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Una vita in circolo

06.12.2017

Quattro «attenzioni»
per una comunità viva

Fosse, S. Anna, Breonio e Vaggimal all’alba dal Corno d’Aquilio
Fosse, S. Anna, Breonio e Vaggimal all’alba dal Corno d’Aquilio

Non è facile fare il parroco in montagna. Lo sa bene don Dario, nato nel 1975 a Soave e ordinato sacerdote nel 2000. Le sue prime esperienze pastorali le ha avute a Dossobuono e a Ca' di David. Nel 2007 gli è stata affidata l'Unità Pastorale della Lessinia Occidentale. Poichè comprende otto parrocchie, gli sono stati affiancati altri due sacerdoti più anziani, don Giuseppe Formenti, nato nel 1947, e don Giovanni Birtele, del 1948. Il vasto territorio sul quale sono disseminate le otto parrocchie non agevola certo l'impegno pastorale dei tre preti, che ce la mettono tutta per essere presenti dove si manifesta il bisogno, per mantenere vive le tradizioni e per stimolare nuove e aggreganti iniziative. «Se troviamo delle comunità vive nelle nostre parrocchie», riflette don Dario, «dobbiamo ricordare e ringraziare le figure storiche dei sacerdoti che vi hanno lasciato un segno indelebile. Per esempio monsignor Luigi Roncari, che è stato parroco per 40 anni a Sant’Anna; don Domenico Veronesi a Fosse, don Michele Dalle Pezze a Vaggimal e don Ermenegildo Antolini a Breonio». Tradizionalmente nei paesi di montagna il sentimento religioso è più radicato tuttavia, anche qui si è manifestata una certa disaffezione nei confronti della chiesa: dei 3mila abitanti distribuiti nelle otto parrocchie solo un 25 per cento partecipa alle funzioni religiose. Come si spiega questo fenomeno? «Non è presente solo da noi», chiarisce il parroco, «e le cause sono molteplici. Io penso che incidano negativamente sulla vita religiosa delle nostre popolazioni lo stile di vita materialistico, così disordinato e caotico, fatto di molti impegni che si rincorrono l'un l'altro e nel quale i valori sono stati sostituiti dal possesso delle cose. Anche il benessere degli anni passati ha forse contribuito a determinare una certa rilassatezza religiosa. Anche se oggi viviamo la crisi dell'agricoltura e della pietra della Lessinia... «Io li conosco tutti i miei parrocchiani, brave persone, ma noto in loro una certa pigrizia spirituale. È venuta meno la fede forte e sincera dei nonni. Se posso riconoscere un valore vivo e ancora presente, questo riguarda la famiglia. Qui da noi l'istituto familiare tiene ancora. «È molto radicato, per esempio, il rapporto tra nonni, nipoti e famiglia», ricorda. «Un altro aspetto riguarda la demografia: sono molto rari i figli unici e quasi tutte le famiglie hanno due, tre o anche quattro figli. Da noi, ogni anno, nascono 30-35 bambini». La dispersione delle parrocchie su un territorio così vasto crea problemi per l'organizzazione della catechesi? «La nostra catechesi è indirizzata su quattro aspetti fondamentali, che noi chiamiamo “attenzioni”: la famiglia, la comunità, la domenica e i ragazzi. Per i ragazzi proponiamo degli incontri quindicinali della durata di un'ora e mezza il lunedì, il mercoledì e il venerdì pomeriggio. Riguardo alle famiglie: la domenica, una volta al mese, ci troviamo alternativamente nelle varie parrocchie per la messa che coinvolge una classe con i genitori; è una messa per le famiglie che condividono e incentivano la vita cristiana nelle loro case. «Ai genitori», aggiunge don Dario, «i cui figli seguono il percorso dell’iniziazione cristiana, invece, offriamo cinque opportunità d'incontro all'anno per stimolare un cammino a fianco dei loro figli perché siamo convinti che l’esempio valga più di tante parole. Ma non dimentichiamo gli adolescenti che stanno vivendo un momento particolarmente delicato della loro vita. Anche per loro ci sono degli incontri; particolarmente educativo, anche per loro, il servizio che prestano durante il Grest e i campi scuola come animatori». Avete gli ambienti necessari e sufficienti per le vostre attività? «Le nostre strutture sono gli ambienti parrocchiali», precisa don Adami. «A Sant'Anna usiamo il salone (ex teatro), a Ronconi, dove si svolge il Grest, usufruiamo di un salone, di alcune stanze parrocchiali e di un campo di calcio a undici. Ma, come sostengo sempre, che fa la comunità non sono i muri. Le nostre comunità sono vive perché ci sono gruppi coesi che le animano. Abbiamo un Gruppo biblico che approfondisce la Parola di Dio; è molto attivo il Gruppo Missionario, attento ai bisogni delle comunità africane; per andare incontro alle necessità dei bisognosi (rumeni, croati, marocchini e anche alcune famiglie del luogo) lavora lo Sportello della Solidarietà, che distribuisce vestiti e cibo. E, infine, voglio ricordare i tre gruppi di campanari, che invitano alle funzione religiose con il suono delle campane sempre appropriato».

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