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23 settembre 2018

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Una vita in circolo

06.12.2017

Vitalità e accoglienza: il posto
giusto per giovani e famiglie

I pellegrini di Pedemonte sulla scalinata del santuario della Madonna della Corona, sul monte Baldo: un balcone dal quale si ammirano la Lessinia e la Val d’Adige Il parroco don Alessandro Castellani, presidente del Circolo NoiDaniela GalbierGiulia Conati
I pellegrini di Pedemonte sulla scalinata del santuario della Madonna della Corona, sul monte Baldo: un balcone dal quale si ammirano la Lessinia e la Val d’Adige Il parroco don Alessandro Castellani, presidente del Circolo NoiDaniela GalbierGiulia Conati

La struttura del Circolo di Pedemonte è nata negli anni ’60 per volontà di don Oreste. Nei suoi primi anni era affiliato all’Anspi, l’Associazione nazionale San Paolo Italia; dal 2002 il Circolo «Don Bosco» ha aderito all’Associazione Noi. Don Alessandro, il parroco, è anche il presidente del circolo. «Nella nostra diocesi», spiega orgoglioso il sacerdote, «il nostro è un circolo storico, è sorto tra i primi e, da sempre, sostiene l’attività della parrocchia». Non si preoccupa solo di promuovere attività per i ragazzi; vuol essere piuttosto un ambiente adatto alle famiglie,in linea con gli obiettivi dell’Associazione Noi. «Il nostro momento più significativo», continua don Alessandro, «è l’apertura della sala del Circolo alla domenica mattina, dopo la messa, e lì si incontrano bambini, giovani e adulti. Durante la settimana rimane aperto tutti i giorni nel pomeriggio». Il Circolo Noi si occupa prevalentemente del tempo libero e organizza corsi di chitarra, di fotografia, propone uscite culturali oltre che varie gite. Una manifestazione che raccoglie un numeroso pubblico è il «Mundialito», un torneo estivo di calcio che vede la partecipazione di numerose squadre dei paesi limitrofi. Un’altra attività caratteristica è la costruzione del Villaggio del Presepio vivente, che si rinnova ogni due anni: la piazza di Pedemonte viene abilmente trasformata dal lavoro di molti volontari in un caratteristico villaggio, e nei giorni di Natale si anima di personaggi in costume, botteghe, animali, a far da cornice alla scena della natività. I volontari impegnati nella conduzione e gestione del circolo sono una cinquantina. Non ci si deve meravigliare perché i tesserati sono circa 800 su una popolazione di circa 3.500 abitanti. Una adesione massiccia che significa un convinto riconoscimento della sua utilità nella comunità di Pedemonte. «Come parroco», chiarisce don Alessandro, «vedo con estremo favore la presenza di questa associazione. È un elemento di apertura, di vitalità e di accoglienza. Aiuta la parrocchia ad inserirsi sul territorio. Infatti, molti di coloro che vanno a messa frequentano anche il Circolo e viceversa; per coloro che frequentano solo il Circolo è l’unico aggancio con la parrocchia». Il «Noi» è dunque un punto di riferimento per le famiglie, come conferma Daniela Galbier, una delle volontarie che lavorano per il «Don Bosco». «Già da alcuni anni - ne sono passati ormai più di quindici - svolgo il mio servizio di volontariato nel nostro Circolo. Mi occupo non soltanto dell’apertura un pomeriggio alla settimana, quando tocca il mio turno. «Il mio impegno maggiore è quello del riordino e delle pulizie. Mi preoccupo anche di verificare le forniture del punto ristoro. Avendone le possibilità, fin dall’inizio mi ero messa volentieri a disposizione, senza sapere bene a cosa andassi incontro. In effetti si tratta di un impegno piuttosto gravoso: tenere in ordine un ambiente aperto quotidianamente e frequentato da molte persone non è facile. Ma lo faccio volentieri. Mi piace pensare che le persone che arrivano qui possano trovare un posto ordinato e pulito, e proprio per questo anche più accogliente: ormai considero questa quasi come una seconda casa. Capita a volte che, mentre faccio le pulizie quando il circolo è chiuso, passi qualche parrocchiano con il quale condividiamo la familiarità con questo ambiente e ci fermiamo per scambiare due parole o per bere un caffè. «Non mancano le battute e le risate, ma anche la possibilità di condividere quei pesi che a volte la vita ci mette addosso, rendendoli così più leggeri», ricorda Daniela Galbier. «È un ambiente nel quale davvero respiro serenità e affabilità: è quello spazio di vita comunitaria nel quale non ci si sente soli o isolati, ma si trova l’energia per camminare insieme. Per questo non considero un lavoro il mio servizio al circolo, ed è per questo che a distanza di molti anni rinnovo ancora il mio desiderio di esserci». Aggiunge Giulia Conati, un’altra volontaria: «Il Circolo Noi è stato per me fin dall’infanzia un luogo dalla presenza scontata al quale lego molti bei ricordi, un locale dal quale era (ed è) abitudine passare anche senza un vero e proprio motivo, dopo la messa, dopo un’attività in Parrocchia o semplicemente perché ci si trovava nei paraggi». «La decisione di mettermi in gioco e impiegare un po’ del mio tempo e delle mie energie per mantenere vivo il Circolo», ricorda Giulia, «nasce dal desiderio di restituire alla collettività ciò che altri quando ero piccola hanno donato a me: non il solito bar dove la gente entra, consuma e se ne va, ma un luogo dove si ha l’opportunità di fare comunità e di sentirsi sempre bene accetti. È anche scuola di vita perché mi permette di confrontarmi con situazioni diverse da quelle che mi offre il quotidiano, nella continua sfida di conservare e promuovere attività che vanno dall’apertura quotidiana del banco al voler allargare quella che può essere vista come una grande famiglia di soci che condividono il loro stile di vita cristiano.

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