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Una vita in circolo

05.03.2018

«Il Noi rende concreto
quel che dice il Vangelo»

Il coparroco don Damiano Fiorio
Divertimento in «piscina» in occasione del GrestTre ragazzi in occasione di un incontro del Gruppo giovaniUn volontario nella cucina del «Bar dei preti»
Il coparroco don Damiano Fiorio Divertimento in «piscina» in occasione del GrestTre ragazzi in occasione di un incontro del Gruppo giovaniUn volontario nella cucina del «Bar dei preti»

Don Damiano Fiorio è nato a Vigasio nel 1979. Ordinato sacerdote il 7 maggio 2005, ha fatto il curato nelle parrocchie di Cristo Risorto di Bussolengo e a Castel d’Azzano. Dal 2010 è stato parroco di Forette di Vigasio e, dal 2013, è a Bovolone come co-parroco. Qual’è la situazione sociale, culturale ed economica del paese all’interno del quale si muove la parrocchia? «Il nostro paese ha avuto uno sviluppo grandissimo con l’artigianato del mobile. Adesso però il settore è un po’ in difficoltà e tanti hanno dovuto chiudere. Ma il paese è una bella realtà con tante possibilità; basti pensare che adesso a Bovolone, lo dico a spanne, ci sono almeno 80 associazioni di volontariato. Dallo sport, al sociale, agli anziani. Ecco, una bella realtà nella quale ci si dà da fare, ci si aiuta. Fra queste associazioni è presente il circolo Noi “Bar dei preti”, realtà legata alla parrocchia, potremmo dire “il braccio secolare della realtà liturgica”. É il luogo per incontrarsi, per stare insieme, per parlare, per mangiare; è un modo per vederci fuori dalla chiesa». Quanti frequentano le messe: «Gli abitanti del Comune sono 16mila: 15mila fanno capo alla nostra parrocchia, un altro migliaio a Villafontana. Coloro che frequentano la chiesa sono circa 3.500, una buona percentuale». In coloro che frequentano che tipo di religiosità ha riscontrato? «C’è un po’ di tutto: dalla signora anziana che vive la religiosità tradizionale a molte famiglie giovani che si impegnano non solo nel sociale ma nell’evangelizzare. Un esempio molto bello: da 35 anni proprio qui a Bovolone il catechismo si fa nelle famiglie, in casa». Ho notato che nelle parrocchie ci sono modalità diverse per l’iniziazione cristiana e la catechesi. Voi come avete impostato il catechismo? «Incontri settimanali per tutti dalla seconda elementare alla seconda media nelle famiglie, dove una catechista settimanalmente apre la sua casa ai 10-12 ragazzini del gruppo. Il gruppo delle catechiste, nel quale sono presenti anche dei papà, frequentano ogni 15 giorni, un percorso di formazione; noi preti facciamo un’introduzione teologica e poi insegnanti di religione della scuola fanno la parte didattica. «La scelta del catechismo nelle famiglie fu fatta dal parroco mons. Renzo Bonetti, e continua ancora oggi come valore aggiunto e anche per necessità. Basti pensare che di solito un’annata vuol dire 110-115 bambini. Passata la seconda media inizia il percorso dei “Friends”, un cammino attivato a Bovolone quindici anni fa con don Alessandro Bonetti». Riguarda gli adolescenti? «I pre-adolescenti della seconda media post-cresima e la terza media», spiega don Damiano. «È un percorso settimanale vissuto assieme agli animatori, solitamente del quinto anno di superiori». E dove si trovano questi ragazzi? «I “Friends” si ritrovano sempre nelle famiglie e qualche volta in parrocchia. Perché comunque i numeri rimangono ancora molto alti; parliamo sempre di almeno 70 ragazzi. Invece, per quanto riguarda le annate degli adolescenti, prima seconda e terza superiore, gli incontri vengono svolti in parrocchia perché ovviamente i numeri si riducono un po’». Cosa chiedete ai giovani? «Di impegnarsi; chi vuole comincia a fare l’ animatore. In quarta superiore fanno un percorso, la “scuola di evangelizzazione per giovani”, e durante l'anno di quinta seguono i ragazzi di terza media». Il coinvolgimento delle famiglie riguarda solo questo aspetto della catechesi? «Le famiglie sono coinvolte, in alcuni casi, nelle “Comunità Famigliari di Evangelizzazione”; la stragrande maggioranza però viene coinvolta negli incontri per il catechismo e poi ci sono famiglie impegnate in percorsi formativi di evangelizzazione che viviamo normalmente nella nostra casa a Giazza». Ci sono tanti gruppi all’interno del paese; ma all’interno della parrocchia quali sono i gruppi oltre al Noi? «Tutti i gruppi sono legati alla pastorale; abbiamo ad esempio cinque cori; abbiamo un gruppo di giovani che, una volta al mese, segue altri giovani diversamente abili, un gruppo per la comunicazione con i “social”, due “band” di giovani una per l’adorazione e una per evangelizzazione di strada. Poi penso al gruppo “Presepio vissuto” nella chiesa di San Giovanni in campagna, dell’VIII secolo. La Piccola Fraternità segue tutta la pastorale della carità. Un altro gruppo che mi viene in mente sono gli accoliti, ministri straordinari della Comunione, una sessantina di uomini». Avete anche un gruppo di chierichetti? «Senz’altro ci sono anche i bambini e ragazzi per il servizio all’altare». Il volontariato è una realtà molto importante nella vostra parrocchia! «Al 90% sta in piedi con il volontariato, come tutte le parrocchie, almeno qui a Verona». Voi naturalmente fate il Grest... «Certo, in estate. Dura 4 settimane, da fine giugno alla terza di luglio, il pomeriggio dalle 14 alle 18.30, con 300 bambini più un centinaio di animatori». Oltre al Grest avete i campi estivi? «Naturalmente, sempre nella casa di Giazza. Un weekend per la terza elementare; una settimana intera invece per la quarta, la quinta, la prima e seconda media. La terza media la lanciamo già con gli adolescenti la settimana dopo aver finito il Grest». E il rapporto tra il Circolo Noi e la parrocchia? «Le due realtà sono praticamente la stessa cosa. Il Circolo è la parte secolare della parrocchia. Quello che diciamo nelle prediche, e cioè di vivere l’amore del Vangelo e l’accoglienza, lo possiamo vivere nella concretezza attraverso il Circolo Noi, negli incontri e nelle attività organizzate. Il Noi è possibilità di rendere concreto quello che di buono e di bene viene detto nel Vangelo». •

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