle stanze in punta di piedi, con cautela e rispetto, piano piano, dopo aver chiesto il permesso ai genitori e anche ai piccoli degenti. E capire subito se il bambino o il ragazzo ha voglia di condividere qualche momento con te», spiega Marco Nordera, 59 anni. Lo incontriamo nel reparto di Oncoematologia pediatria all’Ospedale della donna e del bambino a Borgo Trento, dove sta operando con la collega Diana Mesaroli «Guizzo».

 

È sera, e nel reparto al quarto piano dell’Ospedale della donna e del bambino c’è un’atmosfera ovattata, voci smorzate, quasi sussurri. I bambini e gli adolescenti che si trovano qui lottano contro patologie gravi e debilitanti, che richiedono terapie pesanti. Qualcuno non si può nemmeno avvicinare perchè è immunodepresso e ogni contatto con agenti esterni potrebbe essere fatale. La parola d’ordine è cautela, dal lavaggio delle mani, ai camici all’approccio con i giovanissimi pazienti e i loro genitori. «Marcolino» indossa un camice pieno di scarabocchi colorati, nomi, disegni.

 

«Ci sono molto affezionato», spiega, «perchè questi segni sono stati lasciati dai bambini con cui ho giocato e sorriso. E qualcuno di loro non c’è più». E ricorda uno dei suoi incontri più commoventi, quello con un paziente di 14 anni. «Così giovane era devastato da un tumore ai polmoni e ormai non riusciva quasi più a respirare», racconta. «Era destinato a morire soffocato. Così i medici decisero di metterlo in coma farmacologico, per non farlo soffrire. Io ero lì con lui e con i suoi genitori quando venne addormentato. “Mi sento strano dentro“, mi disse, mentre i farmaci gli scendevano in vena.

 

Poi mi fece un gran sorriso e si addormentò sereno. Se ne è andato dopo qualche giorno. E come ho lui, ne ho accompagnati altri tre. Un’esperienza che ti cambia la vita, alla quale però non saprei più rinunciare. E poi ci sono tutti gli altri, che ti raccontano quanto sono bravi, cosa sanno fare. Sono quelli che ti riempiono il cuore di speranza».

 

 - Ops Clown Onlus è una delle cinque associazioni veronesi che beneficiano del progetto di solidarietà di Athesis «VVB»

 

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