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Una vita in circolo

26.11.2017

«Una presenza che
dona energia vitale al paese»

I bambini di «Noi in gioco» alle cascate di Molina
I bambini di «Noi in gioco» alle cascate di Molina

Il parroco dell'Unità pastorale, che comprende Trevenzuolo, Roncolevà e Fagnano, è don Alberto Antonioli. Ordinato sacerdote nel 1980 ha vissuto le sue esperienze pastorali a Isola della Scala (1980-83), a San Francesco all'Arsenale (1983-95) e a Pastrengo dal 1995 al 2014. Il 28 settembre 2014 è stato chiamato a guidare, insieme a don Felice Scalzotto, l’Unità pastorale.

A Roncolevà risiedono circa 750 abitanti. I praticanti, all'incirca un 35 per cento, sono una bella percentuale considerando che quasi il 30 per cento della popolazione appartiene ad altre confessioni religiose. Sembra che ci si debba preparare ad affrontare tempi impegnativi e svolte pastorali di un certo spessore, spiega il parroco, anche per lo stesso calo dei sacerdoti: soltanto quest'anno sono venuti a mancare 22 preti e ne sono stati ordinati soltanto due di diocesani. In pochi anni il numero dei sacerdoti si è quasi dimezzato.

«Si registra inoltre un certo calo delle presenze in chiesa: si sono ridotte notevolmente le nascite e il fenomeno della forte immigrazione che da noi tocca il 30 per cento acuisce questo fenomeno. Pochissimi i matrimoni religiosi e anche quelli civili. È evidente che si va verso una svolta...», precisa don Alberto. «Siamo consapevoli di vivere in un tempo di rapidi e profondi cambiamenti, che toccano ogni ambito della vita umana - come ricorda spesso Papa Francesco -, non ci troviamo di fronte ad un’epoca di cambiamento, quanto piuttosto ad un vero e proprio “cambiamento d’epoca“ di fronte al quale ci sentiamo impreparati e smarriti».

«Quando la nostra comunità si è trovata di fronte alla decisione del Centro Accoglienza Straordinario che aveva stabilito arrivassero nel nostro paese una quarantina di “immigrati” la reazione istintiva è stata forte e ha toccato punte di una certa fatica/sofferenza accanto a gesti di una bella accoglienza», ricorda il parroco. «Problemi o opportunità che vanno affrontati con razionalità, ponderatezza e carità».

Qual è l'organizzazione della catechesi nell'Unità pastorale. «Nel territorio di Trevenzuolo, Roncolevà e Fagnano risiedono all’incirca 2.700 abitanti. La catechesi in genere si tiene presso le strutture parrocchiali di Trevenzuolo, ricche di spazi molto ampi, e ormai da diversi anni è lì che si tengono i vari corsi di formazione cristiana, i cammini dei pre-adolescenti e degli adolescenti e giovani».

Di volta in volta, a seconda delle iniziative intraprese dagli animatori, «si utilizzano anche gli spazi dei tre Circoli Noi di cui ogni comunità dell’Unità pastorale è fornita. Certo, i numeri dei bambini/ragazzi che progressivamente si riducono e la non sempre facile convivenza fanno si che i problemi non manchino».

Sottolinea don Alberto: «Stiamo avviando un cammino di catechesi che potremmo definire “laboratoriale” dove si punta al coinvolgimento, oltre che dei catechisti, anche dei genitori e degli operatori pastorali competenti nei vari settori: i ministranti, i cantorini e animatori di preghiera domestica (ora e il tempo delle Corone d’Avvento)».

Si fa di tutto «per rendere la messa domenicale una “festa” e speriamo che questo cammino sfoci in un progressivo coinvolgimento di tutta la comunità (genitori che si impegnino a preparare un pranzo aperto a tutti, animatori che facciano giocare i bambini) così che chi ci vede possa riconoscere il sogno di Gesù che si realizza: “...da questo riconosceranno che siete miei discepoli”. E in questo siamo seguiti dall’equipe dell’Ufficio diocesano.

Che significato ha la presenza del Circolo Noi a Roncolevà? «Avere questo Circolo Noi è come avere una scuola in un paese; è come avere il giardiniere che si prende cura del parco; avere il Noi a Roncolevà significa avere una presenza che dona vita, che fa risplendere quello che altrimenti risulterebbe spento, abbandonato, senza luce e senza aria».

Il Circolo Noi «Il Faro» è «energia vitale che vivifica ed è una scuola per le relazioni che aiutano ad essere comunità. E di questo ogni giorno ringrazio il Signore», conclude il parroco.G.B.M.

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