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Una vita in circolo

07.05.2018

Don Franco: la missione
è coinvolgere le famiglie

Il parroco don Franco Bontempo è a Bonferraro dal 2014Un gruppo all’interno della chiesa di corso San Gaetano a Pampuro
Il parroco don Franco Bontempo è a Bonferraro dal 2014Un gruppo all’interno della chiesa di corso San Gaetano a Pampuro

Don Franco Bontempo è parroco a Bonferraro dall’ottobre del 2014. Nato a Verona nel 1947, è stato ordinato sacerdote nel 1975; subito fu destinato alla parrocchia di Gesù Divino Lavoratore (1975-1977) e a quella di Santo Stefano (1977-80). I quattro anni successivi li ha trascorsi come curato a Lazise (1980-84) ed altri sette a Lonato (Brescia). Nel 1991 fu nominato parroco di Cerna e, dal 1995 al 2003, guidò Unità pastorale comprendente le parrocchie di Breonio, Cerna, Fosse, Giare, Molina, Ronconi, Sant’Anna d’Alfaedo e Vaggimal). In seguito, sempre in qualità di parroco, fu trasferito a Fagnano, Roncolevà e Trevenzuolo fino al 2014. Da allora regge le comunità di Bonferraro e Pampuro. Che tipo di paese è Bonferraro? «É difficile farne un quadro esauriente anche perché è un paese piccolo (1.500-1.700 abitanti). È vero che ci sono anche degli stranieri ma, oltre a non aumentarne troppo il numero, non creano problemi di convivenza. Dal punto di vista economico non si sta male: ci sono insediamenti industriali che danno lavoro ai residenti e anche a personale dei paesi vicini. Comunque, anche da noi come dappertutto, riscontriamo alcune difficoltà economiche. È un paese abbastanza calmo. La popolazione si fa fatica a tirarla fuori... E mi riferisco alla situazione parrocchiale: la gente fa anche delle proposte, ma quando si tratta di mettersi all’opera, nicchiano». La pratica religiosa è buona? «Arriveremo ai 200-250 i praticanti...». Che tipo di religiosità riscontra tra i fedeli? «C’è chi vive la religiosità tradizionale e chi si sveglia un po’ fuori. Mi sembra che ci sia un rinnovamento, almeno in quelli che frequentano regolarmente». E l’annuncio, la catechesi come è organizzata? «Da noi la catechesi si svolge ancora nel modo classico, tradizionale anche perché abbiamo una difficoltà a trovare le catechiste. Esiste un certo timore a prendersi la responsabilità nell’annunciare il vangelo. Per ovviare a questo abbiamo cominciato a riunirci tra alcune parrocchie per organizzare la formazione delle catechiste. Stiamo imparando; anch’io, come prete, sto imparando. «Sì, abbiamo delle aule e il catechismo lo dividiamo su due giornate, il lunedì e il mercoledì, cercando di non accavallare gli impegni sportivi dei ragazzi o altri compiti. I ragazzi del catechismo, elementari e medie, sono circa un’ottantina. Mentre i sacramenti dell’iniziazione cristiana (Confessione e Comunione) li amministriamo in terza e quanta elementare. La Cresima, invece, la amministriamo nei primi mesi della prima superiore. Ho trovato questa impostazione e l’abbiamo mantenuta». Come giudica la frequenza al catechismo? «La frequenza dei bambini delle elementari è quasi totale; lascia un po’ a desiderare quella dei ragazzi delle medie, perché hanno molti altri impegni. Con gli adolescenti si fa molta più fatica, anche se qualcosa si sta muovendo. Proponiamo un incontro settimanale alla sera ma, dal momento che frequentano la scuola fuori dal paese, rileviamo una certa difficoltà». Durante l’estate quali iniziative proponete? «Non siamo in grado di organizzare, con le nostre sole forze, il classico Grest o i campi estivi e siamo costretti ad aggregarci alle altre parrocchie vicine. Poiché il Comune organizza dei momenti aggregativi, noi mettiamo a disposizione i nostri spazi. Quest’anno ci hanno chiesto il campo sportivo e noi lo daremo sicuramente. Non è un campo sportivo regolamentare però... Abbiamo messo delle reti alte, in modo da poter giocare senza che il pallone finisca sulla strada». Come giudica la presenza del Circolo Noi nella parrocchia? «La giudico molto positiva. Il presidente, formalmente, sono io, però ogni iniziativa è concordata con il direttivo. C’è una sintonia di intenti tra noi, e il consiglio è molto affiatato e si dà da fare. Questo è l’elogio che si meritano tutti i membri del direttivo. Tuttavia la partecipazione della popolazione non sempre dimostra interesse». • G.B.M.

G.B.M.
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