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Una vita in circolo

28.05.2018

Si investe sui
bambini coinvolgendo
le famiglie

Il parroco don Paolo Zuccari
Il parroco don Paolo Zuccari

Don Paolo Zuccari, nato a Minerbe nel 1947, è parroco moderatore nella parrocchia di San Pietro Apostolo dal 2003. Nel 2015 è stato riconfermato presidente del Noi Verona. Quando si sente parlare don Paolo del suo paese e della sua parrocchia si nota subito un sentimento di condivisione e di affetto per la sua comunità, che descrive come una bella realtà sociale e religiosa all’interno della quale il clero opera con dedizione e passione. «La nostra parrocchia», spiega don Paolo, «ha circa 10mila abitanti perché non copre tutto il territorio comunale che supera i 15mila abitanti. Dal punto di vista demografico è una realtà piuttosto composita: non per niente abbiamo un 14 per cento di stranieri (prevalentemente rumeni e, a seguire, immigrati dai paesi dell’Africa ecc.), una delle percentuali più alte della provincia di Verona. Noi ce n’accorgiamo quando prendiamo in mano l’elenco dei bambini del catechismo... Mentre fino a 20 anni fa con cinque cognomi coprivamo il 90 per cento degli iscritti, adesso quei cognomi non sono spariti ma quasi... «Anche per quanto riguarda il lavoro, abbiamo un quadro articolato: c’è chi si dedica all’agricoltura, chi fa l’artigiano, altri operano nelle grandi industrie della zona e parecchi sono impegnati nell’attività ricettiva legata al turismo. Numerosi i valeggiani che lavorano all’aeroporto, anche perché gli affitti qui sono un po’ meno cari. Devo dire che ci sono alcune difficoltà occupazionali nel mondo artigianale e industriale. «Si vive abbastanza bene», conclude la breve analisi demografica-sociale, «basta guardare il numero delle banche presenti in paese, che sono una decina». Come valuta la presenza della parrocchia in questo contesto? «È presente un po’ in tutte le realtà, nelle varie situazioni in cui abbiamo l’opportunità di addentrarci. Importantissimi per noi sono i rapporti con le famiglie; basta tener presente che abbiamo un centinaio di bambini per ogni annata. E quindi in occasione delle Prime Confessioni, delle Prime Comunioni e nella preparazione alla Cresima abbiamo la possibilità di incontrare molte famiglie e l’opportunità di stabilire positivi rapporti relazionali». Parla di preparazione alla Confessione, alla Comunione, alla Cresima: il tutto, in una parola, potremmo definirlo la catechesi. Come è organizzata la catechesi qui a Valeggio? «Noi abbiamo un impianto abbastanza tradizionale, offrendo ai ragazzi tre possibili orari di partecipazione: il venerdì pomeriggio, il sabato mattina o il sabato pomeriggio. Facciamo la proposta con una partenza abbastanza tranquilla: incontriamo i bambini della prima primaria una volta al mese; quelli di seconda due volte; dalla terza in su ogni settimana. Abbiamo viaggiato in questi anni con i bienni: prima/seconda (gruppi affidati ai genitori), terza/quarta, quinta/prima media con la preparazione per la Cresima. Dopo la Cresima, in seconda media, offriamo la proposta dei laboratori F, dei Friends: i ragazzi si accorpano in piccoli gruppi aiutati da ragazzi un po’ più grandi; decidono loro il giorno dell’incontro, il luogo (nelle famiglie oppure al Circolo) anche per dare loro un senso del cambiamento. Poi c’è la proposta per gli adolescenti». Continua don Paolo: «Ci sono poi alcuni gruppi di giovani famiglie che organizzano i loro incontri; alcune presiedono i corsi per i fidanzati. Non abbiamo la folla dei fidanzati, come non abbiamo neppure quella dei matrimoni. Ogni anno pero abbiamo ancora una novantina di battesimi; metà sono figli di genitori sposati e gli altri sono conviventi. D’altronde, questo è il trend generale della nostra società». Diecimila sono gli abitanti. E quanti sono i praticanti, che frequentano la messa domenicale? «Fino a qualche tempo fa dicevo che erano il 18-20 per cento, ma in realtà credo che siamo sul 13-15 per cento. Infatti anche i bambini che, al catechismo, sono presenti per il 90 per cento, la domenica, quanto a presenza, lasciano a desiderare. Con una battuta dico: per fortuna che non vengono tutti, altrimenti non sapremmo dove metterli. Da adesso che abbiamo terminato l’attività catechistica fino a settembre, in chiesa ne vediamo pochi. È chiaro che la responsabilità non è tanto dei bambini, quanto piuttosto delle famiglie». Don Paolo, per i cosiddetti lontani avete pensato qualche iniziativa pastorale? «C’è qualche tentativo... Per esempio c’è un gruppo parrocchiale, che si chiama “L’alveare”, che opera su quello che potremmo chiamare il “confine”. Organizza incontri su temi legati al sociale, alla vita politica e ad altri aspetti della vita nel tentativo di raggiungere anche altre persone. Queste attività si fanno in luoghi pubblici in modo che sia anche una proposta laica aperta. «Altro esempio: tempo fa, sostituendo l’ottavario delle 40 ore, abbiamo persino piantato un tendone in località diverse del paese per tentare di incontrare il maggior numero possibile di persone. Però è un campo enormemente aperto. Comunque anche le proposte del Noi si collocano nella zona del “confine”, come portone aperto verso tutti. Sono pochi passi, da allargare anche attraverso una maggiore presenza sul territorio utilizzando di più e meglio i vari mezzi della comunicazione sociale». • G.B.M.

G.B.M.
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