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Una vita in circolo

02.07.2018

Unità pastorale,
la sfida di un
cammino comune

Don Alessandro Pendini
Don Alessandro Pendini

Don Alessandro Pendini è originario di Legnago, dove è nato nel 1961. Ordinato sacerdote nel 1988, regge la comunità di Castagnaro dal 2015. «La nostra parrocchia», afferma il parroco, «ha poco più di tremila abitanti, di cui molti anziani; l’età media, infatti, si sta alzando: abbiamo un numero molto esiguo di nascite mentre si sta elevando il numero dei defunti. Il nostro è un paese di antica tradizione, abbastanza chiuso in sé. Questo potrebbe anche essere un fatto positivo perché si cerca di mantenere le tradizioni. Ma la fatica sta nell’aprirsi all’esterno, al nuovo». È una realtà prevalentemente agricola nel suo tessuto economico, spiega, «e, a differenza di quanto è avvenuto o avviene nei paesi vicini, c’è difficoltà a sviluppare realtà industriali o dell’artigianato. Per cui, al di là di questa realtà agricola, chi vuole cercarsi un lavoro deve spesso spostarsi. C’è una presenza degli extracomunitari e l’accoglienza è faticosa a causa di pregiudizi o di non conoscenza, soprattutto di chi ha una certa età». Che tipo di religiosità ha trovato? «Molto tradizionalista, forse a scapito delle giovani generazioni, che reagiscono non trovando delle forme vicine a loro e forse rischiano di allontanarsi. Infatti, la vita religiosa parrocchiale si manifesta più nella liturgia che non nella carità, più nel culto che non nella vita cristiana». Quanti sono i cosiddetti praticanti? «La media si aggirerà sui 15-20%». Per coloro che non frequentano la chiesa è stata studiata qualche nuova strategia pastorale? «Strategie pastorali innovative, in questo tempo, non le possiamo né vogliamo pensare per il cammino che adesso stiamo facendo verso la costituzione dell’Unità pastorale che, oltre alla nostra parrocchia con la frazione di Menà, includerà Villa Bartolomea con Carpi e Spinimbecco e Villa d’Adige, che è nella diocesi di Verona e nella provincia di Rovigo. Solo in quel contesto potremo pensare come muoverci; ora conviene non rischiare a introdurre “cose nuove” che poi si dovrebbero abbandonare». La missione della parrocchia è l’annuncio della Parola, donde scaturisce l’organizzazione della catechesi. A cominciare da quella dei bambini e dei ragazzi. Come l’avete organizzata? «La catechesi dei bambini è frequentata in massa e anche con entusiasmo, come avviene in molti altri luoghi; alla frequenza, però, non corrisponde la pratica domenicale alla messa. Sappiamo che questo non dipende dai bambini, ma dalle famiglie e dai genitori I bambini delle elementari sono un centinaio, una sessantina quelli delle medie». Avete in parrocchia le strutture adeguate per la catechesi? «Noi abbiamo le nostre aule di catechismo e abbiamo anche un buon gruppo di catechisti dall’esperienza consolidata e provata. Per quanto riguarda la catechesi la diocesi, in questi ultimi anni, ha fatto tante proposte e ha dato tante indicazioni, ma non c’è una modalità unica ed ufficiale... Noi, tuttavia, a Castagnaro abbiamo cercato di creare il maggior coinvolgimento possibile dei genitori a fianco del percorso nel quale sono inseriti i ragazzi». Quando si tiene la catechesi ai bambini? «I ragazzi durante la settimana sono presi dagli impegni scolastici e dalle attività sportive; perciò li possiamo incontrare il sabato pomeriggio. Per gli adolescenti abbiamo proposte di gruppo. Proponiamo incontri e cerchiamo di coinvolgerli non solo in discussioni e dibattiti, ma soprattutto cerchiamo di far loro vivere iniziative pratiche ed esperienze coinvolgenti». Quali sono, don Alessandro, le attività estive che la parrocchia propone ai ragazzi? «In luglio proponiamo tre settimane di Grest. È un’iniziativa parecchio coinvolgente per i ragazzi che lo frequentano ed è un aiuto per le famiglie. Si svolge prevalentemente al pomeriggio, ma ci sono anche uscite di un’intera giornata in piscina. Partecipano 70/80 bambini seguiti da una trentina di animatori. È meravigliosa la dedizione del gruppo degli animatori al servizio dei più piccoli: contemporaneamente rafforzano la propria formazione e personalità». Qual è il ruolo del Circolo Noi nella parrocchia? «È un prezioso strumento di collaborazione con la parrocchia. Il direttivo si dà molto da fare, ma spesso opera in solitudine; nel senso che è difficile coinvolgere nuovi collaboratori e volontari, che servirebbero per incrementare le attività. Tuttavia sento il dovere di ringraziare coloro che, con impegno e sacrificio personale, offrono ai ragazzi e alle famiglie opportunità di incontro e momenti di condivisione culturale e ludica». • G.B.M.

G.B.M.
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