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18 agosto 2018

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Una vita in circolo

04.02.2018

Una Chiesa aperta a
tutti che aiuta e produce idee

Don Giorgio Costa regge la parrocchia di Santa Maria Maggiore dal 2004. Ordinato sacerdote nel 1980 ha svolto il suo ministero sacerdotale ad Albaredo dal 1980 al 1988; in seguito è stato trasferito a San Martino Buon Albergo dove si è fermato tre anni. Dal 1992, per 13 anni, è stato in missione in Brasile: un'esperienza che ha fatto maturare in lui una visione molto più aperta della chiesa e del suo ruolo nella società odierna. Don Giorgio, che pensa della sua parrocchia e della gente di Bussolengo? «La nostra è una parrocchia bella e ridente. Così l’hanno fatta i miei predecessori e la tutta la gente. Nel corso degli anni è stato svolto un lavoro eccellente e i risultati si vedono: siamo una comunità fatta di tanta brava e buona gente. Perciò sono molto ottimista. E cerco di riconoscere il bene dove c’è e di scoprire i segni della presenza di Dio sparsi nella nostra comunità senza alcun intento di proselitismo. «Adeguandoci ad una visione aperta della chiesa presente nella società, anche la nostra catechesi ha assunto una modalità nuova e diversa dalla tradizionale: raggiunge le varie fasce d'età, compresa quella dei ragazzi e degli adolescenti, aiutando le famiglie a riunirsi intorno alla Parola di Dio. Questo è il “lavoro” del Consiglio Pastorale: mettere al centro la Parola di Dio facendo ruotare tutto intorno ad essa». «La nostra parrocchia», continua don Giorgio, «ha la fortuna di avere un Centro sociale parrocchiale all'interno del quale sono stati creati tanti servizi alla comunità e nel quale sono impegnati tanti volontari. Nel Centro vive tutto un mondo formato da gruppi, alcuni dei quali, come gli scout, non sono di diretta emanazione della parrocchia, ma amano inserirsi nello spirito che anima il Centro e vengono ospitati volentieri. Questo centro lo dobbiamo alla lungimiranza di monsignor Guerrino Chiavelli che, negli anni Settanta, volle creare un punto di aggregazione per la gioventù ma anche una mensa per gli operai impegnati nelle fabbriche del calzaturiero. Noi cerchiamo di continuare la sua attenzione profetica». Di fronte al problema dei richiedenti asilo, sottolinea don Giorgio, «abbiamo aperto la mensa e offriamo due pasti alla settimana grazie al lavoro dei volontari. Mai chiudere la porta al alcuno perchè siamo convinti che il bene viene da tutti e perchè il Regno di Dio è molto più ampio di una comunità parrocchiale. Anche la parrocchia e la canonica devono essere sempre aperte a chi ha bisogno: infatti tutte le sere c'è qualcuno che chiede di venire a dormire in canonica. Certo, apriamo le nostre porte, ma con attenzione...». Per quanto riguarda la catechesi come vi muovete? «Noi cerchiamo di non fare “una catechesi” perchè siamo convinti che “la catechesi” è il Vangelo che diventa quotidianità. Abbiamo, piuttosto, un’offerta educativa nelle occasioni importanti per le famiglie; in preparazione al battesimo dei figli facciamo in modo che le famiglie si sentano accolte. Certo curiamo anche i ragazzi. È un mondo molto variegato il loro: ogni annata delle elementari e delle medie è di 70/80 ragazzi, inferiori di numero gli adolescenti e giovani. A tutti siamo vicini proponendo una catechesi esperienziale attraverso uscite, incontri, laboratori, grest e campi scuola. La cresima, per fare un altro esempio, l’abbiamo posticipata per permettere agli adolescenti di partecipare all’esperienza estiva, convinti come siamo che sia un momento di crescita e di formazione». Ci sono poi due momenti forti durante l’anno liturgico, l’Avvento e la Quaresima. «Durante l’Avvento proponiamo un lavoro sulla Bibbia, in Quaresima apriamo la porta al Vangelo. Ma facciamo tutto insieme: noi sacerdoti non vogliamo imporre alcunché. È la parola di Dio che ci apre la porta agli altri: al di là del sacro c’è una vita da scoprire». • G.B.M.

G.B.M.
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