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Una vita in circolo

06.12.2017

La forza dei gruppi fa crescere
l’aggregazione e la catechesi

Il parroco don Alberto Carcereri
Il parroco don Alberto Carcereri

La realtà pastorale della parrocchia di San Pio X non si discosta molto da quella delle altre parrocchie cittadine. Ciò vuol dire che la secolarizzazione, sempre più invasiva, e la sempre più diffusa perdita dei valori cristiani, rende il ministero pastorale più difficile che nelle parrocchie di paese, dove ancora permane un senso di comunità e di identità locale. Tuttavia, don Alberto Carcereri, settant'anni compiuti da poco, parroco a San Pio X in via Biondella, non è del tutto pessimista. «Sui 4.700-5.000 residenti all'interno dei confini parrocchiali, i cosiddetti praticanti si aggirano attorno al 10 per cento della popolazione. «La loro religiosità è fondata su una tradizione che definirei “moderna”, legata però ad abitudini e usanze religiose formatesi nel tempo e dure da smuovere. Anche i gruppi parrocchiali sono un po' vecchi e talvolta impermeabili». Le affermazioni di don Albertosono bonariamentecrude, ma se gli si chiede quali sono i gruppi che operano nella parrocchia e che collaborano con lui, non può esimersi dal manifestare una certa soddisfazione. «Io sono stato ordinato prete nel 1973», dice don Alberto, «e posso dire di avere parecchia esperienza pastorale. Prima di arrivare a San Pio X sono stato a San Martino Buon Albergo. Sono qui da nove anni e devo dire che la collaborazione dei laici è buona». Parecchi sono i gruppi parrocchiali: il Gruppo della Liturgia si occupa dell'organizzazione delle letture delle messe domenicali e nei momenti liturgici particolari; i ministri straordinari dell’Eucarestia, che aiutano il celebrante nelle messe particolarmente affollate e portano la comunione agli ammalati e ai sofferenti. C’è un nutrito Gruppo missionario, che raccoglie fondi per le necessità dei religiosi e dei laici che operano in terre lontane. Un gruppo di trenta persone compone l’Unitalsi, che segue gli ammalati e organizza i pellegrinaggi a Lourdes. Il Gruppo Gite (nato nel 1998, quando il parroco era don Amos) che collabora con l’Unitalsi e con il Grest; lavorano bene anche il Gruppo Sposi e il Gruppo Famiglie. Da non dimenticare la San Vincenzo, che aiuta i bisognosi della parrocchia. Il Coro Piccoli e il Coro dei Giovani curano, il primo, il canto della messa domenicale delle 10 e, il secondo, l’animazione canora della messa prefestiva del sabato sera. Durante la messa di sabato 8 ottobre è stato affidato ai volontari ed ai responsabili dei vari gruppi parrocchiali il mandato ad operare all'interno della realtà che li vede coinvolti. «Per quanto riguarda la catechesi», continua don Alberto, «sono disponibili venti catechisti (due sono maschi e le altre sono mamme) che seguono i bambini della scuola primaria e delle medie». I bambini della scuola primaria che, il mercoledì, frequentano la catechesi sono un centinaio mentre i ragazzi delle medie, il lunedì, sono una trentina. Lo spazio che li accoglie si trova sotto la chiesa, dove sono stati ricavati ambienti adatti e anche un salone polifunzionale. «Il catechismo può sembrare molto tradizionale; in realtà», sottolinea il parroco, «è un dinamico e variegato succedersi di iniziative formative per aderire il più possibile alle esigenze dei ragazzi. I sacramenti dell'Iniziazione Cristiana», continua don Alberto, «vengono amministrati in terza elementare (la Prima Confessione), in quarta (la Prima Comunione) e in seconda media (la Cresima). «Oltre agli incontri con i ragazzi», ricorda il sacerdote, «organizziamo sei appuntamenti annuali con i genitori e in quelle occasioni ho modo di incontrare anche molti adulti che altrimenti non avrei modo di vedere». Se la partecipazione dei ragazzi ai loro incontri non crea problemi, molto più complesso è il rapporto con gli adolescenti che stanno vivendo un momento critico ma anche molto interessante della loro vita: sono un bel gruppo e lavorano con le parrocchie di San Marco e San Giuseppe fuori le Mura. «A partire dalla fine delle lezioni», continua don Alberto, «al Campetto si ritrovano più di 200 ragazzi seguiti da un buon gruppo di animatori, del Grest del Borgo, che viene organizzato in unione con le parrocchie di San Marco Evangelista e di San Giuseppe fuori le Mura. «Questa esperienza di lavoro interparrocchiale», sottolinea don Alberto Carcereri, «è il frutto di un cammino iniziato già da qualche anno e vede soprattutto i ragazzi adolescenti essere i primi fautori di una positiva e fattiva collaborazione ed aggregazione, che ci auguriamo possa coinvolgere anche altri gruppi Ogni anno il Grest fa vivere ai ragazzi esperienze di crescita e di divertimento, in un clima sereno e in un ambiente sicuro». «Io sono contento del lavoro svolto dai volontari del Circolo Noi San Pio X», conclude don Alberto. «Il Circolo è una risorsa fondamentale anche per la parrocchia, visto che favorisce l’incontro ed offre un’opportunità per la responsabilizzazione di coloro che vi lavorano. Nel Circolo gira un sacco di gente: e nelle manifestazioni più affollate molti prestano servizio al di là delle appartenenze religiose».

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