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Una vita in circolo

03.04.2018

«Il Noi è una soglia:
qui si trova lo
spazio libero»

Il parroco don Andrea Mascalzoni
Il parroco don Andrea Mascalzoni

Don Andrea è originario di Sona, dov'è nato nel 1953. Ordinato sacerdote nel 1977, è stato inviato a Nogara dove, tra l'altro, ha fondato il Circolo Anspi. Un altro Circolo Anspi, il Don Bosco, ha istituito anche a Valeggio dove era stato spostato due anni dopo. In seguito ha svolto il suo ministero a Bovolone, quindi è stato inviato a fare il parroco a Salionze e Oliosi. Prima di reggere la parrocchia di Dossobuono nel 2010, è stato parroco a Mozzecane. Don Andrea, qual è la realtà sociale, culturale ed economica? «Dossobuono era un bel paesino. Oggi la situazione è completamente mutata e non si trova più una casa libera; il nostro territorio è attraversato da ferrovie, complanari e siamo a due passi dalla pista degli aerei. Siamo una frazione di Villafranca, ma una frazione molto popolosa; siamo quasi settemila. Le famiglie che, in questi ultimi anni, sono venute ad abitare qui sono giovani e con loro bambini e ragazzi. La realtà è molto vivace, piena di strutture, di iniziative, di gruppi e associazioni. Da ciò si evince quanto siano necessarie le nostre proposte». Quali sono le caratteristiche dell’azione pastorale? «Noi viviamo in questi tempi e dobbiamo evangelizzare tra tutte le contraddizioni, le risorse e il costante cambiamento. Come hai fatto un programma è già superato, siamo coinvolti in una corsa pazza. Siamo costretti a cambiare continuamente. O al cavallo ci stai in groppa o ti calpesta. Siamo continuamente stimolati; io questa situazione la leggo come un segno dei tempi. Dobbiamo continuare ad aggiornarci, a fare verifiche. I cambiamenti nella pastorale, la riformulazione nella catechesi si possono fare ma non è detto che durino. Giustamente i vescovi, quando hanno fatto il nuovo catechismo, hanno detto che era una proposta “ad experimentum”. E noi, dagli anni ’70, viviamo in una continua sperimentazione, senza avere la pretesa di definire le nostre scelte una volta per tutte. Bisogna, però, essere fedeli al messaggio, ai contenuti e all’uomo: Vangelo e uomo. Questo è il dialogo e dibattito entro il quale ci muoviamo». Che tipo di religiosità ha riscontrato nella parrocchia di Dossobuono? «È composita come frammentata e mobile è la comunità. Gli anziani vivono la loro religiosità, le famiglie giovani la loro. La frequenza alla messa domenicale è normale e si aggira sul 20%. Comunque ripeto che tutto è in movimento, è in movimento precario. Dobbiamo rendere ragione della nostra fede qui, ora, in questo momento». «Colgo l'occasione per dire due parole che possono riguardare il Noi, in generale. Per me il Circolo è la soglia di quelli che escono dal catechismo o da una celebrazione; qui, sulla soglia, trovano un ambiente dove giocare, uno spazio libero che deve essere giocato. Questa è la funzione del cortile, che è soglia anche per quelli che la vivono bene. Anche se uno non è venuto alla celebrazione o al catechismo e vede colore e movimento nel cortile si chiede: come mai sono contenti? Perché riempiamo di contenuti il tempo libero. Ecco il perché del nostro investimento sul tempo libero». Aggiunge don Andrea: «Penso, come parroco, che l’annuncio del Vangelo sia bello e difficile, però se il tempo libero lo vivo come festa, come momento di condivisione e fraternità... Ecco perché noi organizziamo le gite, le escursioni, i tornei, le partite. Perché nelle partite dell’oratorio non si vince mai? Perché la nostra scelta non è vincere la coppa. Noi prendiamo la coppa se si riempiono i nostri giochi e le diavolerie che inventiamo, se i ragazzi vanno a casa contenti». Per i cosiddetti «lontani» avete studiato qualche strategia dell'annuncio? «Torna sempre il discorso della soglia. Qui ci si attrezza come gruppo, come comunità per accogliere e cercare con linguaggi diversi la relazione con qualcuno al quale possiamo annunciare il Vangelo». Come avete organizzato la catechesi? «Accenno alcuni aspetti. La catechesi ha bisogno di celebrazione e ha bisogno di famiglia... Abbiamo capito che bisogna investire tutto sulla famiglia. Questa è stata la nostra rivoluzione: noi ogni anno formiamo un gruppo di genitori attraverso i catechisti, che svolgono il ruolo di supervisori. I genitori devono essere attrezzati per svolgere il loro ruolo: ma non devono essere lasciati soli; quindi la comunità non li deve abbandonare. E i genitori, ogni anno, rivivono anche in piccole comunità, il loro ruolo di educatori e formatori alla fede». Quali le attività estive svolgete nella vostra parrocchia? «In luglio organizziamo il Grest di quattro settimane. Lo frequentano 140 bambini con almeno 12 adulti coadiuvati da 30 aiuti animatori. Al mattino, per quelli che lo desiderano, offriamo il “Grestudiamo” durante il quale i ragazzi sono seguiti da professionisti. C'è poi il pranzo che viene dalle cucine della scuola materna. Al pomeriggio i ragazzi del Grestudiamo si uniscono al gruppo del Grest. Per i campi scuola alcuni si aggregano alle iniziative di altre parrocchie, mentre agli adolescenti offriamo possibilità organizzate dalle parrocchie dell'Unità Pastorale (Alpo, Rizza, Caluri, Povegliano e Dossobuono). Alle famiglie offriamo una settimana al mare in un hotel in affitto. E altre possibilità, per riempire il tempo libero, come alcune uscite in canoa sul lago di Garda». • G.B.M.

G.B.M.
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