26 marzo 2019

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Una vita in circolo

12.03.2018

Tutto in famiglia:
la fede s’accende
stando insieme

Un selfie per don Luca Zamboni, don Luca Masin e don Pablino
Un selfie per don Luca Zamboni, don Luca Masin e don Pablino

Don Luca Zamboni è nato a Negrar nel 1990. Ordinato sacerdote nel 2016 è stato confermato vicario cooperatore nel suo paese d’origine. Qual è la situazione socio-economica del paese che voi preti percepite e con la quale vi misurate quotidianamente per la vostra missione? «Negli anni a Negrar c’è stato un boom di popolazione; molti si sono stabiliti qui per lavorare, soprattutto grazie all’ospedale. Tanto che c’è un’area chiamata “dei dottori”. È stato coniato addirittura un termine per significare questa crescita: la negrarizzazione. Il paese ha una conformazione molto variegata per tipologie di persone: c’è la “sòca” del paese e la grande quantità di gente che semplicemente è venuta per lavorare all’ospedale. Comunque il paese in se ha, grazie al Sacro Cuore Don Calabria, un continuo giro di persone. È molto vissuto. Si trova in una zona molto bella e ancora molto “paesana” nonostante tutto. C'è ancora il senso della comunità e noi preti lo avvertiamo dalla partecipazione alle celebrazioni; e si percepisce anche dall'organizzazione del paese e dalla presenza molti gruppi di volontariato come la Pro loco, il gruppo che organizza il carnevale, gli alpini... Il segno più emblematico del senso comunitario presente nel paese è il Palio del Recioto. Comunque dal punto di vista economico, mediamente, il paese sta bene. Vino e ospedale sono i due poli che sostengono l'economia del paese». Qual è la proporzione tra residenti e coloro che frequentano la chiesa? «Gli abitanti della parrocchia sono novemila. E stimiamo che i praticanti siano il 15-20 per cento, la media della diocesi». E verso quelli che, una volta, erano considerati e detti «i lontani»? «Noi ci stiamo muovendo, anche con i giovani, in due direzioni: una è sempre quella della preghiera, perché con essa noi cerchiamo di portare anche chi è un po’ distante». In che modo? «In un modo molto concreto: quest’estate abbiamo fatto in piazza una “worship” che è un'adorazione eucaristica animata da una piccola band, con chitarra elettrica batteria. L’abbiamo fatta qui in piazza davanti alla chiesa e quello è stato un modo con il quale, con la preghiera, abbiamo catturato l’attenzione di molti che, passando, si chiedevano cosa stesse succedendo». Che tipo di religiosità ha l’abitante di Negrar? «A noi ha sempre fatto impressione vedere dove sono collocate le Quarantore. Sono nella seconda settimana di settembre, che precede la vendemmia. Da sempre il paese ha voluto mettere questo momento di preghiera prima della raccolta dell’uva. Quando c’è la vendemmia qua non si muove nulla». In questi anni, precisa don Luca, «noi preti stiamo cercando sempre più di mettere l’Eucarestia al centro come motivo dell’essere insieme, cercando di creare il senso della famiglia; per questo abbiamo anche istituito l’adorazione perpetua perché la gente si affezioni sempre più all’Eucarestia. Con i giovani, abbiamo cominciato l’anno scorso, stiamo portando avanti una esperienza nuova che si chiama “Cene Alpha”: sono delle esperienze di nuova evangelizzazione. Si tratta di animatori dai 25-30 anni che invitano nelle proprie case dei loro amici». La catechesi come è organizzata a Negrar? «Noi facciamo il catechismo nelle case; non tanto per sbolognare ad altri quello che potremmo fare noi preti, ma per dare il senso della comunità. Non c’è uno che ti spiega e gli altri imparano; no, è tutta la famiglia che cresce nella fede. Nelle case sono le mamme che fanno le catechiste ai ragazzi, dalla seconda elementare fino alla prima media, in piccoli nuclei di 7-8 ragazzi, massimo 10. Le mamme sono preparate a gestire questi incontri dalle catechiste della vecchia guardia. E la nostra parte di preti è proprio quella di preparare insieme alle catechiste questi incontri. I bambini sono più o meno 40-50 per classe e si incontrano nelle famiglie ogni settimana». Quando ricevono i sacramenti dell’Iniziazione cristiana? «I ragazzi delle elementari fanno la prima confessione in terza elementare e la prima comunione in quarta; i ragazzi della seconda media ricevono la Cresima in febbraio; ma, da ottobre a febbraio, io con un gruppo di animatori di 25-30 anni li preparo alla Cresima e un gruppetto di 17enni adolescenti li preparano all’incontro dei Friends». E gli adolescenti? «Sono adolescenti, per noi, i ragazzi che frequentano le prime tre annate delle superiori; facciamo un incontro tutti i venerdì sera; sono una cinquantina con un gruppo di una quindicina di animatori con i quali cerchiamo di creare un senso di familiarità. Durante l’incontro sono divisi a piccoli tavoli, quindi c’è una situazione tipo bar, una situazione di gioco: alla fine c’è sempre l’annuncio del Vangelo che illumina ciò che hanno fatto prima. Gli incontri sono sempre costruiti non a partire dalle nostre idee ma da un brano del Vangelo; ed è bello perché tutti si appassionano e cominciano a leggere il Vangelo in maniera diversa». I giovani come sono organizzati? «C’è un gruppo che comincia con le cene Alpha, un altro gruppo composto da giovani che fanno da animatori ai Friends. Le cene Alpha sono degli incontri organizzati da sei animatori che invitano nelle proprie case alcuni amici e anche altri che sono un po' più distanti, perché comincia sempre dall’amicizia questa iniziativa. È una proposta che viene dal mondo inglese: si tratta di 12 video molto belli sulla nuova evangelizzazione. Ogni video all’interno ha tre domande e sono le domande da condividere; nella condivisione cresce sempre di più la complicità, la familiarità; l’intento che si raggiunge è che non c’è uno che ti insegna, ma che insieme si cammina nella fede: non abbiamo bisogno di maestri ma di testimoni. Alcuni di loro hanno cominciato a fare gli animatori dopo le cene Alpha; alcuni altri hanno fatto il corso fidanzati. Sono nate tante esperienze molto interessanti: abbiamo un gruppo “giovani e riconciliazione” che aiuta i giovani ad accostarsi alla Confessione». Durante l'estate quali sono le iniziative? «Il Grest lo facciamo tra la metà di giugno e la metà di luglio. Da quest’anno lo faremo tutto il giorno. Sarà un po’ una prova; tanti lo richiedono e perciò andremo incontro a questa esigenza. I ragazzi che lo frequentano si aggirano sui 130-140 con 80-90 animatori. Poi ci sono i campi estivi», spiega don Luca. «Per la prima, seconda e terza elementare, dall’anno scorso, facciamo un campo di 4 giorni. Andiamo a Sega di Ala dove c’è una casa della Turiscoop. Segue il campo per la quarta e quinta; poi prima seconda media; per la terza media e gli adolescenti facciamo un’esperienza di tipo vicariale. La terza media a Fai della Paganella; per gli adolescenti faremo tutto a Camposilvano, in Lessinia». • G.B.M.

G.B.M.
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